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Boring Machines

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Inviato da fabrizio 10 Nov 2009 - 19:06

Smettere di divertirsi, divertendosi.

Boring Machines è una “one man label”: come Wallace Records è Mirko Spino, quest’etichetta è Onga. La cura per le edizioni, sino a partire dall’artwork, è la stessa. La personalità è (quasi sempre) diversa, ma abbonda anche qui, così come il coraggio.



My Dear Killer

Onga è parte di Martini Bros, cioè due dj che propongono un set con un taglio personale e indi(e)pendente, poco o nulla basato sulle classifiche, e si occupa di far suonare a Treviso (la sua città, ma non solo lì) attraverso Basemental tutta una serie di gruppi che dalle parti del Triveneto era difficile vedere, per il solito discorso che – fatta salva la qualità – magari non hai la certezza che ti riempiano il locale (o magari non sei capace tu a riempirlo con loro). Nel 2007 – come spesso accade in questi anni – si trova a essere parte di una rete di label che fanno uscire l’esordio di My Dear Killer, cioè Stefano Santabarbara, italiano trapiantato in Scozia e cantautore a metà tra noise e folk, oltre che parte a sua volta di un’altra etichetta (Under My Bed). Da lì compare il nome Boring Machines, che trova pieno significato in Neutrino, primo full length di Be Invisible Now!, cioè un altro trevigiano, Marco Giotto. Marco è appassionato di fantascienza, vecchie colonne sonore, musica cosmica e analogico. È il più presente sul catalogo di Onga, a buon diritto, vista la bontà delle sue idee: oltre a Neutrino, lo vediamo confrontarsi in uno split con Expo ’70 (Justin Wright, uno dei molti chitarristi dediti a drone e revival kraut, adorato da quelli di Aquarius Records, famoso negozio di dischi e mailorder americano), ma anche collaborare col cugino Andrea Giotto (si veda la net label Vuoto) per Be Maledetto Now! (la fusione tra il suo progetto e Nihil Is Me/Maledetto), dando alle stampe il doppio Abisso Del Passato, dove stavolta sono in due a fare i corrieri cosmici esplorare l’universo delle colonne sonore di genere (basta vedere i titoli delle tracce).

Be Invisible Now!

È una dimensione ambientale, cupa e dilatata quella a cui – ci sono sempre delle digressioni, va precisato – sembra appartenere di più l’etichetta (it's going to be sad and it's going to be long). Attenzione, però: Lustmord e Cold Meat Industry non c’entrano nulla. Quando si legge il nome “Satan Is My Brother”, infatti, non bisogna pensare ai cugini italiani degli MZ.412, dato che sono il progetto parallelo di un gruppo chiamato Yellow Capra [1], indi l’ironia è ovunque. La via all’ambient dei fratelli di Satana, inoltre, passa per sax, trombone, basso e poi anche elettronica e loop, con David Lynch e le sue Lost Highways come nume tutelare. Lo stesso discorso vale per Melissa Moore, che per certo fa più paura di Belzebù: il suo progetto Whispers For Wolves signfica un mix originale densissimo tra drone e folk.

