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Katatonia: Brave Melancholy Days

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Inviato da fabrizio 10 Feb 2010 - 19:54

1. The Northern Silence. Introduzione
 
Eclettici, coraggiosi, emozionanti.




Queste le prime parole che vengono in mente quando si parla dei Katatonia. Oltre che a una serie, più o meno infinita, di superlativi.

Sono davvero poche le band che sono state capaci, nel corso degli anni, di inventarsi e reinventarsi senza perdere la propria identità e le proprie radici. Ancora di meno sono quelle band riuscite a creare un sound immediatamente riconoscibile e troppe volte emulato. Senza successo.

Questa è la forza dei Katatonia: band di confine per eccellenza, sempre in bilico tra sonorità più vicine al metal (in tutte le sue sfaccettature) e altre dark-wave, sempre in movimento, artefice di una crescita continua che, nel corso del tempo, ci ha regalato lavori stimolanti, e appassionanti.

In questo excursus abbiamo cercato di estrapolare quelle che sono le principali tematiche trattate nel corso degli album e gli elementi che rendono il sound dei Katatonia tanto personale ed emozionante. Una sfida, per molti aspetti, impossibile da affrontare, sia per la mole di lavori che hanno visto coinvolti in modo attivo i membri del gruppo, sia per l’impressionante collezione di umori e sensazioni che vi si rintracciano. Dischi che hanno sempre ammaliato critica e pubblico metal, ma che, purtroppo, non  sono mai riusciti a fare breccia al di là di questo genere, anche quando è stato ampiamente superato in lavori come Last Fair Deal Gone Down. 

Per fortuna questo non ha mai scoraggiato i ragazzi e non ha mai placato la loro voglia di stupire e di colpire nel profondo gli ascoltatori. Proprio grazie a tale sentire la band è riuscita a diventare una delle migliori realtà nel proprio settore. Qualunque esso sia.

2. Let’s stay here for a while, is something gonna happen today
 
Sin dalla prima uscita ufficiale (la ristampa di un demo quale Jhva Elohim Meth risalente al 1992 e pubblicato come ep l’anno successivo), i Katatonia esprimono una personalità e uno stile peculiari, che li distinguono e li fanno spiccare all’interno dell’eclettica scena svedese di quegli anni, sebbene il riconoscimento in questo senso sia stato abbastanza tardivo. Questa, per inciso, è una situazione che i Katatonia condividono con i loro amici e compagni di viaggio Opeth, autori di una serie di capolavori celebrati dalla critica e non proprio dal pubblico, fin quando nel 2001 viene pubblicato Blackwater Park, un ottimo disco che però di certo non esprime qualcosa di diverso o di eccellente rispetto ai lavori precedenti. Jhva Elohim Meth, Dance Of December Souls (full-length d’esordio del 1993) e For Funerals To Come (ep del 1995) possono essere considerati all’interno di una stessa fase, caratterizzata da un sound molto cadenzato. Buona parte di questo materiale (i due ep e parte di Dance Of December Souls, insieme a molti brani di difficilissima reperibilità) è contenuta in un doppio cd a dir poco eccezionale sia per il valore storico sia per la qualità (solo un brano, “Scarlet Heavens”, è piuttosto imbarazzante, ma si tratta di un solo episodio su ventitre), intitolato Brave Yester Days (d’ora in poi BYD). Si tratta di una raccolta che descrive, con una particolare attenzione per le rarità, il percorso del gruppo, a partire dagli esordi fino a Discouraged Ones compreso. I primi tre lavori già si caratterizzano per il mood malinconico e al contempo incantato e sognante, che accompagna il gruppo tutt’oggi e di cui questa fase costituisce una prima forma espressiva. Alla voce struggente, lacerata di Jonas Renkse (qui anche alla batteria, strumento che suonerà fino a Discouraged Ones incluso) si accompagna la chitarra di Anders Nyström, dagli intrecci melodici e dalle armonie straordinarie ed evocative, insieme alle tastiere, di grande atmosfera e ricercatezza e debitrici di certa new wave stile Cure. L’influenza di questi ultimi è una presenza molto importante, che sarà centrale quando Renkse deciderà di abbandonare growl e screaming e di dedicarsi alla sola voce pulita, con risultati, come vedremo, splendidi. Non a caso, in una recentissima intervista per il lancio dell’ultimo lavoro Night Is The New Day, proprio Nyström, alla presenza di Renkse, ha addirittura affermato che i Cure sono l’influenza più importante dei Katatonia, citando capolavori assoluti quali Disintegration e Pornography. In questa primissima fase il gruppo dimostra immediatamente di saper fare tesoro delle lezioni del passato, utilizzandole per esprimere contenuti propri. È questo il punto centrale che rende una band unica e di qualità: non certo la creazione di qualcosa dal nulla (il che è impossibile), ma l’elaborazione delle proprie influenze per esprimere se stessa in maniera personale. All’interno di Dance Of December Souls spicca, straordinario, un brano come “Velvet Thorns (Of Drynwhyl)”, lungo e commovente, insieme a un pezzo strumentale che già mostra le grandi capacità compositive e espressive di Nyström, “Elohim Meth”.


