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THE DEATH OF ANNA KARINA

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Inviato da fabrizio 10 Giu 2011 - 01:10

La mancanza di un gruppo hardcore/screamo/post punk importante come i The Death Of Anna Karina si sentiva eccome, dopo cinque anni di assenza. Ancora più curiosità aveva suscitato l’annuncio di una nuova uscita, per la prima volta completamente in italiano. Recensito Lacrima/Pantera, era d’obbligo l’intervista.




Togliamoci il dente, per quanto la decisione penso sia stata presa con decisione e convinzione. Come mai è nato ora il bisogno di esprimersi in italiano? Come mai Lacrima/Pantera come titolo? Di solito evito domande del genere, ma l’accostamento m’incuriosisce molto, soprattutto rapportato ai testi del disco.

Davide: Avevamo già realizzato dei brani hardcore in italiano nel 2000, quando ci chiamavamo Inedia. Il titolo del nuovo album è ispirato al footage realizzato dal regista brasiliano Julio Bressane nel 1971. Si tratta del frammento superstite di un lungometraggio dal titolo Làgrima pantera, realizzato in super8, presentato al Torino Film Festival del 2007 dallo stesso Bressane.

Zanna: Penso che fosse ormai pensiero comune all’interno della band il carattere castrante della lingua inglese. Le ritmiche durante la stesura dei pezzi hanno perso la matrice incalzante tipica del rock ‘n roll (che ci aveva spinto alla scelta dell’inglese nel 2002) ed è perciò risultato naturale tornare al punto di partenza (quello già abbracciato dagli Inedia) dell’italiano, chiudendo il cerchio.
L’approccio istintivo che caratterizzava New Liberalistic Pleasures ha lasciato il posto ad una composizione maggiormente studiata. L’italiano era l’unica scelta possibile.

E per quanto riguarda la composizione dei pezzi e la registrazione del disco? Com’è stato il rapporto con Giulio Favero e Giovanni Ferliga?

Davide: Giovanni ci ha seguito in tutta la fase delle riprese, affiancandoci con vari suggerimenti di produzione. Giulio ha seguito il missaggio e si è coordinato con Giovanni Versari durante la fase finale del mastering. Entrambi sono tecnici competenti nonché musicisti in grado di affiatarsi perfettamente con un gruppo che presenta un background come il nostro.

Un passo indietro nel tempo. Siete un gruppo storico dell’hardcore italiano. Come sono nati i The Death Of Anna Karina? Avevate degli obiettivi prefissati e, se sì, li considerati raggiunti?

Davide:  Forse la tua collocazione è eccessiva e certamente mi sembra indebita: personalmente ritengo che la parabola dell’hardcore italiano sia sorta e conclusa durante l’arco degli anni Ottanta. Il primo disco dei TDOAK, se qualcuno avrà la voglia di avviare una riflessione storico-critica preposta alla messa in prospettiva di certi fenomeni, potrà probabilmente essere inserito in una sorta di ondata screamo-hc italiana che trova tuttora i suoi esponenti più consolidati e rappresentativi in gruppi come La Quiete e Raein, ancora attivi, e molto apprezzati all’estero. Il mio obiettivo, rispetto agli Anna Karina, ti potrà sembrare ingenuo: continuare a suonare con i miei amici e mantenere in vita un progetto condiviso con delle persone che mi sono care e che, probabilmente, date le incombenze della vita quotidiana e le distanze materiali in causa, non potrei continuare a frequentare altrimenti.

Zanna: Esiste ancora l’HC italiano?? E qualcuno scrive la storia dell’HC italiano?? Dai scherzo... Ci sono momenti nel quale gli obiettivi coincidono con le passioni individuali. Il nostro momento dura da dieci anni in una passione comune che ci ha permesso di portare avanti con determinazione un discorso fatto di amicizia, risate, difficoltà, discussioni e ricerca. Se esprimere una passione è un obiettivo, beh, l’abbiamo sempre fatto e continueremo quanto più possibilmente a perseguirlo nel suo essere inesauribile.

Siete soddisfatti del disco? Come pensate verrà accolto dallo zoccolo duro dei vostri fan? Pensate di avere iniziato una nuova fase capace di portare ad ulteriori livelli la vostra espressione musicale?

