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OVO | Bruno Dorella, Stefania Pedretti

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Inviato da fabrizio 18 Giu 2011 - 12:07

Per gli OvO l’uscita di Cor Cordium segna una tappa importante, non solo per il cambio di label, ma anche e, verrebbe da dire, soprattutto per un sottile ma evidente spostamento negli equilibri trai molti ingredienti che ne delineano il poliedrico e sfaccettato linguaggio sonoro. Cordialissimi fuori dal palco, una volta imbracciati gli strumenti i due musicisti si trasformano e portano in scena un vero e proprio rituale ai confini tra musica, teatro e percorso iniziatico, un approccio complesso che trapela anche dalle nuove registrazioni in studio, a giudizio di chi scrive, il punto d’incontro ideale tra le vari componenti in gioco. Una ragione più che valida per andare a sentire Bruno e Stefania.




Partiamo dal cambio di label e dalle sue motivazioni. Come siete arrivati alla Supernatural Cat e perché avete deciso di lasciare la Load?

Bruno:  A volte guardi il giardino del vicino e ti sembra più verde. Se poi il vicino parla americano sembra verdissimo. Invece è solo un giardino, con piante che nascono e muoiono, e dove un bambino innocente che corre calpesta interi ecosistemi. Siamo stati bene a Providence, ma non ci eravamo accorti che si sta bene anche a Tortona. Siamo un gruppo che ha bisogno di supporto da parte di chi ci produce, non facciamo né pop né alcunché di ammaliante o trendy, non siamo un gruppo che "si vende da sé". La Supernatural Cat ci dà moltissimo in termini di supporto, gliene siamo grati.

Credete che il cambio di label possa essere collegato anche all'evoluzione del suono degli OvO e all'umore del nuovo disco, oppure si è trattato semplicemente di una scelta dettata da motivi logistici?

Bruno: La scelta di partenza era dettata da motivi logistici, ci siamo spesso trovati in difficoltà nel reperire i dischi dalla Load, ci è capitato di fare anche interi tour senza dischi a causa delle dogane, delle spedizioni, delle burocrazie assurde, contraddizioni misteriose della globalizzazione. Però è innegabile che con questo disco noi siamo più rock e meno noise, e Supernatural Cat fa un bel passo verso la trasversalità, in cui aveva già messo un bel piede pubblicando i Morkobot.

Quale credi siano le differenze principali tra l'approccio di una label italiana rispetto ad una label estera, sempre che ce ne siano...

Bruno: "Estera" è una parola un po' generica, immagino ci siano poche differenze tra un'etichetta italiana ed una svedese, e molte con una di Taiwan. Rimanendo alla mia esperienza, tra un'etichetta italiana ed una americana c'è una differenza di mercato. Un'etichetta americana si muove in un mercato immenso, in cui un disco distribuito o una recensione arrivano in tutti i 51 Stati Uniti, Canada, Regno Unito, e l'eco gigantesca arriva addirittura amplificata in Europa e nel resto del mondo. Un'etichetta europea si muove principalmente nel minuscolo mercato del suo Paese. Se sei ben recensito e distribuito in Italia, magari sei del tutto sconosciuto in Svizzera. Praticamente si riparte da zero su ogni stato, dove ci sono strutture diverse per la distribuzione, la promozione, il booking, da adattare alla lingua, ai gusti ed al sistema economico di quello Stato. La Supernatural Cat sta facendo un grande lavoro per abbattere queste barriere, e comunque ha un'organizzazione impeccabile. 

Il titolo Cor Cordium ha un chiaro riferimento al mondo letterario, vi va di raccontarci come è nata questa scelta?

Bruno: Stefania stava sfogliando un libro di turismo cimiteriale (!) ed ha trovato questo epitaffio sulla tomba di Shelley al Cimitero degli Inglesi, Roma. Questo ha scatenato la fantasia non solo sull'autore, ma sul senso di questa iscrizione. Si può interpretare in tantissimi modi, e dà il via ad un immaginario di notevole portata. Chi avrebbe mai detto che gli OvO avrebbero messo il cuore al centro di un loro disco? Ovviamente la nostra visione comprende anche quanto di macabro e "nero" questo comporta. 

Un'iscrizione su una tomba che parla di cuore, cioè di vita e sangue, pulsare ritmico e sentimenti. Quanto di questo si riflette nella musica contenuta?

Bruno: Mentirei se ti dicessi che i pezzi sono nati sul concetto di pulsazione ritmica e di cuore inteso in questo senso. Il cuore come concept è arrivato dopo, ma è sempre stato lì, in realtà è sempre stato nella musica degli OvO. In questo disco, che mi sembra particolarmente compiuto, è emerso prepotentemente come figura dominante all'interno della band sin dai suoi esordi, quando io e Stefania eravamo una coppia anche nella vita. Oggi non lo siamo più, anche questo è un elemento che riguarda i sentimenti e la nostra musica.

Alcuni dei brani (penso ad esempio a "Marie", di cui è uscito anche un video) sembrano riflettere in maniera perfetta la vostra attitudine live che ha da sempre una forte vena performativa/teatrale. In che modo musica, gestualità e aspetto visivo interagiscono in OvO?

