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Valvolare Records

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Inviato da fabrizio 23 Feb 2009 - 23:49

Se, da un punto di vista delle opportunità e delle occasioni, il vivere in una grande città o nelle sue immediate vicinanze comporta innumerevoli vantaggi, spesso determina anche una minore spinta all'agire, proprio per l'enorme mole di eventi e realtà da cui si è circondati.




Al contrario, il vivere al di fuori dei grandi circuiti impone la necessità di crearsi in prima persona le occasioni e pertanto di plasmare (meglio, tentare di plasmare) la realtà locale secondo le proprie aspirazioni, soprattutto oggi che internet facilita lo scambio e la circolazione di idee al di fuori dei confini geografici e delle distanze fisiche. Ovviamente, esiste sempre la possibilità di spostarsi saltuariamente o definitivamente, così come è possibile accettare quello che passa il convento, ma è decisamente più appagante e eccitante cimentarsi nella sfida improba di far nascere una fiorente realtà laddove meno ci si aspetta di vederla apparire. A questo riguardo, uno dei casi più recenti, ma anche più interessanti, è rappresentato dalla Valvolare Records, label con base a Jesi che negli ultimi tempi ha raccolto recensioni e giudizi positivi, sia sulla carta stampata sia in rete: i motivi alla base di tale responso sono facilmente intuibili, soprattutto qualora si consideri l'elevato tasso di originalità e di personalità presenti all'interno delle uscite targate Valvolare Records. Proprio questa voglia di osare (e di forzare i sonnolenti confini della propria città) ha permesso alla label di imporsi all'attenzione di chi quotidianamente viene sommerso da lavori spesso pigri, se non proprio stereotipati, così da rappresentare una boccata di aria fresca all'interno di un panorama sempre più massificato e di conseguenza prevedibile.
È ancora presto per stabilire quanto un simile atteggiamento riuscirà a far breccia anche nel cuore degli ascoltatori, ma resta dovere - e piacere - primario di un sito come Audiodrome il segnalare ai propri lettori una realtà di cui non si può che condividere l'approccio e apprezzare l'attitudine. Vediamo cosa hanno da dirci i ragazzi della Valvolare Records.

Jesi non appare certo come una delle città più in vista nella cartografia musicale italiana, eppure ultimamente ha dato vita a molte realtà interessanti, ha due centri sociali che organizzano concerti, insomma, sembra davvero possedere una scena effervescente e vitale. Almeno questa è l'impressione che si ha dall'esterno, cosa ne pensa chi la vive in prima persona?

Nicola: Siamo d’accordo con te, benché molti jesini alla stessa domanda risponderebbero il contrario esatto (la proposta di cui parli è troppo “alternativa” per la maggioranza)! È da qualche anno che la scena underground è in fermento, da quando cioè BloodySound, etichetta nostra amica, è partita prima come fanzine e strumento informativo/promozionale della scena sul territorio e poi con l’organizzazione di concerti, sfruttando spesso gli spazi del TNT (storico centro sociale jesino).

Bhava


Come si inserisce Valvolare all'interno di questo contesto e come è nata l'idea di avviare una label?

Abbiamo fondato l’associazione nel maggio 2005, con (allora) l’unico scopo di creare e gestire una sala prove pubblica per i gruppi della zona dove si potesse far musica a basso costo. Ironia della sorte è che tutti i membri fondatori di Valvolare avessero già delle sala prove con i propri gruppi di appartenenza, però vuoi perché siamo parecchio legati alla nostra cittadina (l’idea che altre città anche meno popolose e, magari, con una tradizione musicale meno forte l’avessero, proprio non ci andava giù), vuoi perché era già da un paio di anni che avevamo intrapreso un percorso di sensibilizzazione nei confronti dell’Amministrazione Comunale riguardo questa esigenza anche tramite petizione e raccolta firme, alla fine siamo riusciti a realizzare il nostro intento. Da lì all’avviare un’etichetta indipendente sono trascorsi un paio di anni. Verso la fine del 2007, infatti, si sono verificate delle situazioni propizie che ci hanno spinto a fare “di necessità virtù”: i gruppi di cui fanno parte i membri del direttivo dell’associazione, infatti, avevano tutti registrato un disco o erano in procinto di farlo (Butcher Mind Collapse e Lleroy da Giulio Favero nell’autunno 2007, Lebowski, Guinea Pig e Jesus Franco & The Drogas in programma nel 2008) ed avevano comunque l’esigenza di trovare una label. Inoltre, anche alla luce di quello che stava accadendo intorno a noi nella zona, vedi l’esperienza di BloodySound in primis, ed altre realtà affini poi, che aveva portato ad una presa di coscienza nel circuito underground locale dell’effettivo valore di svariate proposte.

