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JON SPENCER BLUES EXPLOSION | 4/6/2011

Articoli / [live]view
Inviato da fabrizio 10 Giu 2011 - 01:47

Teatro Miela - Trieste

Foto di Beatrice Biggio [beatrice.biggio@fucinemute.it [1]]


L’uomo che stasera  - in pantaloni di pelle e con ottocento gradi al chiuso - sale sul palco ha influenzato molto rock a lui successivo.



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È già venuto a Trieste nel 2008 col suo progetto passatista Heavy Trash: all’epoca l’idea di vederlo dal vivo destò grande entusiasmo, subito scemato dopo l’esibizione, ottima eppure con pezzi troppo deboli, così come l’idea di fondo della band. Con l’Esplosione Blues, però, il signor Jon Spencer ha fatto la storia. Poi lo hanno dato per morto artisticamente varie volte - qualcuno addirittura lo compiange già con Now I Got Worry del 1996 - specie negli ultimi anni, durante i quali in effetti non ha pubblicato inediti ma solo raccolte di materiale vecchio (buon materiale). Di fatto è il cosiddetto “schema Metallica”, buono per tutte le band di oggi che fanno successo senza che nessuno si suicidi o muoia, magari passando pure su una major o una mezza indie/mezza major: per qualcuno sono finiti – guarda caso – con la scomparsa del povero Cliff Burton, per altri col Black Album, per altri con Reload perché Load tutto sommato...
Jon – siccome ha innovato e spaccato pure lui sia con questa ragione sociale sia coi marcissimi Pussy Galore – deve stupire sempre e sempre sfornare capolavori. Il problema è che lo hanno seppellito vivo,  con un fisico prontissimo a reggere ancora anni e anni di tour (sembra un trentacinquenne da almeno vent’anni, tipo Brad Pitt o Gianni Morandi). È sempre lo schema Metallica: Hetfield-Ulrich-Hammett-Trujillo, pur sterili discograficamente, sono ancora in forma e sono oggi la più grande cover band del mondo, specie di loro stessi, basta vederli suonare qualsiasi cosa (Garage Inc. dice nulla?) quando vogliono e con chi vogliono (di recente Ozzy, Ray Davies…) e metterci sopra il loro logo, senza parlare della resa live dei loro classici.

Jon Spencer è anche meglio: ha imparato da anni a coinvolgere per bene il pubblico (questa sera durante il bis scenderà dal palco a performare, per il delirio sudato di tutti), suona la chitarra, canta, gestisce una serie di pedali ed effetti, conserva il vezzo di far gridare ogni tanto il theremin. Soprattutto, aspetto che traspare chiaramente, l’uomo adora il live, una festa che ricorda sempre di santificare come si deve. Il concerto è un infinito medley del suo repertorio (da “Bellbottoms” a “She Said”), condito con qualche posa istrionica e qualche mossetta, servito come se niente fosse, quasi sempre senza pause. La prima parte scorre via liscia, con la band che si sgranchisce, ma risulta ancora un po’ troppo posata e poco abrasiva. La seconda parte, invece, per fortuna ci permette di assistere a un crescendo noise devastante: quando si arriva alla chiusura prima del bis, la seconda chitarra di Judah Bauer e la batteria di un corpulento Russell Simins (niente effetto Morandi per lui) creano un primo strato di suono continuo, sul quale Jon si mette sopra per compiere le peggiori nefandezze analogiche, altro che forma-canzone e rimbambimento. Roba che ci riconduce al noise rock anni Novanta, senza perdere il confronto con le mille diramazioni rumoriste degli anni Zero.

Alla fine tutti contenti, quindici anni dopo il 1996.

***
P.S.: apertura affidata alla parodia svizzera del garage e delle one man band. Lui è in tour con Jon Spencer, voi no, quindi ha ragione comunque lui.

A cura di: Fabrizio Garau [fabrizio.garau@audiodrome.it [3]]

Gruppo: Jon Spencer Blues Explosion



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