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ANNA CALVI / BEMYDELAY | 9/4/2011

Articoli / [live]view
Inviato da fabrizio 06 Mag 2011 - 02:18

Locomotiv Club - Bologna




Ha funzionato a meraviglia la macchina organizzativa che si celava dietro un personaggio come Anna Calvi, non c’è che dire. Uscita dal cilindro come un’inaspettata e sorprendente novità discografica, e forte del patrocinio di Brian Eno, la piccola cantautrice britannica di chiare origini italiane si presenta quasi impeccabile - a parte un braccio praticamente fuori uso - sul palco dell’affollato locale bolognese. Come una timida Kylie Minogue in salsa ‘indie’, questa minuscola diva in camicia rosso fuoco e truccata di tutto punto cerca di farci appassionare a lei con le sue diligenti songs. Ci riesce solo in parte, secondo noi, e prima dobbiamo segnalare in apertura di set la presenza di Marcella Riccardi aka BeMyDelay. Un ottimo esempio, questo, di artista self made che lavora - di nascosto e in maniera discreta - sulla carcassa rock, a volte sottilmente psichedelica e free-form, altre presa da oscuri spettri younghiani, specie quando il volume si fa più elevato e febbrile. Il tutto accompagnato da una voce quasi afona e altrettanto evocativa. In netta contrapposizione con quanto ci mostra l’autrice inglese: di fatto la sua proposta è parecchio lontana da questo strambo e succulento antipasto. Non ce ne vogliano i numerosi e accaldati aficionados presenti, ma un solo disco, per di più ben congegnato, ma quasi troppo perfetto e palesemente studiato a tavolino, non può bastare a fare di un artista come la Calvi un caso che, anche a sentire dalle urla del pubblico, sta assumendo proporzioni decisamente inusitate. Intendiamoci: la scrittura dei pezzi c’è tutta, così come le intriganti atmosfere e le affascinanti svisate chitarristiche, ma ci riesce piuttosto difficile non pensare ad un live sì impeccabile, ma a tratti paradossalmente "impersonale", perfetto in ogni suo singolo elemento, ma forse un pelo volgarotto, specie nell’uso della batteria, "grassa" come neanche un gruppo metal degli anni ‘80. Troppo robotiche e squadrate, infatti, le esecuzioni dal vivo dei pezzi, che certamente nascondono un buon lavoro di cesello armonico ed estetico, che risulta però troppo spesso solo ammiccante, mai evocativo; come a voler a tutti i costi sedurre il pubblico con la soluzione più facile che ci sia a portata di mano. Vedi ad esempio la “turistica” versione del classico - mutuato dal songbook partenopeo - “Surrender” di Doc Pomus, resa celebre da Elvis Presley, e di una “Jezebel” aggressiva e quasi combat-rock (comunque dignitosa). Apice del breve live act rimane di sicuro una “Love Won’t Be Leaving” parecchio seducente, con quell’intermezzo “doloroso” dove la voce della Calvi sfiora un sublime afflato quasi diabolico, dimenticando per un attimo la sua malcelata androginia, invero troppo controllata (è lì che secondo noi deve puntare maggiormente, sulla prova vocale e meno sul contorno), mentre tutto il resto scorre via liscio e fresco come un buon bicchiere d’acqua ristoratrice. Sarà mica poco, direte voi. Certo che no, ovvio, ma ci aspettiamo qualcosa di più da questa artista che ci ha fatto annusare di che pasta è fatta e di quali sacrifici si nutre un talento. Che però deve necessariamente crescere e svilupparsi con più determinazione e maggiore distacco dalle cose terrene, altrimenti il suo sarà soltanto un percorso poco accidentato e fulmineo, come quello di tanti altri validi artisti, ma troppo breve per lasciare un solco profondo nella popular music contemporanea. Amara considerazione, forse, ma utile magari a far scendere sulla terra tanti critici e fan che s’erano entusiasmati troppo presto.


A cura di: Maurizio Inchingoli [info@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Anna Calvi
Gruppo: Bemydelay



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