Field recordings, chitarra acustica e ambient si trovano anche in Punck, cioè Adriano Zanni, ma con esiti diversi, perché diversi sono gli stati d’animo che si provano all’ascolto dell’unica traccia di un’ora e un quarto (… and it's going to be long…) di Piallassa. Punck, anche mente della net label ctrl+alt+canc, è il gancio per parlare della doppia compilation Quit Having Fun, dove si trovano molti musicisti italiani legati a un mondo sperimentale e piuttosto sotterraneo di assoluta qualità sul quale qui si getta un fascio di luce (solo la prima traccia vede Marutti/Afe Records/Amon/Hall Of Mirrors, Andrea “Ics” Ferraris e Giuseppe Verticchio/Nimh/Hall Of Mirrors), anche se non mancano mai le chicche estere (devo avere tutto della Monseré e capire chi è Arterial Red…). La compilation, davvero eccezionale e fonte di continue scoperte, mostra anche l’eclettismo di Onga, che tiene a precisare di seguire il suo gusto al di là delle classificazioni di genere: non a caso uno dei suoi successi – prima si accennava alle digressioni - si chiama Father Murphy, il cui … And He Told Us To Turn To The Sun è stato definito da queste parti come “il frutto di una scopata feroce tra This Heat e Liars”. Per rimanere sul pesante, poi, Onga è stato ancora parte di un network con Wallace Records, Bar La Muerte, Escape From Today, Dizlexiqa per pubblicare i Fuzz Orchestra [2]. Con lo stesso spirito diy ha inoltre fatto uscire i Morose assieme a Shyrec e Ribéss Records (La Vedova D'Un Uomo Vivo non è long, dato che c’è quasi la forma canzone, ma in quanto a sad ci siamo proprio). Manca ancora Above The Tree di Marco Bernacchia, altro progetto non ambient da tenere d’occhio, mentre l’ultima uscita, Luminance Ratio, si trova sulla sponda più sperimentale e difficile. Riassumendo: personalità, indipendenza, gusto, ambient ma non solo... e tedio, tanto buon tedio.

Satan Is My Brother

L’intervista noiosa

Perché creare una tua etichetta? In che frangente hai avuto il colpo di genio riguardo al suo nome?

Onga: Il motivo per cui nasce Boring Machines non è molto lontano da quello per cui sono nate molte altre etichette nel corso del tempo: la presunzione di aver qualcosa da dire che non sia stato detto, unita alla necessità personale di dire qualcosa, sia a livello musicale che a livello di approccio alla materia.Boring Machines è nata con la co-produzione assieme ad altre realtà già esistenti come Shyrec, Eaten by Squirrels e Madcap Collective per dare voce “ufficiale” a My Dear Killer, un nostro amico al tempo residente a Londra che scrive le canzoni più amare che io conosca. Una persona eccezionale che fa della musica eccezionale, ma che per molti motivi non era ancora arrivato alla release ufficiale. La mia esperienza discografica arrivava dall’essere stato fiancheggiatore del Madcap Collective durante il lavoro sul secondo disco dei Franklin Delano dei quali ero una specie di manager non stipendiato, ai tempi. Dopo My Dear Killer è venuto Be Invisible Now!, un’altra persona dal talento immenso, poi i Satan is my Brother, il gruppo che non esisteva in Italia, poi non sono ancora riuscito a fermarmi...Il nome? non ricordo in che frangente ebbi l’idea, di “colpi di genio” ne ho in continuazione, sai com’è...  hehe. Sicuramente volevo che un riferimento alla “noia” ci fosse nel nome dell’etichetta, come una specie di sarcastico scudo verso coloro che considerano “noioso” qualsiasi cosa non sia upbeat o comunque ritmato. L’idea che sta alla base di tutto è pubblicare la musica che piace a me, senza mai pensare a che destino commerciale possono avere i  dischi che pubblico. Quindi che sia elettronica ambient, cantautorato acustico o qualsiasi altra forma un po’ weird di fare musica, non ha molta importanza. Non mi interessa settorializzarmi ma seguo l’esempio di grandi etichette che ho sempre ammirato come Kranky e Constellation che variano molto sul tema. Naturalmente nel mio caso il fattore “noia” è discriminante.

C’è stato un periodo in cui usare le machines era davvero super-boring. Ci sono pionieri della musica elettronica che consideri – se non padri, dato che non pubblichi solo elettronica - zii dell’etichetta?

