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Speciale A Buzz Supreme

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Inviato da fabrizio 22 Mag 2011 - 21:40

A Buzz Supreme non è una sigla che compare sempre sui dischi che, in qualche modo, hanno avuto a che fare con chi c’è dietro di essa. Chi si occupa della distribuzione, della promozione e dell’organizzazione fondamentale perché i dischi diventino realtà e arrivino tra gli scaffali dei negozi o in quelli virtuali di qualunque sito o shop virtuale della grande rete, non è così conosciuto dagli acquirenti così come anche dagli appassionati. A Buzz Supreme è un esempio davvero importante di chi si occupa di tutto questo e quest’intervista è un modo per approfondire i meccanismi che si celano dietro la “vita” dei dischi dopo la registrazione e un modo per mettere in risalto, senza piaggeria alcuna, il lavoro che Andrea Sbaragli e Fabio Vergani svolgono ormai da tre anni. Ecco la chiacchierata con Andrea.




Le idee, i sogni, la volontà di realizzarli. Come nasce A Buzz Supreme e con quali finalità?

Andrea Sbaragli: A Buzz Supreme nasce tre anni fa. Sia il sottoscritto sia Fabio Vergani, l’altra metà di A Buzz Supreme, dopo tanti anni di lavoro in vari campi della discografia indipendente, volevamo riappropriarci in pieno della nostra passione musicale ricominciando con una nuova struttura che ci permettesse di portare avanti le nostre idee. La crisi del mercato ha creato nuovi dis-equilibri, ma ci sono anche nuove possibilità di gestire tutto quello che sta intorno all’attività degli artisti. L’obiettivo era cercare di realizzare le nostre idee occupandoci della musica che ci piaceva, l’idea alla base sviluppare un’attività trasversale tra promozione, edizioni musicali e management.

Come si sono evolute le cose nel tempo? Avete raggiunto gli obiettivi voluti?

Beh, non ci possiamo lamentare, le cose vanno bene. Sul versante internazionale siamo felici di avere ottimi partner sia per le edizioni sia per la promozione, anche se in quest’ultimo campo il crollo delle vendite rende spesso difficili investimenti promozionali. Sul versante italiano le cose stanno andando meglio di quanto sperassimo. Siano felici e orgogliosi della musica e degli artisti con cui collaboriamo. La doppia compilation (in streaming in home page) è proprio nata con l’intento di mettere insieme la bella musica che ci ha appassionato negli ultimi mesi. Un piccolo obiettivo, ma che per essere raggiunto necessita di molto lavoro.

Quanti altri ce ne sono lì a un passo e altri un po’ più lontani ma che vorreste raggiungere lo stesso?

Gli obiettivi che ci poniamo quotidianamente sono davvero tanti. Senza esagerare, trovo che gli stimoli che ci diamo, insieme a quelli che vengono dagli artisti, sono sempre positivi. Nei prossimi mesi un obiettivo ambizioso che ci preme molto è intensificare la presenza dei nostri artisti italiani all’estero. Abbiamo progetti avviati che speriamo possano dare frutti entro l’anno. Sul versante italiano stiamo approfondendo il nostro rapporto con cinema e sincronizzazioni in genere in Italia e all’estero.

Qual è l’iniziativa di cui andate più fieri?

Negli ultimi mesi, oltre allo sviluppo del nostro catalogo e del flusso continuo di promozione che abbiamo ogni mese, siamo riusciti a chiudere un accordo con The Orchard per la distribuzione digitale e con Audioglobe per la promozione fisica delle autoproduzioni che usciranno veicolate da A Buzz Supreme. Non si tratta di scelte dettate dal business, ma dal tentativo di dare sempre più servizi agli artisti che collaborano con noi. Siccome la forza lavoro di A Buzz Supreme è limitata, visto che siamo comunque una piccola realtà, cerchiamo spesso la collaborazione con partner fidati, come per esempio Trovarobato, con cui collaboriamo per il digitale.

