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Frohike Records

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Inviato da fabrizio 12 Giu 2010 - 22:14

Tra le label impegnate nel traghettare la discografia tradizionale nell'epoca degli mp3 e del P2P si distingue la Frohike, una realtà che ha saputo unire sempre più la volontà di dar voce ad artisti coraggiosi/originali alla cura per il packaging come completamento della musica (e non più solo contenitore della stessa). Un ulteriore passo verso questa nuova concezione di discografia indipendente è stato compiuto con l'inizio del progetto d.i.y., ovvero il riappropriarsi anche della creazione fisica delle confezioni con materiali di recupero/riciclati, così da rendere sempre più il disco un momento artistico unico e agli antipodi del processo industriale.
Sotto un profilo prettamente musicale, la Frohike ha saputo, poi, evolvere il proprio raggio di azione, tanto da allargare sempre più il numero dei generi trattati, passando senza problemi attraverso stili e linguaggi espressivi.
L'insieme di questi fattori ha portato la label a ricoprire una posizione del tutto atipica nell'ambito del panorama attuale, soprattutto per la volontà di sfidare convenzioni e luoghi comuni, nonché le normali regole del mercato discografico, inteso come entità legata alla mera commercializzazione di un prodotto. Incuriositi dalla peculiarità del progetto Frohike, abbiamo deciso di indagare su motivazioni, speranze e paure direttamente con chi ha dato vita e continua a portare avanti una delle label più interessanti attualmente in circolazione. La parola a Simone e Marta.




Iniziamo con l'introdurre la label: quando è nata e quale è stata la molla per cominciare a realizzare dischi invece di comprarli?

Simone: Ciao Michele. Frohike è nata qualche anno fa, per caso. Si era piccoli e stupidi, si pensava fosse tutto semplice e allora perché non provare a far parte della "scena"? Un gioco, lo si vedeva così, non c'era una reale coscienza di ciò che voleva dire far dischi. Ora qualcosa lo abbiamo imparato, spero.

Marta: Per quanto riguarda me, ultima arrivata, sono state la curiosità verso questo progetto e le sue potenzialità ad attirarmi, insomma, creare da se ciò che si ama non è un po' il sogno comune?

Chi si occupa della label e come è organizzata la gestione dei compiti? Quanto tempo assorbe delle vostre vite e quanti sacrifici sostenete per mandarla avanti?

Simone: Frohike inizia da me e Marta, che tentiamo come possiamo di star dietro al tutto. Diciamo che tra di noi c'è un tacito accordo, lei ha più testa di me nello star dietro a mail, contatti, organizzare cose. Io invece principalmente mi occupo del sito, della grafica varia e di organizzare il lavoro "fisico".

Marta: I sacrifici di denaro e tempo sono abbastanza ingenti, inutile negarlo, ma è giusto che sia così, la produzione artigianale, perché così possiamo chiamarla, ha bisogno di cura per esser realizzata degnamente. Indubbiamente per il fattore manodopera abbiamo da ringraziare due nostri amici (Jimmy & Zok) che ci hanno dato una mano nell'arduo percorso della "serigrafia per autodidatti", per non parlare dell'aiuto familiare che a volte arriva (l'auto-coinvolgimento del padre di Simo e delle sue trovate per impastar la carta, lo sfruttamento semi-volontario della mia sorellina che ci fa rischiar denunce al telefono azzurro...), senza di loro probabilmente saremmo ancora in alto mare.

Scorrendo la lista delle uscite, si nota una sorta di dinamismo che ha portato dalle prime uscite, più legate alla scena più prettamente hc/post hardcore e screamo ad un panorama più ampio e sfaccettato che lambisce la sperimentazione più coraggiosa, c'è un motivo o un fattore scatenante per questa evoluzione?

Marta: Beh, il fattore scatenante diciamo sia stato la nostra "crescita artistica". Arriviamo entrambi da un ambiente punk-hardcore di provincia, con tutti i suoi pro e contro, con il tempo abbiamo
scoperto altri orizzonti, più vasti, più interessanti secondo i nostri punti di vista… Quindi eccoci qui, pur non sapendo ancora per quanto e se ci rimarremo.