Parlando di musicisti, la lista sarebbe enorme, negli ultimi vent’anni ho sentito talmente tanta musica che un riferimento preciso è difficile da dare. Di sicuro potrei citare random i Labradford, il primo disco dei Calla, tutta la Kosmische Muzik e gran parte del Krautrock, l’ambient di Eno come quella di Aphex Twin, i The For Carnation e gli Slint, Songs:Ohia e i dischi dei Palace e poi davvero migliaia di altri. Avendo fatto il dj “da ascolto” con Martini Bros per molti anni e avendo organizzato un bel po’ di concerti a partire dal 2003, ho avuto modo di conoscere musiche, persone e approcci molto diversi: Boring Machines è la sintesi di tutto questo.

Whispers For Wolves

Quali caratteristiche deve avere un artista/gruppo per annoiarti così tanto da pubblicarlo?

Boh. È davvero una questione di vibrazioni corporali. Ci sono artisti che mi hanno mandato da sentire dei dischi molto belli che non sono riuscito a pubblicare nemmeno dopo averli riascoltati molte volte, altri, come Whispers For Wolves, che avevo deciso di pubblicare prima di averlo ascoltato per intero. Tra l’altro, alcuni dei dischi “molto belli” che ho avuto occasione di sentire sono diventati o possono diventare, ottimi titoli a livello di vendite, ma non mi dispiaccio di averli lasciati andare, non è per questo che mando avanti l’etichetta. Se non vibra, non vibra. Un fattore molto importante spesso per me è anche la stima personale che ho nei confronti dell’artista, se si eccettuano i due americani Expo’70 e Whispers For Wolves, conosco personalmente tutti i miei artisti da prima di pubblicare il disco e ho visto qualcosa di speciale in loro, oltre che nella loro musica. Qui soldi non se ne fanno, non ci sono cazzi, quindi riportare il tutto ad un livello “umano” aiuta a sopportare meglio le fatiche non ripagate e a godere meglio delle piccole vittorie.

Rimango in argomento: ti piacciono quelle label con le quali il pubblico finisce per identificare un sound? 4AD, Kranky, Warp, Load…

Uhm, come dicevo prima, la Kranky è una grossa ispirazione per me, ma faccio fatica ad identificarla con un sound. A meno che non allarghiamo il concetto di molto, includendo in una ipotetica famiglia di suono i Jessamine, gli Stars of the Lid e i Low. In questo senso sì, mi riconosco molto nel “Kranky style” perché anche io passo dall’elettronica di Be Invisible Now! e Punck alle canzoni particolarissime di Father Murphy, al cantautorato di Morose e My Dear Killer. La missione comunque è quella di mantenersi  fedeli al concetto di base, pubblico ciò che mi piace, quindi se oggi trovo tre dischi di ambient che mi piacciono li pubblico ma domani non disdegnerò un gruppo che picchia duro (vedi i Fuzz Orchestra, co-prodotti con Wallace, Bar La Muerte, Dixlexiqa ed Escape from Today).Più che per una sonorità, mi piacerebbe che in futuro ci si ricordasse di Boring Machines per la qualità delle proposte, indipendentemente dal genere in senso astratto.

Adriano Zanni / Punck

Esiste un criterio di nazionalità nella scelta di cosa fare? Hai pescato bene anche all’estero, ma ho l’impressione che tu sia più contento quando italiani come Father Murphy o Satan Is My Brother riescono a girare e a farsi notare…

