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SIX ORGANS OF ADMITTANCE | 20/5/2011

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Inviato da fabrizio 30 Mag 2011 - 20:37

Covo - Bologna



Ben Chasny si presenta in solitaria sul palco del Covo, come un menestrello qualunque posizionato in un angolo poco illuminato di una metropoli qualsiasi.
La differenza la fanno naturalmente le canzoni e l’appeal del musicista, uno dei più dotati e talentuosi dell’ultimo decennio almeno, che questa sera dimostra di saper tenere il palco davvero come pochi altri sanno fare. I Six Organs Of Admittance sono una sua creatura, diciamolo, una proprietà certamente cangiante ma esclusiva alla quale dare forma compiuta praticamente solo dal vivo, anche se poi in questo tour di presentazione dell’ultimo, buono, Asleep On The Floodplain (appena uscito per Drag City), Chasny rinuncia a qualsiasi collaborazione “esterna” e riduce all’osso un impianto musicale che di solito è molto più complesso. E centra il segno, nonostante una malcelata voglia di far presto -evidentemente il nostro non ama poi troppo andare in tour - lasciandoci comunque un buon ricordo di sé e di un live scarno, essenziale, ma praticamente perfetto, proprio perché egli mostra tutte le sue fisime e passioni. Allora precisiamo subito: accordature sempre elaborate per ogni pezzo che introduce, esecuzione veloce, efficace e rapido ringraziamento ─ come da prassi ─ diviso tra un ottimo uso della tecnica fingerpicking e dalla sincera evocazione di atmosfere sempre riflessive e dal taglio ombroso.
Tra i numerosi pezzi segnaliamo quindi la notevole “Shelter From The Ash”, tratta dall’omonimo album del 2007, rigorosa e cantilenante, e la pastorale e delicata “Hold But Let Go”, estrapolata dall’ultima pubblicazione, dove aleggia lo spettro lontano e nascosto di un folk singer di razza come Jackson C. Frank, solo però più riconciliato col mondo. Arrivando alle nervose atmosfere della fase centrale del gig, che è costellata di vigorosi passaggi raga e di melodie sempre accattivanti. Caratteristiche, queste, che affiorano con particolare frequenza nelle maglie del suono dell’ex (?) Comets On Fire, a ribadire che quando si compone del folk serio non si può prescindere da certe lezioni e certi maestri. Questo a maggior ragione, quando si ha a che fare con un musicista che ha lavorato tanto sullo strumento, migliorando di disco in disco, ma che è ben cosciente di non avere poi tutte queste qualità vocali eccezionali, anche se a tratti il suo “moaning” è decisamente affascinante. A conti fatti questo elemento pesa poco ai fini del risultato, visto il notevole approccio musicale e le ottime prove su disco, affinato nel tempo, visti anche i sentiti tributi ai padri di quella musica che il nostro continua ad omaggiare con rispetto e coraggio passando anche per le collaborazioni più prestigiose: ci viene da pensare in primis ai grandi maestri di quel passato, uno per tutti John Fahey, arrivando fino all’universalmente riconosciuto erede di quest’ultimo, quel Jack Rose che ha da poco lasciato questa terra, cui Chasny ha dedicato l’ultimo disco.
Mr. Six Organs Of Admittance chiude poi velocemente con l’evocativa melodia di “Above A Desert I’ve Never Seen”, sempre da Asleep…, non prima di aver accordato lungamente la sua chitarra, e dopo aver ringraziato ripetutamente il non numerosissimo pubblico accorso per l’occasione. Infine tutti a casa, a fissare nella memoria l’atmosfera raccolta e rilassata della serata, e a riascoltare, ancora una volta, i suoi cristallini lavori.


::Six Organs Of Admittance su Audiodrome:: [1]

A cura di: Maurizio Inchingoli [info@audiodrome.it [2]]

Gruppo: Six Organs Of Admittance 



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