Ora un po’ di domande da un milione di euro. Dato il vostro punto di vista particolare e da “addetti ai lavori” se mi passate il termine, come si evolverà il mondo musicale, magari proprio riguardo a ciò che realizzate con A Buzz Supreme?

Credo che sempre più gli artisti debbano essere coinvolti in prima persona nella gestione, nella strategia e nell’organizzazione del proprio lavoro.
Credo che ci sia già un cambiamento in questo senso e che non si limiti alla maggiore presenza su social network o “nella” rete in genere.
Bisogna dedicare molto tempo ad un nuovo progetto, prima che un gruppo possa cominciare a farsi conoscere ed apprezzare. Per far questo, la collaborazione assidua con gli artisti è importante. La domanda che mi fai è davvero difficile e non credo di poter prevedere particolari sviluppi. Noi siamo consci di lavorare in una “nicchia” che vorremmo potesse ampliarsi sempre di più, nonostante gli spazi e l’attenzione in genere per la musica di qualità sembrino diminuire.

Quali pensate siano le vie migliori per promuovere musica oggi e in un mercato particolare come quello italiano allora?

Noi cerchiamo di muoverci su tutti i fronti. Oltre la presenza su web e giornali, sempre molto importante, credo che la presenza in radio, per certi generi musicali, e ancora di più, una continua attività live capillare per tutti i gruppi, siano gli strumenti più importanti. A differenza del passato però, sono pochi i media che possono cambiarti la vita e quindi la promozione deve essere il più possibile a largo raggio.

E a proposito, come lo vedete sto benedetto mercato, mondiale e nostrano?

Mercato? Dove? Quale? A parte le battute, devo dire che ogni anno partecipiamo alle fiere internazionali più importanti. L’impressione che ne abbiamo è che ci sia una contrazione costante, ma che in larga parte, valgano ancora le vecchie leggi del mercato. Si preferisce arrampicarsi sugli specchi, tagliare i budget, ma non vedo un generalizzato rinnovamento del business musicale. Per quello che riguarda il mercato indipendente italiano, fino ad un certo livello è comunque tutto sulle spalle degli artisti e degli addetti ai lavori che lavorano più per investire su un ipotetico futuro, piuttosto che vedere ripagati gli sforzi ed i meriti acquisiti.

Il file sharing è una via “amica” o ha distrutto più che costruito? Che ne pensate del viral marketing e delle tante, troppe uscite che si soffocano a vicenda?

Trovo il file sharing uno strumento in più per i gruppi per farsi conoscere, e per gli appassionati di trovare tutta la musica che vorrebbero. Non credo sia né un bene assoluto né il male. Dipende da come si utilizza. Per scaricarsi l’opera omnia dei King Crimson, ad esempio, ci vogliono poche ore, ma se non hai un metodo ed un approccio all’ascolto, credo sia dannoso pensare di conoscere la musica solo perché l’abbiamo immagazzinata su qualche hard disk. Alla musica, se vogliamo ascoltarla, dobbiamo dare il nostro tempo e le nostre emozioni. Il viral marketing è uno degli strumenti a disposizione, ma per fortuna non il solo. Riguardo le tante, troppe uscite, il discorso è molto lungo. Non credo debba essere ipotizzata o richiesta una selezione alla fonte. È bello che sempre più ragazzi trovino nella produzione musicale un veicolo di comunicazione e tentino di misurarsi proponendo la loro musica a giro. Oggi ci sono molti più strumenti sia per produrre la musica sia per farla conoscere. Il problema penso che stia nella mancata selezione da parte degli addetti ai lavori. Dedicando ai nostri artisti molto tempo, necessariamente abbiamo dovuto scegliere di lavorare limitando al massimo le collaborazioni ogni mese. Scegliendo uno o due progetti al mese, operiamo una grandissima selezione e spesso dobbiamo dire di no a progetti che ci interesserebbero. Ma dall’altra parte riusciamo a dare tutta l’attenzione possibile ai progetti che seguiamo.