Boring Machines non ha idealmente confini, però per via dell’approccio molto “umano” che porto avanti, lavorare con persone che mi sono vicine geograficamente mi risulta più facile. Poi, molto importante, è “ora di basta” di farsi le seghe col primo giramanopole che arriva da New York piuttosto che San Francisco o Berlino, quando in Italia, almeno sul versante sperimentale, abbiamo una serie di musicisti che aprono il culo a chi vogliono. Io stesso sono stato testimone del concerto al Bronson che vedeva sullo stesso palco il “mio” Punck e il blasonato Fennesz. Italia batte Austria 3-0, Punck lo ha spazzato via completamente. E non è essere partigiano il mio, obiettivamente ha suonato meglio e cose più interessanti. Vallo a spiegare poi a quelli che non sanno nemmeno che esiste, che The Wire l’ha scelto per essere parte della loro compilation The Wire Tapper.Un’altra dimostrazione, se non bastassero gli Zu, Maurizio Bianchi, Giuseppe Ielasi, Valerio Cosi e molti altri è il successo crescente che stanno avendo all’estero i Father Murphy, che paradossalmente qui in Italia fanno fatica ad emergere quando a Chicago riempiono l’Empty Bottle o Julian Cope li chiama a suonare con lui al Circolo degli Artisti a Roma.Father Murphy in particolare sono il simbolo di quello che chiamerei “successo” per la mia etichetta: degli amici che fanno ottima musica incidono un disco per me, io li promuovo e loro si sbattono per andare a suonare in giro per l’Italia, vendono un po’ di dischi e i soldi li reinvestiamo in promozione in USA, una etichetta americana (Aagoo) decide di fare uscire il loro cd negli States, loro vanno in tour lì e spaccano tutto, tornano a casa con un vinile co-prodotto tra Boring Machines, Aagoo e il loro Madcap Collective, spostano l’obiettivo sull’Inghilterra e Hermana PR (che fa nomi come Bonnie Prince Billy, Bobby Conn, Neutral Milk Hotel, Espers, Califone...) si interessa a loro. In tutto questo, il guadagno netto in termini monetari è davvero basso, ma stiamo vivendo un anno fantastico.

A questo riguardo, ti interessa creare una specie di “famiglia Boring Machines”? Penso a collaborazioni come Be Maledetto Now! e lo split Be Invisible Now!/Expo ’70…

Sì, le connessioni tra artisti sono il mio pallino da sempre. Tutte le mie “fortune” si sono sempre basate sull’incrocio di esperienze, sul mutuo aiuto. Be Maledetto Now! forse non è nemmeno da prendere in considerazione visto che Marco e Andrea vivono praticamente nella stessa casa e suonano assieme da sempre. Questo disco fotografa il loro stato di forma in tanti anni in cui ognuno dei due si è concentrato sulle sue cose, Andrea coi With Love e col progetto Nihil Is Me e Marco con Be Invisible Now!.  Non ci è voluto molto perché le nuove tracce girassero fra gli addetti e ricevessero consenso, sono appena stati invitati al Netmage 2010 a suonare assieme ai Cluster. Papà e figli sullo stesso palco. Al di là di questo, cerco sempre di convincere e spingere gli artisti di Boring Machines ad ampliare il loro raggio d’azione il più possibile. Collaborare è vitale, ed è pure molto simpatico.

Father Murphy

Quanto riesci a far girare/distribuire i tuoi dischi fuori dall’Italia?

Caschi “a fagiuolo”, come si direbbe... Proprio in questi giorni la Ear/Rational, storica distribuzione americana di musica elettronica ed “altra”, in piedi dal ’94, mi ha invitato a farmi distribuire da loro.  È un grande piacere per me collaborare con loro e soprattutto il fatto che siano stati loro a cercarmi. Io già da tempo mi appoggio a delle piccole distro, a dei negozi che poi vendono anche online, ma sto lavorando sodo per portare Boring Machines presso distributori più strutturati in UK e in Giappone. Attualmente alcuni dei miei titoli sono sul mailorder di Aquarius, che è il più importante negozio/mailorder degli Stati Uniti e in poche settimane ha “bruciato” le duecento copie dello split Be Invisible Now!/Expo’70 che gli avevo mandato e ha venduto anche parecchie copie di Father Murphy. In Germania ho dei negozi a Colonia e Monaco che comprano direttamente da me e a Berlino posso contare sull’aiuto della distro di Claudio Rocchetti.  In generale all’estero Boring Machines è recepita molto bene, diciamo che un 60% delle vendite va all’estero, e se tieni conto che sul territorio nazionale si è più presenti con banchetti, concerti… la cosa è quasi paradossale. In Italia il buon Fabio di Soundohm/Die Schachtel si occupa col suo mailorder internazionale dei miei dischi e non potevo chiedere di meglio, è una persona competente, appassionata e non mi devo preoccupare di trovarmi sullo stesso catalogo di un gruppo ska, tanto per dire.  Naturalmente un grande aiuto viene anche da quello che è il “sale” del circuito underground, la distro delle entità affini, lo scambio, il baratto, che alla fine fa sì che il prodotto sia presente sul territorio anche dove non puoi fisicamente andare spesso, ecco entrare in gioco allora Holidays a Milano, Disorder Drama a Genova ed altri ancora...