Nel 1996 l’uscita di Brave Murder Day segna la pubblicazione di un autentico capolavoro, fondamentale per la connotazione del metal anni ’90 e a venire, una vera e propria pietra miliare. Il disco vede l’ingresso nel gruppo di Fredrik Norrman alla chitarra (già negli October Tide, progetto di Renkse e dello stesso Norrman di cui diremo qualcosa più avanti), il cui contributo e la cui presenza stabile negli anni (è di alcune settimane fa la dichiarazione ufficiale della sua uscita dal gruppo) dà forza a un progetto che gravava finora sulle spalle dei soli Renkse e Nyström, i quali hanno portato avanti la band con tenacia e perseveranza. Allo screaming c’è un ospite che è ormai anch’egli un personaggio-chiave del metal (non solo) degli anni ’90: Mikael Åkerfeldt degli Opeth, che con la sua straordinaria interpretazione rende Brave Murder Day un disco imprescindibile. Lo stile di questo lavoro si distacca dalla fase precedente, ormai superata, e propone qualcosa di estremamente personale: una chitarra dalla pennata spesso continua che lavora, in maniera eccelsa, sulle dissonanze. La lezione del primo periodo non è dimenticata, perché il disco vive degli straordinari intrecci melodici, splendidi e folgoranti, ma è solo parte di un lavoro incredibilmente complesso e profondo. La batteria di Renkse (non proprio precisa in passato) è qui minimale e d’atmosfera, perfetta per il mood del disco. La sua voce pulita, inoltre, è protagonista di un episodio dalle atmosfere lievi e sognanti, “Day”, che indica in un certo qual modo la strada futura del gruppo. Di questo stesso anno è il primo album di un progetto solista di Nyström, i Diabolical Masquerade, che vede spesso la presenza e la partecipazione di Dan Swäno, uno dei personaggi più importanti dell’intera scena e personaggio egli stesso eclettico, così come è eclettico questo side-project, ricco di elementi black, death, classic e progressive e perciò importante per comprendere un genere tanto suggestivo quanto sfuggente quale l’avantgarde metal. L’anno successivo la pubblicazione di Brave Murder Day è la volta di un ep, Sounds Of Decay (ora contenuto integralmente in BYD), che contiene alcuni brani in pieno stile Brave Murder Day, sempre con Åkerfeldt alla voce, e che conferma lo stato di grazia dei Katatonia e la loro straordinaria formula. Il 1997 è anche l’anno di pubblicazione del primo dei due dischi degli October Tide, un progetto improntato a un sound che avvicina maggiormente i Katatonia e gli Opeth: si tratta di due lavori assolutamente non marginali, e che costituiscono un altro esempio di quella straordinaria scena rinnovatrice del metal attraverso moduli espressivi unici e coinvolgenti. Inoltre Nyström pubblica il secondo cd a nome Diabolical Masquerade, The Phantom Lodge.