Come mai qui l’aspetto live è visto in maniera molto secondaria dal punto di vista di chi organizza determinati eventi? Cioè: nel resto del mondo ormai sembra essere di primaria importanza e l’uscita discografica subordinata al live. Cosa ci manca poi per capire che anche la musica, diciamo “pop” è cultura come tante altre forme d’arte?

Posso solo dirti che il “live” è uno dei settori chiave per quello che ci riguarda. Essendo una delle poche cose di cui non ci occupiamo, una buona attività live, un’agenzia, o soltanto qualcuno all’interno del gruppo che se ne occupi con professionalità, possono essere il detonatore per una buona promozione ed una buona visibilità. Ma anche per questo settore, servirebbe investire su giovani artisti e spesso per le agenzie non è economicamente vantaggioso.

Aveste un budget faraonico a disposizione, aldilà dei desideri personali, cosa vi piacerebbe realizzare per A Buzz Supreme? Come volete che si evolva la vostra “creatura”?

Beh, mi piacerebbe poter avere un canale di promozione diretto col pubblico, una radio, una web radio, un buon sito. Per quello che riguarda la radio è un vecchio amore, visto che per 15 anni ho avuto un programma e mi manca molto. Mentre per il sito, ci stiamo lavorando da tempo, ma il nostro di tempo è quello che è e al momento rimane uno degli argomenti scottanti per A Buzz Supreme.

Ma i vostri gusti musicali?

Molto diversi tra me e Fabio. E questo è il bello. Ci siamo conosciuti negli anni ’80 e alcune radici sono le stesse, i Clash per esempio. Bellissimo quando siamo riusciti ad intrufolarci sul palco dei The Good, The Bad And The Queen, a due metri da Simonon, emozionati come dei ragazzini. Per quello che mi riguarda ascolto di tutto e non ho preclusione di generi. È la fortuna che ho, per tenere viva sempre la curiosità per quello che non ho ancora sentito. Nato musicalmente con i Genesis di Peter Gabriel, sono passato dal punk alla new wave, al jazz alla contemporanea, avanguardia, etnica, elettronica e D. La mia passione poi va alla musica brasiliana, tutta, dalla bossa all’elettronica, dal samba al tropicalismo, inclusa la scena indie attuale. Nei prossimi giorni mi incontrerò con Tom Zè, uno dei miei miti in assoluto. Sono i momenti in cui mi sento molto fortunato ad occuparmi di ciò che mi piace. Poi ci sono anche i lati negativi, però.

Analogico o digitale?

Preferisco l’analogico, quasi sempre.

Quali gruppi o artisti vostri e non, ritenete che meriterebbero più considerazione di quanto  ne abbiano?

Difficilmente mi esprimerò su un nostro gruppo piuttosto che su un altro. Trovo però che molti gruppi emergenti in genere siano sottovalutati, semplicemente perché non gli si danno le giuste occasioni. Ma come dice Fabio (e non solo lui): “Il tempo è galantuomo…”

Prima di salutarci non ce la faccio a non chiederlo. Perché proprio A Buzz Supreme?

Abbiamo dovuto dare molti nomi per denominare la nostra società, che fin da subito doveva essere una società di edizioni. Ho ancora da qualche parte la lista che stilammo. Alla fine abbiamo deciso per A Buzz Supreme. Ci piaceva l’ossimoro innanzitutto. Musicalmente è un omaggio al Coltrane e ad una delle più belle copertine di tutti i tempi, ma era anche un omaggio a Jeffrey Lee Pierce e ad una sua versione di Love Supreme, in versione blues sporco ed ipnotico che ho avuto la fortuna di vedere e di conservare ancora sotto la mia pelle. Poi il destino ha voluto che con A Buzz Supreme ci occupassimo anche della promozione delle ristampe dei Gun Club e per altra strada siamo diventati sub editori in Italia dei brani di JLP che erano contenuti in We Are Only Riders, il bel tributo a lui recentemente dedicato. Belle soddisfazioni per dei vecchi fan.

A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it [1]]


Data intervista: maggio 2011

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