Che tipo di rapporto lega Valvolare al territorio in cui opera? Possiamo parlare di una precisa scelta nel produrre gruppi legati alla vostra realtà geografica o, al contrario, pensate di allargare il raggio di azione con il passare del tempo?

Siamo molto legati al nostro territorio. In questo ci differenziamo dal pensiero dominante dello jesino medio, quel “da noi non c’è mai un cazzo” che prova a nascondere l’ignavia e la superficialità di molti. Noi, invece, siamo dell’idea che se una cosa ti sta veramente a cuore e la vuoi ottenere, allora devi essere il primo a sbatterti per realizzarla trovando i mezzi per riuscirci. Puoi chiamarla quasi posizione “politica”, oppure semplicemente filosofia “Do It Yourself”, come preferisci. In quest’ottica si inquadra il nostro lavoro di valorizzazione delle realtà più interessanti del territorio. Così come oggi, credo che anche in futuro i gruppi della zona saranno quelli che catalizzeranno maggiormente la nostra attenzione di etichetta, anche se non vogliamo fossilizzarci. Già nei prossimi mesi, infatti, abbiamo intenzione di allargare gli orizzonti, sia per far in modo che tutta l’attività non si riduca a qualcosa di troppo autoreferenziale, sia per dare la possibilità alle band di avere un confronto sempre più quotidiano con altre di fuori, sia anche per dare all’etichetta una visibilità maggiore all’interno del panorama italiano.

Chi è coinvolto in Valvolare e come vi dividete i compiti?

Butcher Mind CollapseSiamo in sei, quindi già un buon numero, ma stiamo cercando altri collaboratori (soprattutto uomini di fatica!), visto che, col passare del tempo, le cose da portare avanti si sono moltiplicate e diventa sempre più difficile gestirle contemporaneamente. Io (Nicola) mi occupo di un po’ tutto, dalla programmazione dei concerti, alla promozione e, specialmente, degli aggiornamenti del MySpace e della nostra newsletter. Matteo è il referente della sala prove (tutte le prenotazioni passano da lui) e dei nostri rapporti con l’amministrazione comunale; Riccardo si occupa della programmazione, dei titoli delle nostre rassegne (eheh!) e spesso della logistica degli eventi, con Francesco (il nostro uomo S.I.A.E.), Claudio (il barista) e Marco (fucktotum). Da un paio di mesi a questa parte, inoltre, abbiamo coinvolto anche altri ragazzi per iniziare ad avviare una mini agenzia booking al servizio dei nostri gruppi.

Cosa deve avere un gruppo per attirare la vostra attenzione, quali le qualità principali che vi fanno innamorare di un disco e vi spingono a produrlo?

Mah, guarda, al di là di un genere preciso (metti un po’ d’accordo sei teste diverse…), innanzi tutto ci deve essere una propensione a un certo tipo di sonorità non proprio modaiola (eheh!) ed assolutamente la sincerità della proposta! Non ci piacciono per niente gli atteggiamenti da fighetti insomma, l’aspetto umano è molto importante, visto che quello che si fa è per pura passione e starci a sbattere per degli stronzi onestamente non vale proprio la pena!

Presentiamo un attimo i lavori usciti finora, chi, cosa, perché...

BUTCHER MIND COLLAPSE – “Sick Sex And Meat Disasters In A Wasted Psychic Land”
La grottesca tragicommedia di un’umanità sull’orlo del baratro: noise? post-punk? no wave? Definizioni che si addicono alla musica del quartetto jesino, ma in fondo pur sempre etichette sotto cui si celano gli archetipi ancestrali del blues e del rock’n’roll. Ma non aspettatevi nulla di tutto ciò. 