Lo stato di grazia accompagna i Katatonia verso un altro capolavoro, che sigla una vera e propria svolta, in atto, pur con diverse forme, a tutt’oggi. Si tratta di Discouraged Ones (di cui una splendida b-side, “Quiet World”, forse uno dei picchi della discografia dei Katatonia, è contenuta sia in BYD sia nella versione rimasterizzata), dove rimane immutata la caratteristica pennata continua e con essa il gusto per le dissonanze, ma all’interno della forma canzone classica, che d’ora in poi verrà adottata dal gruppo. Discouraged Ones è insieme l’ultimo disco di una prima grande fase che si conclude e l’inizio di quella successiva, ma non ha nulla dell’incompiutezza che solitamente si avverte e appartiene ai lavori cosiddetti di transizione, anzi, sembra quasi costituire la compiutezza dell’uno e dell’altro percorso. Alla batteria c’è sempre Renkse, che, probabilmente forte anche dell’esperienza con gli October Tide, è dinamico e completo quanto occorre per il mood del disco, offrendo all'ascoltatore un’altra performance perfetta per quanto esso intende e deve esprimere. La band è molto coesa e il gusto di Nyström e Norrman è ormai un dato di fatto, mentre le linee di basso di Mikael Oretoft (presente solo su questo lavoro) sono fitte e appropriate: inoltre, attraverso un suono molto caldo, contribuiscono a conferire all’intero album la sua particolare atmosfera. Il punto più importante, però,  che rimane di certo più impresso non solo durante i primi ascolti, è la voce pulita di Renkse, splendida ed espressiva (emerge qui, con chiarezza, la lezione di Robert Smith dei Cure), e le linee vocali (alla co-produzione della voce c’è l’amico Åkerfeldt), straordinarie, una delle colonne portanti dell’intero lavoro assieme agli splendidi riff. Brano dopo brano, Discouraged Ones dipana alla perfezione l’atmosfera che i Katatonia sanno evocare e le emozioni e i pensieri a cui sanno dare corpo e tradurre in suono, in voce. Questo disco costituisce un punto di non ritorno per i Katatonia e rappresenta in maniera eccelsa la loro poetica. A volte, giusto dal vivo, viene riproposto un brano come “Murder”, tratto da Brave Murder Day, come si può vedere nel dvd che accompagna la raccolta The Black Sessions, una delle due registrazioni live ufficiali insieme a Live Consternation: due concerti che a dire il vero, purtroppo, non rendono affatto giustizia alle capacità performative del gruppo, soprattutto per quanto riguarda Renkse. Ciò che rimarrà per tutti i loro lavori, invece, pur in modi diversi e anche attraverso dei testi spesso splendidi (in particolar modo quelli di Discouraged Ones e Last Fair Deal Gone Down), è l’espressione di un sentire malinconico e riflessivo.

Se ci concentrassimo sulle splendide e emozionali immagini che accompagnano l’ascolto della musica dei Katatonia o piuttosto sull’osservazione di un tramonto, di un viale, di un giardino, di un paesaggio naturale, insomma di tutto ciò che la tradizione romantica e non solo ha celebrato, e la cui presenza e osservazione fa riemergere alla memoria i lavori del gruppo, non faremmo forse giustizia a ciò che invece deve essere esperito direttamente. Questa è la grandezza dei Katatonia (non solo del primo periodo): la capacità di tradurre in suono tutto ciò che, soggettivamente ma universalmente, si prova, si avverte, si sente in situazioni quotidiane che assumono i toni dell’eccezionale, dell’apertura allo spazio del sentire, siano queste nell’immergersi nella meraviglia della natura o in una grande metropoli. Discouraged Ones è perciò figura di confine, approdo e passaggio insieme, ma compiuti.
 
3. You Would Never Sleep At Night
 
Discouraged Ones è, senza troppi giri di parole, un autentico giro di boa per la band e uno dei suoi momenti di maggiore successo.
Con questo disco, infatti, i Katatonia riescono a espandere il proprio sound, ridimensionano i loro debiti più evidenti con il “metal” (o comunque con quel background), ottenendo qualcosa di molto personale. Come conseguenza di questa svolta (avvenuta con una naturalezza sconcertante, nonostante qualche avvisaglia contenuta in Sounds Of Decay), la band acquista maggiore consapevolezza, come si evince anche da Nightwork, notevole terza prova dei Diabolical Masquerade, completamente scritta da Blackheim (pseudonimo usato da Nyström), in cui il sound della band si fa più complesso.

In questa fase, I Katatonia cominciano a destare interesse non solo tra gli appassionati, ma anche tra le label. Infatti, la Peaceville Records (all’epoca un’etichetta con un roster di ottima qualità) contatta il gruppo e, dopo una breve contrattazione – agevolata da un contratto in scadenza con l’Avantgarde di Mammarella - i Katatonia firmano con la label inglese, da sempre una delle più amate dalla band.