Quit Having Fun, una doppia compilation. Quali le tracce da ascoltare assolutamente? Ci sono dentro artisti con i quali vorresti collaborare in futuro per un full length?

Difficile per me scegliere una traccia in particolare, Quit Having Fun è una raccolta di amici e persone che stimo musicalmente e con i quali mi sarebbe piaciuto collaborare ma per questioni soprattutto economiche, solo per loro mi ci sarebbero voluti almeno quattro anni per fare uscire un album a testa.  In realtà con uno di loro sto già lavorando ad un full length, qui a Dicembre esce su Boring Machines e Wallace il nuovo cd di Claudio Rocchetti, che è anche appena uscito in LP per Presto!?  e Holidays Records.

Above The Tree

Su Quit Having Fun troviamo pezzi tanto belli quanto sconosciuti sono i loro autori, il che significa comunque un lavoro di ricerca e di selezione mostruoso, soprattutto perché siamo nell’epoca degli infiniti percorsi e dell’infinita dispersività di internet, specie per quanto riguarda la musica. La tua è una forma di dipendenza? Come fai – da ascoltatore - a orientarti in questo costante diluvio di uscite?

La questione dell’enorme massa di uscite che si accavallano rimarrà per sempre irrisolta. Oltre che una questione di fiuto, di selezione e di ricerca è una questione di fortuna trovare degli artisti interessanti tra le migliaia di uscite a disposizione, mi interessa sempre molto infatti confrontarmi con gli altri, perché magari hanno per le mani un disco che mi è sfuggito ed è molto bello. Come ascoltatore/dj, agli albori del file sharing (Audiogalaxy, primo Soulseek) cercavo di possedere tutto quello che era possibile, per poi rendermi conto che non mi bastava il tempo per gustarmelo, e allora sono tornato a fidarmi solo dei dischi per cui avrei davvero speso dei soldi. Per quanto riguarda la selezione sugli artisti della compilation, molte delle persone che sono su Quit Having Fun sono amici che stimo o artisti di cui possiedo i dischi, sono partito già con una idea abbastanza precisa di chi avrei voluto sulla compilation. La selezione naturale è avvenuta secondo criteri involontari ma che a posteriori ritengo siano significanti. La maggior parte degli artisti coinvolti ha suonato un concerto in Italia per me o con miei artisti o dove io ero presente. Oppure gestisce etichette o distribuzioni con cui ero in contatto, è tutta gente che si sbatte molto e non sta dietro al suo computerino a diventare membro di qualsiasi social network e basta. Questa compilation è della “gente del fare”  ha ha.

Hai paragonato Quit Having Fun alle vecchie mixtapes. Le cassette stanno tornando (p.e.
www.tapeworm.org.uk [3]), tu che ne pensi? Moda passeggera, nuovo metodo per mostrare che sei underground e snob oppure significati più profondi?