Simone: Sinceramente, oggi sono abbastanza critico verso l'ambiente hardcore. Non riesco più a trovare nulla che riesca a comunicarmi qualcosa e secondo me, l'hardcore, se non comunica nulla, non ha ragion d'essere. Leggo i testi e non vedo altro che frasi fatte messe insieme giusto per avere un testo pronto, oppure si scelgono frasi ad effetto per cercare di imitare chi è riuscito a creare poesia con testi urlati a squarciagola. Per questo ho iniziato ad ascoltare altro, per trovare persone che cercano nuove strade per comunicare idee, sentimenti e sensazioni.

Anche da un punto di vista del packaging e della grafica le cose sono parecchio cambiate, tanto che oggi il progetto d.i.y. ha una sua propria filosofia ben specifica e aggiunge alla musica un valore ulteriore, mai legato al solo aspetto estetico. Vi va di parlarcene?

Simone: Partiamo dal presupposto che la musica è arte, su questo penso non ci siano dubbi. Purtroppo da casa mia non si vede più, ma anni fa c'era TeleMarket e ogni giorno vendeva opere d'arte (più o meno). Tu chiamavi e compravi direttamente quadri, statue, cassettiere. Con la musica purtroppo non è così, non compri la musica in quanto musica ma compri un supporto che contiene la musica. Non compri direttamente l'arte ma compri un qualche cosa che la contiene e questo qualche cosa è un prodotto industriale anonimo e creato in serie, scelto sulla base di modelli ormai banali e convenzionali. E se ci pensi è anche logico che l'industria musicale sia in crisi, non discutiamo sul valore della musica "commerciale", discutiamo sulle confezioni in sé. Nella maggior parte dei casi c'è un libretto formato da foto dell'artista/gruppo in pose ammiccanti o finto depresse, testi e i ringraziamenti al produttore, alla famiglia (onora il padre e la madre, sempre!) e ai telespettatori che l'hanno votato in tv. Fine. Noi odiamo tutto questo e dobbiamo assolutamente
vendere i nostri dischi per riuscire a farne degli altri, se no non avrebbe senso andare avanti. Per questo vogliamo riconsiderare tutta la questione confezione, rivoluzionarla e creare cose
particolari/interessanti/non banali. Vogliamo arrivare a considerare anche il supporto fisico come un elemento artistico e non un semplice mezzo di diffusione, che poi, in realtà, grazie ad internet nessuno compra i cd per ottenere la musica, sicuramente prima di comprare avrà già scaricato e valutato se la qualità vale la spesa. Arriviamo a considerare il disco nella sua totalità, come soggetto composto da anima (musica) e corpo (supporto confezionato). Come amiamo la musica che comunica, così amiamo comunicare attraverso la forma e la materia. Per questo cerchiamo come possiamo di usare materiale riciclato o recuperato, facciamo tutto noi a mano, imparando le tecniche. Vogliamo che attraverso i dischi si creino rapporti umani, sentimentali e artistici. Non commerciali o produttivi. Spero di essere riuscito a spiegare tutto...


Come credete che interagisca un'ottica d.i.y. nell'attuale società della rete e degli mp3? Pensate che il riportare l'attenzione anche sull'oggetto materiale (che nel caso delle vostre uscite comporta un'azione umana determinante) celi un messaggio anche rispetto all'imperante approccio tecnologico e (s)personificato?

Marta: Chiaramente questo è uno dei nostri intenti, ma dobbiamo ricordarci che prima di tutto se siamo arrivati a questo punto è colpa nostra, di noi ascoltatori, non dei mezzi che abbiamo a disposizione.
Indubbiamente l'avvento di internet, dell'mp3, ha aiutato a rendere più accessibili certi ambienti a tutti, e ciò non è del tutto un bene, spesso porta molte persone a scaricare GB su GB di musica, e per questo motivo credersi cultori, esperti o quant'altro, per poi riempirsi la bocca di paroloni e atteggiamenti boriosi. Se prima (e intendo prima del web 2.0) per aver un disco a cui tenevi dovevi sudar sangue, ora basta cercare un attimo e nel tempo poche ore, o meno, si ha l'intera discografia dell'artista in questione, è questo amore per la musica? Ovvio, non si dice di comprare indistintamente, le finanze sono sempre quelle, ma c'è anche più gusto a toccar con mano un disco che si ama, anche se è sempre e solo un mio parere, per non parlare di questioni di coerenza. Si può dire quindi che il nostro lavoro vuole incuriosire, riportando attenzione dove questa è sparita, senza lasciarci adagiare nella pigrizia, caratteristica tipicamente umana, a volte riuscendoci a pieno, a volte rimanendo solo nelle mani dei pochi "feticisti musicali" rimasti, il che non è sempre un male, appunto.