Il primo frutto della collaborazione con la Peaceville è Tonight’s Decision, uno degli album “meno riusciti” del gruppo. Le virgolette sono d’obbligo, in quanto parliamo di un lavoro intenso ed emozionante come pochi, quantomeno di un disco molto interessante. Anzi, paradossalmente, se si dovesse indicare un album con cui iniziare ad ascoltare i Katatonia, la scelta ricadrebbe proprio su Tonight’s Decision: troviamo, infatti, un sound abbastanza – per una band così eclettica - rappresentativo, mediamente accessibile e con delle grandissime composizioni. Il problema principale di Tonight’s Decision, forse, sta nel fatto di venire dopo Discouraged Ones, di cui, musicalmente parlando, sembra quasi una continuazione. E anche se ci troviamo alcune delle migliori e più sentite canzoni del gruppo, nel complesso non si riesce a replicare lo stato di grazia del predecessore. È anche comprensibile, visto che si tratta di un disco registrato in fretta, probabilmente per ragioni contrattuali (la band lo ha velatamente fatto intendere in alcune interviste), in cui si ripropone, in una veste più metal, quanto detto qualche anno prima. Nonostante ciò, un attacco come “For My Demons” e un seguito come “I Am Nothing” se lo possono permettere solo i grandi: brani così cupi e accorati da lasciare senza parole e con dei testi talmente intensi (tonight I'm nothing / it doesn't matter where I've been / delay of reaction is the unseen movie of this life) da far male.

E non si tratta di certo degli unici episodi degni di nota, visto che stiamo parlando di un disco che può sciorinare classici come “Right Into The Bliss” o la toccante “A Darkness Coming”, che fa da preludio a uno dei finali più devastanti della discografia della band. Se sulla lunga e conclusiva “Black Session” si sono spese, giustamente, molte parole (senza dubbio una delle loro migliori prove di sempre), in questa sede ci preme spendere qualche parola sulla cover di “Nightmares By The Sea” di Jeff Buckley, ennesimo segnale di un ampliamento d’orizzonti. Il brano è tratto da Sketches For My Sweetheart The Drunk, raccolta di pezzi che avrebbero composto il secondo full length dell’artista americano, scomparso prima della conclusione delle registrazioni. La cover dei Katatonia sorprende soprattutto per un fatto: pur trattandosi di un brano di un artista che viene da un mondo totalmente diverso, questo viene reso, da un lato, in modo tale da sembrare figlio della band stessa, dall’altro senza snaturarne minimamente la carica emotiva. E strofe come I've loved so many times and I've drowned them all. From their coral graves they rise up when darkness falls sembrano essere scritte dallo stesso Renkse.

Con Tonight’s Decision i Katatonia diventano sempre più trasversali, sempre più band di confine e, nonostante le critiche sopra esposte, ancora più maturi.

Le vendite sono buone (ma non ottime), il pubblico risponde molto bene, mentre la critica è divisa. In questo periodo Renkse ne approfitta per pubblicare il secondo lavoro dei suoi October Tide, Grey Dawn, ottimo, quasi ai livelli dell’esordio.

Nyström e Renkse, inoltre, pubblicano nel 2000 il primo mini-cd dei Bloodbath (Breeding Death), band dedita al death metal più classico e violento, che vede coinvolti – in questa formazione - anche Mikael Åkerfeldt degli Opeth e Dan Swanö. Quattro brani (cinque, se consideriamo la ristampa del 2006) semplicemente devastanti, che compongono uno dei migliori dischi del gruppo, nonostante la sua brevità e l’elevata qualità dei lavori successivi.  

Sul versante Katatonia, invece, la band passa il biennio 1999/2000 in tour, approdando per la prima volta negli Stati Uniti insieme agli Opeth e iniziando a concepire un lavoro molto diverso rispetto ai precedenti.
 
Il risultato, che giunge nel 2001 (preceduto dal singolo “Teargas”, contenente, tra le b-side, “Sulfur”, gemma che oggi si trova anche nella ristampa del full-length), è tra i migliori album mai scritti dalla band (non considerando i primi due dischi, troppo distanti), di sicuro il più cupo e pessimista.  Un album, in un certo senso, sulla consapevolezza della perdita della speranza e sul dolore che, in ogni campo, tale consapevolezza, genera.