Sinceramente il concetto di mixtape per me è inteso in modo allargato, non possiedo più un registratore a cassette da molto tempo e ho di fatto cercato di recuperare tutte le cose vecchie interessanti su cd, media decisamente meno fascinoso ma più versatile e trasversale. Alcuni tipi di musica probabilmente sono nati e cresciuti all’apice dell’età delle cassette ed hanno un senso ascoltati in cassetta, Bruno Dorella mi ricorda sempre che certo noise e certe musiche “sporche” sul bias della cassetta suonano meglio. L’importante è la musica che ci sta dentro, molti miei amici come Luca di 8mm, Lorenzo di Presto!? o Toni della NO=FI fanno uscire dischi in cassetta ma più che del media si premurano di scegliere ottimi artisti da fare uscire.

Fuzz Orchestra

Di solito chi cura il packaging come te e pubblica anche vinili, odia gli mp3. È vero? L’idea grafica tra chi viene discussa? Ti sei innamorato del cartoncino “digisleeve”?

Non credo sia una questione di “odio”, come dicevo a riguardo delle cassette, il media ha una importanza relativa, l’importante è la musica che ci viene impressa dentro. L’etichetta è nata pubblicando cd, ho pubblicato anche qualche vinile del quale esiste la versione digitale (Be Maledetto Now!, la parte 1 è in vinile 180gr su Boring Machines ma scaricabile anche da Vuoto). Io personalmente sono un feticista, mi piace l’oggetto sonoro e ho sempre amato i prodotti che si distinguevano dagli altri per forma, colore, odore addirittura. La mia passione per la carta, in luogo della anonima plastica del jewel case, arriva dalla mia passione per le edizioni curate o fatte a mano. La Constellation è responsabile degli artwork più fighi che si possano vedere ed io volevo un effetto simile. Poi facendo di necessità virtù ho sempre confezionato a mano i miei dischi, mi faccio fare le copertine con una mia fustella, compero i cd con splindle e li assemblo a mano uno per uno, è una operazione d’amore verso l’oggetto.

Penso che per te sia soprattutto divertimento, ma non scappi comunque alla domanda che faccio sempre in questi casi: cosa consigli a chi volesse gestire un’etichetta? Qual è l’ostacolo burocratico/amministrativo peggiore che hai affrontato?

È assolutamente un divertimento, non riuscirei a pensare a questa attività come ad un lavoro. Affronto tutti i processi che riguardano la diffusione dei miei dischi con grande attenzione alle “regole del gioco”, alcune le seguo, altre no perché mi fanno schifo. Se qualcuno sente il bisogno di mettere su una etichetta deve fondamentalmente essere partecipe a quello che gli succede attorno. L’esperienza col Tagofest è stata illuminante in questo senso in questi anni, scambiare dischi, organizzare concerti con gruppi di altre etichette in diverse città aiuta molto a crescere. Un’altra cosa un po’ “cheesy” che mi verrebbe da dire è: siate voi stessi, è inutile cercare di essere la risposta italiana a X o Y, perché nessuno ci ha mai posto la domanda, fondamentalmente.

Siccome una ‘zine come Audiodrome esiste per spingere le realtà “piccole” (solo come dimensioni), inutile celarsi dietro a ipocrisie. Cosa ci siamo dimenticati di dire di importante riguardo a Boring Machines finora? A te la parola…

Nulla di particolare, ne approfitto semplicemente per invitare tutti a visitare il sito di Boring Machines (www.boringmachines.it [4]), comperare i nostri dischi, andare a vedere i nostri artisti dal vivo o invitarli a suonare nella loro città. Son tutti bravi ragazzi, puliti, efficienti e per niente noiosi. Ah! ... per citare i Public Enemy, “don’t believe da hype!”

::Tutte le recensioni Boring Machines su Audiodrome:: [5]
::Intervista doppia Be Invisible Now! - Expo '70 [6]::
::Intervista ai Satan Is My Brother / Yellow Capra::
[7]

::Intervista ai Father Murphy:: [8]

A cura di: Fabrizio Garau [fabrizio.garau@audiodrome.it [9]]

Label: Boring Machines [www.boringmachines.it [10]
Intervistato: Onga 



Data articolo: novembre 2009

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