Come scegliete i gruppi da produrre? Valutate solo il fattore musicale o anche quello umano? Che tipo di rapporti si instaurano tra voi e le formazioni che producete?

Simone: Beh ormai stiamo aiutando solo e unicamente gruppi formati da persone che conosciamo direttamente, con cui abbiamo un vero e reale rapporto, riuscendo ad andare oltre le mail e le
formalità del caso. Abbiamo trovato amici, abbiamo trovato conoscenti, ragazzi con cui condividere serate, viaggi in auto, cene, bevute. Qualcuno ha trovato anche qualcosa di più. Ci piace ciò che dicono, ciò che comunicano e i modi in cui fanno tutto questo.

Marta: Anche perché sinceramente lavorar con persone sgradevoli di sicuro non è un incentivo a lavorar di più o meglio, anzi.

Sempre in tema di rapporti con i musicisti che escono per la Frohike, che tipo di aspettative hanno quando decidono di realizzare un disco con voi? Credete che esista una differenza tra chi sceglie/è scelto da voi e chi spera di uscire per la classica label con aspirazioni prettamente commerciali?

Marta: Sarebbe una bella domanda da far a loro eh, eh.

Simone: Ora, appena iniziamo a parlare di un disco tutti subito ci chiedono di proporre qualcosa di strano. Insomma, dal Lo-Fai al Lo-Famo-Strano, volendo "citare" Bugo. Sicuramente chi è uscito (e
uscirà) col nostro aiuto sa che ogni passaggio, anche il dettaglio più secondario, è stato curato personalmente. Chi ci ha dato fiducia ha creduto di più nel lato umano e nel lato artistico piuttosto che in quello commerciale. Siamo il Lato Oscuro della Forza, insomma.

Quali credete siano le uscite chiave per la label, non tanto le migliori quanto quelle che hanno segnato/focalizzato dei momenti di svolta o di presa di coscienza per voi?

Simone & Marta: Sicuramente il primo disco dei Dyskinesia e quello degli Up There: The Clouds. Il primo perché è stato il disco di svolta, in cui a far parte della Frohike siamo rimasti solo noi due. L'altro perché è il primo disco in cui noi, assieme ai ragazzi del gruppo, in prima persona, abbiamo creato il supporto fisico. La cosa divertente sono stati i mesi passati a costruire prototipi, in cui sperimentavamo idee che sulla carta sembravano geniali e poi dal vivo erano dei disastri galattici.

Quali sono le realtà che vi hanno ispirato? Quali le label di riferimento o amiche della Frohike?

Simone: Non è il caso di fare nomi di label amiche, sicuramente mi dimenticherei di qualcuno. Pensandoci un attimo, mi viene da dire che forse tanta influenza viene da fuori, da altri ambiti lontani dalla musica. Alcune cose dal mondo della comunicazione, dal fumetto...

Avete un bacino di utenza identificabile? Che tipo di persone si rivolgono alle vostre uscite e a quali persone vi rivolgete voi nel momento in cui realizzate un disco?

Marta: Abbiamo la fortuna di colpire un target abbastanza vasto, nei suoi limiti, dai feticisti a cui prima accennavo ai curiosi che comprano a scatola chiusa, solo per la confezione, e sono le persone più impensabili. Devo dire che è sempre una soddisfazione veder gli occhi che si illuminano e, a seguire, la fatidica domanda: "Ma cosa fanno?".