Un disco che, ancora una volta nella carriera dei Katatonia, rappresenta una piccola svolta, il desiderio di non adagiarsi sugli allori e di rifuggire da qualsivoglia tipo di immobilismo. Tutto questo è Last Fair Deal Gone Down: probabilmente il disco più distante dai canoni metal mai scritto dai Katatonia. Questo, infatti,  rimane solo un retaggio presente a livello di suoni (delle chitarre) e, per certi aspetti, a livello di produzione. Per il resto troviamo delle composizioni incredibilmente personali, in qualche modo vicine a una certa dark-wave ottantiana molto amata da Renkse e Nyström, come si evince dall’opener “Dispossession”. Un impatto potente come pochi, che lascia spazio a fraseggi di chitarra in stile Cure sui quali si erge la splendida voce di Renkse, che regala una delle sue migliori interpretazioni. Una composizione che annichilisce sin dal primo istante e in cui è rintracciabile la chiave di volta per decifrare l’intero disco. Una frase come How long will It take until there will be room again for hope, infatti, dice più di mille parole. E anche in questo caso non si tratta di un episodio isolato, perché le successive “Chrome” e “We Must Bury You” si assestano sugli stessi livelli di eccellenza, riuscendo a sorprendere, per l’ennesima volta, l’ascoltatore (all’epoca destò scalpore l’elettronica della seconda). Più si va avanti, più ci si lascia travolgere dalla carica emotiva di Last Fair Deal Gone Down, che sciorina un’impressionante sfilza di classici: dal singolo “Teargas” (commovente, semplicemente commovente) a “Clean Today”, passando per la potentissima “Don’t Tell A Soul” (l’unico brano più vicino al metal). Discorso a sé merita “Tonight’s Music”, non tanto per l’eccelsa qualità del brano in sé, ma perché uscì come secondo singolo accompagnato da due chicche come “Help Me Disappear”, presente sulla ristampa del disco, e soprattutto la toccante cover di “O How I Enjoy The Light” dei Palace Brothers di Will Oldham, contenuta in The Black Sessions.

Un lavoro perfetto dalla prima all’ultima nota (anche di più, se si considerano le b-side), che accresce la fama della band e che viene acclamato dalla critica più aperta ai cambiamenti e osteggiato da quella più metal.

Al disco segue un lungo tour e il primo periodo di pausa triennale che caratterizzerà le future uscite della band. Una pausa che, però, non significa affatto inattività.
Nello stesso 2001, infatti, viene pubblicato Death’s Design dei Diabolical Masquerade, uno dei progetti più ambiziosi di Nyström. Il disco, di cui parleremo in seguito in maniera più estesa, è un piccolo gioiello di avantgarde in cui i generi finiscono per perdere qualunque significato: un’autentica opera (colonna sonora per un film mai realizzato) in 20 movimenti, a dir poco eclettica, che segna, senza dubbio alcuno, il punto più alto raggiunto da Blackheim fuori dai Katatonia.

Nel 2002, invece, tocca al secondo lavoro dei Bloodbath, Resurrection Through Carnage, che non cambia il tiro di una virgola rispetto al primo ep, pur godendo di una produzione più pulita e ottenendo un successo ancora maggiore.


Il 2003 segna il ritorno dei Katatonia, ritorno che farà molto discutere. Questo perché Viva Emptiness (preceduto dal singolo, privo di inediti, “Ghost Of The Sun”) segna un’ulteriore svolta nel sound della band che, da una parte del pubblico e della critica europea (non italiana), viene visto come una concessione al trend del momento, cioè alle sonorità alternative. E per alternative, in questo caso, intendiamo i Tool. Ripescando un elenco di dischi usciti in quegli anni, infatti, si trova un numero impressionante di band che, di punto in bianco, inglobano nel proprio sound pezzi di quello dei Keenan e soci. E se alcune riuscivano a rimanere estremamente personali e interessanti (basti pensare ai mai dimenticati Earthtone9 di Omega), altre fallivano, rivelando il loro tentativo di cavalcare una moda.

Per i Katatonia, in tutta onestà, questa critica sembra quanto mai forzata. Certo, è innegabile qualche avvicinamento ai Tool più cupi e meno “rock” (quelli meno influenzati dai Jane’s Addiction) in più di un passaggio di Viva Emptiness ed è innegabile che la coda di “Ghost Of The Sun” ricordi molto la band americana, ma questo disco è molto di più. Innanzitutto segna il ritorno, per molti aspetti, a sonorità metal (soprattutto a livello di suoni, più che di songwriting), un ritorno che risulta evidente in “Will I Arrive”, “Wealth” o “Ghost Of The Sun”, dall’altro rappresenta una nuova esplorazione dei territori wave: in quest’occasione, però, vi è maggiore aggressività e si spazia dal metal al post-rock (c’è anche una splendida eccezione chiamata “Omerta”, pezzo acustico di tre minuti e dal testo assassino). In questo senso, la summa perfetta è rappresentata da “Evidence”, tra i migliori brani dei Katatonia: tutto (o quasi) quello che la band è ed è stata racchiuso in quattro minuti abbondanti. Un finale del genere, così intenso ed emozionale, solo pochi tra i grandissimi possono permetterselo.