Davide: Siamo soddisfatti di aver affidato alle stampe un disco che ha avuto una genesi frastagliata ed ha subito una lunga fase di incubazione forzata prima di poter essere distribuito. La soddisfazione è sempre direttamente proporzionale al tempo che è stato possibile dedicare alla produzione. Sicuramente, a diversi mesi dalle fasi finali della produzione, ci sono molte cose che sistemerei, rimettendo le mani sui suoni e sul missaggio. Nel complesso però possiamo ritenerci soddisfatti e crediamo che il disco catturi con efficacia l’energia sonora che si sprigiona durante i nostri concerti. Ritengo possibile che Lacrima/Pantera segni il passaggio verso prospettive e tappe più ambiziose nella nostra avventura musicale.

Zanna: È stato un calvario ma, fumata bianca, è uscito! Certo il tempo che è intercorso ci ha permesso di mettere a fuoco ogni difetto con una scrupolosità “kubrickiana”, ma dimenticate le paranoie da “musici” ciò che rimane è un’enorme gioia! Penso che le esperienze man mano accumulate determinino indubbiamente un cambiamento nel nostro modo di concepire ciò che suoniamo. Questo nuovo disco ci permetterà di arricchire il nostro bagaglio di esperienze e sicuramente il livello compositivo cambierà di nuovo, per l’ennesima volta.
Mi stupisce molto chi, nel commentare le nostre gesta, ci vorrebbe immobili e sempre uguali a noi stessi, in formalina. Spero non impiegheremo cinque anni a concepire un nuovo album, ma il nostro approccio è già enormemente diverso da come lo era durante la scrittura di Lacrima/Pantera. Speriamo di stupire ancora tutti, di deluderne alcuni, e di sorprendere tanti.

In senso generale e specifico Lacrima/Pantera di cosa parla? Da quali fonti sonore e letterarie è permeato e quali sono state solo accennate o utilizzate senza evidenziarle troppo?

Davide: L/P affonda le sue radici in anni ed anni di ascolti punk, hardcore, new wave, rock. Farne la filologia sarebbe un compito improbo. Sicuramente ci sono dei debiti, esplicitati tra virgolette, nei confronti di Diaframma, Massimo Volume, Guy Debord, Bertold Brecht, Albert Camus, Samuel Backett, J-L Godard, Bressane… 

Tra le canzoni ci sono riferimenti specifici e reali o è tutto riferito più in generale al clima generale che viviamo?

Davide: Un brano del disco è dedicato alle circostanze violente della morte del giovane Federico Aldrovandi ed alle sue occorrenze giudiziarie, del tutto emblematiche della perenne non volontà delle istituzioni di rendere più giusto e trasparente il processo di giustizia in tutti quei casi dove sono le stesse forze dell’ordine ad essere coinvolte. In generale il disco allude ad un clima di violenta latenza che ormai non si può fare a meno di metabolizzare ora in Italia. Un clima dove il dialogo costruttivo tra parti civili ed istituzioni non sembra più essere possibile o nemmeno previsto, una sorta di rigurgito della strategia della tensione. Tale configurazione, purtroppo, non potrà che sfociare quasi inevitabilmente nell’instabilità sociale se la politica non darà più segno di voler slacciare le proprie direttive d’indirizzo da prospettive dettate a priori dagli interessi corporativistici dei poteri economici.

Zanna: Questo è il disco della perdita dell’innocenza, della perdita dello sguardo rivolto all’esterno. Non vedenti interiorizziamo ciò che acceca e la percezione si sposta su un altro livello. Frammenti di discorsi come fotografie e fotografie come frammenti di discorsi. Istanti rubati al tempo che come sono stati il tempo di ieri potrebbero divenire il nostro domani (o sono il nostro oggi?).

Che legame sussiste tra l’artwork e il disco?

Zanna: Abbiamo scelto una soluzione di continuità con il precedente album. Greta di Heartfelt Studio ci ha seguito in tutti questi anni e ci ha sempre aiutato. Le abbiamo sottoposto il disco già in fase di pre-mix, con qualche abbozzo teorico di grafica, a livello di idea da perseguire. La figura di Anna Karina rimane, a chiudere il trittico. Tre dischi, tre copertine, tre volte Anna Karina, tre volte simulacro. Il disco è stato da Heartfelt concepito come “oggetto estetico”, è curato nei dettagli e costruito passo passo con dedizione, dalla serigrafia della grafica del packaging, alla fustellatura dei tagli in copertina, dalla scelta dei materiali, alla scrittura amanuense dei testi. Allo stesso modo sono nate le musiche. Ci sono tante analogie.

A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it [1]]

Gruppo: The Death Of Anna Karina



Data intervista: giugno 2011

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