LLEROY – “Juice Of Bimbo”
Vi piacciono le montagne russe e tutto quello che toglie il respiro? Avete amato Helmet, Melvins, Prong e Unsane? Questo è il disco che fa per voi! Violenti, truculenti, eccessivi, strabordanti, taglienti. Questo ciò che viene in mente ascoltando i Lleroy, che, pur saldamente ancorati alla tradizione del genere, sembrano ancora capaci di dire qualcosa di nuovo in un discorso troppo spesso considerato già chiuso.

JESUS FRANCO & THE DROGAS – “Get Free Or Die Tryin’”
Puro power-garage-punk-rock&roll! Un disco che non si prende troppo sul serio, ma stupisce per la varietà, l'intelligenza e la ricercatezza degli arrangiamenti. Pur uscendo raramente dai dettami del genere, evitano i cliché che contraddistinguono spesso queste uscite. Impossibile restar fermi ascoltando i Jesus Franco & The Drogas.

LEBOWSKI – The Best Love Songs Of The Love For The Songs And The Best”
Quattro sbandati, di cui uno molto vecchio. Lebowski va dall'indie al pop via punk senza mai prendersi sul serio... o forse sì, chi lo sa. È un contenitore di storie di ordinaria demenza quotidiana, di nascita e morte, d’improbabili ultimi desideri, prima che il male ci distrugga. Lebowski parla di ciò che vuole e sente con estremo surrealismo e studiata superficialità. Lebowski è un cesto di droga. Lebowski è il suono che produceva l'uomo bionico quando si scopava la donna bionica e concepivano un bambino bionico di nome ST-N-N-N al modico prezzo di un milione di dollari. Lebowski è Clint Eastwood che gioca con una pistola ad acqua. Lebowski nasce, cresce, si riproduce e poi morirete voi. Lebowski vince contro il male. Lebowski è RiccardoRiccardoMarcoSimone, perfettamente imperfetti!

OGINOKNAUS – “Nuclear Cunt”
Siamo in un terreno dove il rock’n’roll e il garage la fanno da padrone, il tutto condito da inserzioni del new-rock di fine millennio, da cadenze stanche degne del post-rock più melodico e da sbronze micidiali di quelle che ti rendono un uomo vero. 

Lebowski


È possibile parlare di un suono Valvolare? Siete interessati a rendervi riconoscibili anche attraverso il tipo di sonorità trattate o vi sta maggiormente a cuore differenziare le uscite per privilegiare una discografia eterogenea?

Mah, ad essere sincero non parlerei di un vero e proprio suono Valvolare… non andiamo a cercare necessariamente solo un certo tipo di sonorità, anzi, siamo abbastanza aperti sui generi trattati, però senza una vera e propria pianificazione. Se un gruppo ci piace, per la musica prima di tutto, e per il carattere e l’attitudine, allora possiamo andarci d’accordo e, in qualsiasi momento, potrebbe nascere una collaborazione… In questo è naturale che si prenda come punto di partenza le formazioni del nostro territorio visto il contatto diretto… Comunque direi che la il lato che più ci affascina in una band è quello dell'originalità. Sia chiaro, non andiamo in cerca di nuovi Syd Barrett, però la personalità è sicuramente una prerogativa che cerchiamo in un gruppo e che, secondo il nostro modesto parere, ogni band che abbiamo prodotto ha. Vedi, la nostra scena è interessante proprio perché ogni band che la costituisce ha una storia a sé, ha una sua attitudine, ha un suo modo di reinterpretare il/i  genere/i da cui parte. Non ci piacciono le situazioni dove ogni gruppo sembra la fotocopia dell'altro.

Quanti sacrifici (soldi, tempo, impegno) comporta mandare avanti una label indipendente oggi e che tipo di riscontri è ragionevole aspettarsi da un mercato sempre più asfittico?