I testi, sempre molto cupi, in questo album possiedono, inoltre, una grande carica “visiva” e trovano un perfetto contraltare nello splendido artwork di Travis Smith [1], che collabora con la band sin da Tonight’s Decision, ma che citiamo solo in questo punto perché quello di Viva Emptiness è forse il suo miglior lavoro in assoluto.
Un disco complesso, anche se meno ostico rispetto al passato, che riesce a sorprendere anche dopo molti anni e che rappresenta un’ulteriore conferma del valore della band, oltre ad essere il suo più grande successo commerciale.

Durante la seconda pausa triennale dei Katatonia, come sempre Renkse e Nyström continuano la loro attività con i Bloodbath. Nel 2004, infatti, arriva il secondo full length della band, Nightmares Made Flesh che vede l’ingresso (solo per questo disco) alla voce di Peter Tägtgren e di Martin Axenrot alla batteria (Dan Swanö passa alla chitarra). Sempre nel 2004, sul fronte Katatonia, esce la raccolta di inediti, rarità e b-sides Brave Yester Days, caldamente consigliata, di cui si è parlato in precedenza. Così come si è parlato della raccolta del periodo Peaceville The Black Sessions, contenente un solo inedito e un dvd live non del tutto riuscito.

The Great Cold Distance esce nei negozi nel 2006 (preceduto dal singolo “My Twin”, contenente due inediti di pregevole fattura). Se, da un lato, prosegue il discorso intrapreso con Viva Emptiness, dall’altro inasprisce ancora di più il sound, che diventa maggiormente spigoloso. Il risultato è cupo, oscuro e volutamente – appunto - freddo. Per molti aspetti questo è il lavoro dai suoni più pesanti mai inciso dal gruppo: metal e sonorità più estreme basate su ritmiche molto intricate, per un disco difficile che richiede molti ascolti (e pazienza) per essere decifrato.

L’attacco è semplicemente da applausi: “Leaders”, uno dei pezzi più heavy mai inciso dal gruppo, lascia annichiliti per potenza e maestria, impreziosito dalle screaming vocals di Blackheim, e lo stesso può dirsi per “Deliberation”, secondo singolo del disco (esce nel maggio dello stesso anno e contiene, oltre a un remix dell’ottima “In The White”, un discreto inedito, “Code Against The Code”).
La struttura dell’album è estremamente solida: mai come in questo disco il sound della band appare così coeso e “unitario” (ma non per questo monotono) e da esso nascono delle gemme assolute come “Follower”, “Consternation” e, soprattutto, “July”, uno dei migliori brani della band, non a caso scelto come terzo (!) singolo (anche qui troviamo un remix e una b-side).

Un disco duro, che non lascia un attimo di tregua. Un gran lavoro? Certamente, anche se il meno riuscito dei Katatonia. Anche perché se The Great Cold Distance potrebbe fare la gioia di chiunque, nel contesto della discografia della band finisce per passare in secondo piano. Sarà per un certo distacco, per un minore coinvolgimento, oppure per un’influenza tooliana a volte davvero troppo pronunciata (vedi “The Itch”) anche rispetto agli episodi del precedente lavoro maggiormente debitori a Keenan e soci, ma l’album non convince appieno. Anche se stiamo parlando di un prodotto assolutamente dignitoso (molto più che dignitoso), non è sullo stesso livello della stragrande maggioranza dei lavori della band.
 
Dal tour di supporto a The Great Cold Distance nasce lo stanco Live Consternation (2007), album decisamente fiacco, incapace di rendere giustizia ai Katatonia come live band: infatti, pur non potendo contare su membri esattamente dinamici, il gruppo è coeso e affiatato grazie alla grande esperienza accumulata nel tempo e, al tempo stesso, ha l’entusiasmo (soprattutto Nyström) che si avverte agli esordi.

