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EARTH | SABBATH ASSEMBLY | 28/4/2011

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Inviato da fabrizio 13 Mag 2011 - 23:56

Locomotiv - Bologna



Dylan Carlson è la storia fatta persona, non c’è dubbio. Il suo sguardo apparentemente torvo e i suoi numerosi tatuaggi stanno a testimoniare le tante tempeste che è stato in grado di attraversare, tra abusi di vario tipo e dischi sempre più raffinati dal tempo e dall’esperienza. Che è poi il vero metro di paragone per meglio definire questa serata speciale, visti i risultati finali. Esperienza che invece, e per forza di cose, difettava nel progetto di apertura, quei Sabbath Assembly capitanati dalla bella Jessica “Jex” Thoth, qui al primo disco, che hanno provato a riscaldare un pubblico preparato ed in attesa del vero evento della serata. Nei tre quarti d’ora del set il quartetto newyorchese tenta di trasporre dal vivo i pezzi del buon disco d’esordio, Restored To One, che dopo ripetuti ascolti cresce sempre più, tanto è ossianico il suo incedere, tra fraseggi à la Jefferson Airplane e oscure voci pastorali che ricordano le Mamas And Papas passate incidentalmente a trovare la Family di Charles Manson. Tutte queste caratteristiche, però, on stage si perdono in parte, tra le indecisioni del chitarrista e quelle della Thoth, che comunque, appena acquista un po’ di confidenza col pubblico, inizia a carburare, tanto che i pezzi diventano un perfetto esempio di cantautorato appena sporcato da scorie rock. Segnaliamo una “The Saints Shall Inherit The Earth” intimista e il finale a cappella con “Glory To The Gods In The Highest”, che il pubblico accompagna con sincera partecipazione. Segnaliamo inoltre poi l’ottima batteria del quasi albino Dave Nuss, uno che viene dal thrash metal e dall’indie più innovativo (Angkor Wat e No-Neck Blues Band), che aggiunge un tocco selvaggio al tutto. Certo registriamo il fatto che non c’è niente di nuovo sotto il sole, ma i nostri possono crescere, ne siamo convinti, anche perché i pezzi ci sono tutti; devono solo rodare meglio la macchina live ─ troppo scarna secondo noi ─ e poi forse potremmo assistere a prove anche stellari. Epiteto che invece si merita tutto il quartetto di Seattle, qui in buona forma.


Salgono sul palco, montano praticamente da soli i loro strumenti e iniziano con la loro proposta rodata ed ottundente. Sin dall’iniziale omaggio “muto” e strumentale ad Anne Briggs, ricordata per tramite della sua splendida “Blackwater Side”, e snocciolando praticamente tutto l’ultimo lavoro appena uscito per la solita Southern Lord. Passano in rassegna quindi “Old Black”, una lunare e felpata “Descent To The Zenith” e “Father Midnight”, che aumenta la temperatura della situazione fino a far deflagrare la chitarra nella finale e notevolissima “Ouroboros Is Broken”, forse l’apice del concerto. E col bis nella altrettanto potente “Angel Of Darkness, Demons Of Light 1”, che parte lenta e quasi free-form per poi assumere cadenze sì dissonanti ma tutto sommato anche quasi rilassanti, come dei selvaggi Grateful Dead appagati e pronti per salutare il pubblico prima di tornarsene a casa in santa pace. Notiamo poi una perizia tecnica impeccabile da parte di tutti i musicisti presenti, a partire dalla splendida telecaster dell’amicone di Kurt Cobain, mai troppo invadente e a tratti parecchio lancinante e suadente nel suo vagare con sicurezza fra le note; od il violoncello di Lori Goldston, sempre lì a ricamare bordoni che mai escono dai binari di una presenza sempre discreta, quasi invisibile. E poi i passaggi percussivi financo jazzy e mai troppo invasivi di Adrienne Davis, un “mastodonte” simpatico e dalla tecnica sopraffina, fino poi alle scarne e sempre telluriche note di basso di Angelina Baldoz, che accompagna i nostri dal vivo per questo lungo tour europeo.


Soddisfatti ed appagati usciamo quindi dal locale per provare a rimettere subito in fila i nostri pensieri, scompaginati da queste spirali chitarristiche avvolgenti e “detournanti” che abbiamo amato alla follia, e che desideravamo da tanto tempo apprezzare dal vivo.


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A cura di: Maurizio Inchingoli [info@audiodrome.it [2]]

Gruppo: Earth
Gruppo: Sabbath Assembly



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