L’impegno è grande, è vero, anche perché poi va gestito contemporaneamente alle nostre attività lavorative quotidiane (… spesso e volentieri anche durante e, quasi, al posto di quelle…) e puoi immaginare l’incasinamento. Come dicevamo prima, poi, lo facciamo per pura passione, senza aspettarci niente in cambio se non una grande soddisfazione e, al massimo, un qualche “beneficio” per i gruppi di cui facciamo parte in termini di contatti e promozione. In fin dei conti, i riscontri che cerchiamo ora non sono tanto nelle vendite dei cd (che comunque rifinanzierebbero altri progetti), ma soprattutto nella critica, e non solo degli addetti ai lavori, possibilmente. Oggi anche chi ha a disposizione grandi mezzi economici per farsi promozione non vende dischi come prima, figuriamoci una realtà piccolissima come la nostra…

Nonostante la label sia attiva da poco tempo, sembra che le uscite stiano riscuotendo ottimi consensi un po' ovunque sui media. Vi aspettavate una simile risposta e quanto conta oggi avere una buona visibilità sulla stampa e in rete?

Non ce l’aspettavamo assolutamente in questi termini! Di sicuro ci speravamo! E se “inter nos” già lo sapevamo che i gruppi di Jesi e dintorni hanno un certo spessore, trovare dei riscontri anche da voci esterne non ha fatto altro che accrescere la nostra autostima e determinazione.

Veniamo al problema download, alcuni sostengono che per una piccola label l'avere i propri dischi in rete comporti più un vantaggio in termini di visibilità che non un danno. Del resto, ciò rischia anche di diminuire le vendite e quindi anche la fonte primaria di finanziamento. Qual'è il vostro punto di vista sull'argomento?

Sono d’accordo che sia un vantaggio per i più piccoli come noi. I download possono veicolare una diffusione esponenzialmente maggiore della musica di un gruppo e, quindi, offrire maggiori chance per fare dei concerti in giro, che secondo noi è il miglior metodo per promuoversi.

Più in generale, che tipo di futuro possiamo aspettarci per la discografia e il concetto stesso di musica come bene materiale?

Jesus Franco & The DrogasDirei nessuno... no future for uuu... ci sono due fattori che stanno un po' “distorcendo” la musica.
Il primo è il web (attenti a non fraintendere). Sia ben chiaro, anche io scarico musica da internet, non voglio fare il “metallica finto paladino della giustizia” dell'occasione, dato che non credo alla favola che il gruppo se non vende dischi non mangia… in fondo i gruppi che piacciono a me non hanno mai venduto un cazzo e quelli più famosi i soldi li hanno già fatti da un pezzo. Il web, quindi, dovrebbe essere inteso come uno strumento che permetta ai meno conosciuti (i meno pompati dalla stampa, ma non per questo meno interessanti!) di farsi conoscere in maniera economica. Si è perso completamente il concetto dell'andarsi a procurare, a cercare, a scovare l'artista che una persona vorrebbe ascoltare. Quando sento parlare alcuni miei amici “più grandi”, i reduci dall'era del vinile, quelli che il punk, la new wave (o anche mio zio che ascoltava Mina) etc etc li hanno veramente vissuti, certe volte mi sento una merda. Loro magari aspettavano mesi per avere un disco, magari solo un singolo, e noi oggi lo possiamo avere subito: questo ci ha fatto dimenticare quanto è importante quello che abbiamo tra le mani e quello che ci sta entrando in testa passando per le orecchie! Sembra una cosa stupida… magari lo è, ma la vedo così.
L'altro aspetto, invece, è l'avvento della cosidetta musica-indie-pettinata-del-cazzo. Oggi sono considerati paladini del rock alternativo gente come, che ne so, Arctic Monkeys, Interpol, Strokes, oppure Bloc Party e Virgin Radio friends... insomma è una corsa dal parrucchiere/estetista più che un creare musica! Il sentimento buono o cattivo, pacifico o violento, asciutto o sudato, è venuto completamente a mancare, e senza quello non si va avanti, almeno per come interpreto la musica io.
Dici bene tu, la musica è un bene materiale, nel senso che spesso e volentieri si tramuta in soldi, però non voglio essere cosi negativo: ci sono tante altre realtà come la nostra o anche più grandi che cercano come noi di portare avanti un idea, e, bella o brutta che sia, è un idea, un credo... quindi avanti così!