Nel frattempo Renkse e Nyström si dedicano anima e corpo al progetto Bloodbath (se si eccettua l’ospitata del primo su 01011001 degli Ayreon, di gran lunga il disco meno interessante della creatura di Lucassen). Nel 2008, infatti, escono addirittura tre dischi del gruppo! L’ep Unblessing The Purity è semplicemente perfetto e, fortunatamente, vede il ritorno di una produzione più sporca (e di titoli più death metal, se si pensa a un “Blasting The Virginborn”), poi arriva il live The Wacken Carnage, sorta di best of che, grazie ad una performance eccellente, rappresenta anche un buon punto di partenza per conoscere il gruppo, infine abbiamo The Fathomless Mastery, altro ottimo disco di puro e incontaminato death metal.

In tour tra Katatonia e Bloodbath, Renkse e Blackheim iniziano a gettare le basi per il nuovo disco della band madre, Night Is The New Day (preceduto dal buon singolo, solo digitale, “Forsaker”) che arriverà, nuovamente, dopo tre anni dal precedente.
Il disco, di cui vi parleremo presto in sede di recensione, è tra i lavori più particolari e di atmosfera del gruppo e, per la prima volta in assoluto, Renkse è praticamente il solo compositore. Sin da ora, però, possiamo dire che siamo di fronte a un disco di indiscutibile caratura, capace di svelare, a ogni ascolto, una nuova sfumatura.

Un processo compositivo, comunque, sofferto, a cui segue una prima tranche di tour che segnerà, inevitabilmente, il futuro della band: i due fratelli Norrman, infatti, decidono di mollare (restano in ottimi rapporti coi compagni) a causa del troppo stress causato dallo stare in giro. Momentaneamente i due sono stati sostituiti da Per ‘Sodomizer’ Eriksson e Niklas ‘Nille’ Sandin, da tempo conoscenti o collaboratori del gruppo (il primo è il tecnico delle chitarre dei Katatonia e chitarrista dei Bloodbath), in vista dell’imminente tour che toccherà l’Italia in tre date (il 24/03 a Milano, il 25 a Roma e il 26 a Cervia).

::Katatonia su Audiodrome:: [2]


Discografia Katatonia

Rehearsal - Demo, 1991 
Jhva Elohim Meth - Demo, 1992 
Rehearsal 92 - Demo, 1992  
Jhva Elohim Meth... the Revival - EP, 1993  
Dance of December Souls - Full-length, 1993  
For Funerals to Come - EP, 1995  
Scarlet Heavens - Single, 1996 
Brave Murder Day - Full-length, 1996  
Katatonia / Hades - Split, 1996 
Primordial / Katatonia - Split, 1997 
Sounds of Decay - EP, 1997  
Saw You Drown - EP, 1998  
Discouraged Ones - Full-length, 1998  
Tonight's Decision - Full-length, 1999  
Teargas - EP, 2001  
Last Fair Deal Gone Down - Full-length, 2001  
Tonight's Music - EP, 2001  
Ghost of the Sun - Single, 2003  
Viva Emptiness - Full-length, 2003  
Brave Yester Days - Best of/Compilation, 2004  
The Black Sessions - Best of/Compilation, 2005  
My Twin - Single, 2006  
The Great Cold Distance - Full-length, 2006  
Deliberation -Single, 2006  
July - Single, 2007  
Live Consternation - Live album, 2007  
Forsaker - Single, 2009 
Night Is the New Day - Full-length, 2009  

Discografia Bloodbath

Breeding Death - EP, 2000  
Resurrection Through Carnage - Full-length, 2002  
Nightmares Made Flesh - Full-length, 2004  
Unblessing the Purity - EP, 2008  
The Wacken Carnage - Live album, 2008  
The Fathomless Mastery - Full-length, 2008

Discografia Diabolical Masquerade

Promo 1993 - Demo, 1993 
Ravendusk in my Heart - Full-length, 1996  
The Phantom Lodge - Full-length, 1997  
Nightwork - Full-length, 1998  
Death's Design - Full-length, 2001 

Discografia October Tide

Promo Tape - Demo, 1995  
Rain Without End - Full-length, 1997  
Grey Dawn - Full-length, 1999

A cura di: Giorgio Grimaldi [giorgio.grimaldi@audiodrome.it [3]]
A cura di: Fabio Stancati [fabio.stancati@audiodrome.it [4]]

Gruppo: Katatonia



Data articolo: febbraio 2010

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