Simone: Io vorrei tanto che mia sorella apprezzasse un disco Frohike. Ma ogni volta si lamenta per qualcosa... Troppo rumore, troppe urla, troppo palloso, troppo satanico...

Quali progetti avete in cantiere per il prossimo futuro? Quali le prossime uscite?

Simone & Marta: A giorni inizieremo a lavorare fisicamente al primo disco dei Block! Antonius Block!, nostri carissimi amici di Milano. Stiamo studiando un digipack particolare anche se non complicatissimo, questa volta, noi e il gruppo, puntiamo molto sul messaggio piuttosto che sulla forma. I Block hanno costruito un complesso apparato filosofico/antropologico a sorreggere la struttura del disco, noi vogliamo valorizzare tutto questo a pieno. E per promuoverlo al meglio inizieremo tra pochi giorni anche a girare il video per una canzone estratta dal disco stesso. Poi per la seconda parte dell'estate parteciperemo alla coproduzione dello split O (ex-Deprogrammazione) /Hungry Like Rakovitz e assieme a GrindPromotion faremo uscire un progetto molto particolare. I Viscera/// hanno realizzato la colonna sonora di un film d'animazione creato da un artista polacco, noi faremo uscire un cofanetto contenente il dvd del film e un cd con colonna sonora inedita completa e una serie di remix di canzoni dei Viscera///, realizzati da vari gruppi e progetti (Morkobot, Musica per Bambini, Corpoparassita...). E nella nebbia si nasconde ben altro.

So che state prendendo in considerazione l'idea di trasformare la Frohike in un'associazione culturale, una scelta particolare e che si inserisce in un'ottica che vi vede più intenti a promuovere che a commercializzare la musica. Vi va di spiegarci bene come è nata e quali motivazioni vi hanno spinto a considerare questa idea?

Simone: Diciamo che abbiamo un po' di idee per la testa riguardo il futuro della Frohike. E quella dell'associazione culturale è quella che più ha forma. Scegliere l'associazione vuole dire affermare con rigore i principi su cui già oggi, informalmente, si basa la Frohike. Nessuno di noi guadagna nulla dalla Frohike, anzi. E ciò che facciamo cerchiamo di inquadrarlo nell'ottica della promozione e della proposta di un'idea diversa di musica e attitudine musicale.

Marta: La risposta l'hai data te in parte nella domanda, alla fine, quello che vogliamo è promuovere la musica degli artisti che si affidano a noi, anche per questo stiamo entrando in contatto con la Consouling Sound per la diffusione estera dei nostri dischi. Mettere il nostro nome come associazione culturale, inoltre, è simbolico per l'eclettismo della Frohike, i nostri interessi per l'evoluzione di questo progetto sono vari e vanno ben oltre la sola produzione di dischi.

Questo tipo di approccio non è certo molto comune nel vostro giro, come credete che verrà accolta la cosa e quali secondo voi le critiche e i dubbi cui andrete incontro? Immagino che gli stessi dubbi abbiano colpito anche voi, come vi siete risposti?

Marta: Fondamentalmente dall'esterno non mi aspetto molte reazioni, a parte quelle positive di chi è d'accordo con noi e di chi ci vuole bene. Critiche negative, in tutta sincerità, non riesco a farmene venire in mente, e sono dubbiosa sul fatto che, nel caso, ci saranno espresse apertamente; vedo sempre più spesso aggirarsi il fantasma dell'apparente buonismo nell'ambiente... Tra di noi ci sono stati pomeriggi di discussione, legati principalmente agli eventuali problemi burocratici, che credo siano l'ostacolo maggiore alla voglia di fare, ma per ora i fattori positivi sembrano superare numericamente anche questa bega così pesante, staremo a vedere.

Last famous words...

Simone: Michele, ti ringraziamo per tutto lo spazio, l'interesse e l'appoggio che ci hai sempre riservato. Viva viva Audiodrome.

Marta: Grazie davvero, fate l'ammore, non fate la guerra, andate in pace, ringraziate Satana e Hail Seitan.

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A cura di: Michele Giorgi [michele.giorgi@audiodrome.it [2]]

Label: Frohike



Data articolo: giugno 2010

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