Se dovessimo citare alcune label che hanno in qualche modo influenzato la Valvolare, quali nomi apparirebbero nella lista e perché?

Beh, per quel che riguarda l’underground della nostra zona sicuramente Bloodysound. È stata la scintilla che ha elettrificato tutta la scena underground anconetana, quando prima era solo una tabula rasa! La fanzine prima, i concerti, le produzioni dopo, hanno dato il la a quel processo evolutivo che stiamo ancora attraversando e che speriamo mai si arresterà!
In generale, per l’Italia il C.P.I. (Consorzio Produttori Indipendenti), non esclusivamente per i gruppi che produceva, ma come idea del collettivo che la portava avanti in nome di una autoproduzione svincolata dalle logiche di mercato, ma con la professionalità di una major. Sicuramente la prima (e forse l’unica) a piazzare un gruppo al primo posto in classifica in Italia (C.S.I.), evento storico! Al di la di questo, comunque, un aspetto molto affascinante era il suo modo di operare, con la personale fanzine (Il Maciste) gratuita che poteva essere richiesta direttamente a casa, i tour organizzati con più gruppi della stessa label insieme… insomma una vera e propria D.I.Y. Family!
Tra le label estere potremmo citare l’Elektra...! Direi piuttosto che ognuno di noi ha le proprie preferenze, a partire dalla Touch’n’go, Sub-Pop, Anphetamine/Reptile, In The Red, fino alla folle Skin Graft.

E a livello di gruppi/generi, cosa si ascolta in Valvolare e cosa vi ha maggiormente influenzati nel corso degli anni come ascoltatori?

Parecchie robe! A partire dai classicissimi (Rolling Stones, Velvet Underground, Led Zeppelin, Black Sabbath…) fino ai gruppi più depravati e deviati degli ultimi anni (Melt Banana, Brainiac, Arab on Radar, Zu…). Qualcuno di noi è più spostato su un ambito più psichedelico, altri sul punk, altri sull’hard rock… insomma, un po’ di tutto quello che è il rock, dalle origini alle sue forme più evolute (o devo-lute!). Sicuramente un ambito che non ci interessa è quello del metal in senso stretto, anche se alcuni di noi vantano un passato da adepti (Claudio ancora un presente!), e quello dance, nonostante certe cose anni ’80 siano strafighe!

Lleroy


Esiste ancora una scena indipendente in Italia? Che tipo di rapporto vi lega alle altre realtà con cui avete coprodotto i lavori e con cui interagite?

Beh, direi proprio di sì! Ammetto che la stiamo pian piano scoprendo anche noi, a forza di concerti in giro con i nostri gruppi e festival dove invitiamo ospiti da fuori. È fantastico andare in giro e ritrovare persone che condividono con te certe visioni delle cose e la stessa passione! È molto interessante quando poi si fanno “scambi culturali” con il materiale degli altri (baratto cd, scambi di gruppi per concerti).

Progetti futuri? Quali uscite sono in cantiere per l'inizio del 2009?

Innanzi tutto i Bhava a marzo, poi ad aprile i Guinea Pig, al loro secondo album dopo il debutto su Psychotica Records del 2004, e successivamente (aprile) i tarantini Microwave With Marge. Dopo questa prima tornata di uscite abbiamo deciso di prendere alcuni mesi di tempo per tirare un momento il fiato e valorizzare al massimo il materiale appena pubblicato durante il nostro primo anno di vita. In fondo, oltre all’attività dell’etichetta, siamo costantemente impegnati dall’inizio del 2008 anche sul fronte dell’organizzazione di concerti, eventi e rassegne (Sottoterra 2008 e 2009, Prima Che Arrivi La Polizia Festival, Non Torno Più Normale Festival…), e sicuramente, per quanto siano state tutte delle esperienze stimolanti e appaganti, non sempre ci ha permesso di promuovere i nostri gruppi come avremmo voluto.

Grazie mille per il tempo e la disponibilità, last famous words...

Grazie a voi! Lux Interior prega per noi!

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A cura di: Michele Giorgi [michele.giorgi@audiodrome.it [2]]

Label: Valvolare Records [www.myspace.com/valvolare [3]]



Data intervista: febbraio 2009

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