Bruno: Mi fa piacere che tu veda la componente teatrale e performativa anche in questo disco, nonostante sia più rock e più vicino alla forma-canzone. Il video di Marie rimanda molto alla nostra teatralità ed all'affinità con l'immaginario dei b-movies horror e splatter. L'aspetto visivo degli OvO è principalmente farina del sacco di Stefania, che ha una visione molto archetipica dell'arte e della performance. Per lei sarebbe impensabile salire sul palco senza una maschera o un aspetto diverso dal normale. In effetti è anche parte del nostro modo di essere punk (in senso crassiano). Giù dal palco siamo persone normali con cui puoi tranquillamente parlare, di solito siamo anche abbastanza sorridenti e felici di essere in giro a suonare, non vogliamo creare una vera separazione tra artista e pubblico. Però poi, sul palco, inizia un rito. Le persone con cui parlavi fino a 5 minuti prima, e con cui riparlerai amabilmente a fine concerto, si trasformano per quei 40 minuti. Mi sorprende sempre quando la gente mi dice che gli abbiamo fatto paura. "Ma come", penso, "stavamo chiacchierando fino a 5 minuti prima del concerto"... Evidentemente funziona. Anche la gestualità ha il suo peso, e cambia radicalmente il mio modo di suonare. Suonerei molto diversamente se fossi seduto e senza maschera. Un concerto degli OvO per me è un'apnea, arrivo alla fine stremato, senza nemmeno sapere bene cosa sia successo nel frattempo...

Da sempre siete considerati un punto di riferimento per la scena d.i.y./indipendente, sia come band sia grazie all'attività di Bruno con Bar La Muerte. Vi va di darci il vostro punto di vista sull'attuale stato di salute della scena? Credete che le cose siano migliorate o peggiorate rispetto al passato?

Bruno: La scena DIY è rimasta pesantemente schiacciata dalla crisi, il micro-mercato parallelo e "sano" che si era creato col punk, gli squat, gli scambi di dischi con tutto il mondo, ora è diventato un mercato come un altro. Le stesse distro che si occupano di punk riproducono in pieno i metodi del capitalismo. Non li si può biasimare, i dischi non si vendono più, non si può pretendere da loro che si immolino per la causa, che si rovinino per tenere in piedi un ideale che interessa ormai a pochissima gente. L' iper-specializzazione ha creato fenomeni interessanti. Ad esempio, sono nati molti squat e luoghi DIY che hanno un'attitudine pienamente punk (quando dico punk penso sempre al modello Crass, non certo a quello di Malcom Mc Laren), ma artisticamente si muovono sul terreno della sperimentazione, o comunque non strettamente sui suoni ormai triti e ritriti al punto da essere quasi reazionari dell'oi!, dello street punk, del d-beat o del crust (che pure amo come genere). Non so come il download selvaggio influenzerà il futuro del mercato musicale in senso capitalistico e del mercato parallelo del DIY, ma potrebbe non essere un male se servisse a rilanciare la dimensione live della musica. Ci sono troppi gruppi che nascono come fenomeni su Internet, poi li vedi dal vivo e non sanno fare nulla, non suonano nulla di interessante od originale, avevano solo il taglio di capelli giusto e tanti amici su Facebook. Sinceramente, a me interessa una carriera cristallina e dignitosa, con meno compromessi possibile.  Artisticamente la scena musicale è sempre interessante, chi dice che la musica è morta riproduce soltanto la lagna dei nostri padri e nonni. Non è la musica ad essere morta, è il vostro gusto ad essersi fossilizzato. La musica elettronica ha ancora tantissimo da dire, la commistione tra rock ed elettronica ha dato solo i primi vagiti, e intanto continuano ad uscire grandi dischi di musica etnica, jazz, classica. C'è tantissima bella musica là fuori.

Avete in piedi vari progetti differenti (?Alos, Ronin, Bachi da Pietra), quali sono le motivazionI/bisogni che vi spingono a cercare stili e approcci differenti, quali difficoltà comporta per voi passare dall'uno all'altro dei vari progetti cui date vita?

Bruno: Le motivazioni, per quanto mi riguarda, sono quelle di cambiare genere, strumento, compagni di viaggio. Ho iniziato i Ronin perché volevo suonare la chitarra e fare musica da film. Tutt'altra cosa rispetto agli OvO. E coi Bachi Da Pietra ho scoperto il gusto di suonare con Giovanni (Succi), che mi ha insegnato a suonare piano, con pochi colpi, per raggiungere l'intensità. Sono approcci completamente diversi, e qui sta il senso di avere diversi progetti. Non ho vere difficoltà, a parte a volte qualche acrobazia logistica per passare da un tour all'altro. Gli unici ad avere difficoltà sembrano i giornalisti... "Non intervisto gli OvO perché ho intervistato i Bachi Da Pietra sei mesi fa"... Il fatto che ci sia Bruno Dorella è solo accidentale, sono gruppi diversi con approcci completamente diversi. Ormai mi tocca stare attento a non far uscire in tempi troppo ravvicinati due dischi in cui suono, altrimenti uno dei due passa in secondo piano "perché non si può parlare solo di Bruno Dorella". Io direi che finché Bruno Dorella fa cose interessanti vale la pena parlarne, no?

Stefania: Per quanto riguarda me, con ?Alos esploro ancor più l'interazione fra le arti. Nel mio progetto solista moltissime volte il concerto è una performance e viceversa. Poi mi pongo ancora meno limiti nello sperimentare: cucinare sul palco, cucire e rendere la macchina da cucire uno strumento, ed ora sperimentare l'uso della mia voce in acustico, suonando i miei capelli in cui metto differenti tipi di campanelli e amalgamando il tutto con il movimento corporeo, stile Butoh.

Che tipo di accoglienza ha ricevuto il nuovo album? Cosa vi aspettate quando create un nuovo disco, sempre che ci siano aspettative e il tutto non assuma piuttosto un valore legato al semplice atto creativo e non si accompagni da attese per il dopo?

Bruno: Purtroppo per andare avanti non basta la consapevolezza di fare le cose al meglio, del fatto che ogni volta che esce un disco si è fatto un passo avanti, che viene fissato come una fotografia nell'incisione, che costa fatica, soldi, emozioni. Ogni volta che esce un disco c'è tantissima aspettativa, si spera sempre che il mondo intero riconosca quel passo, quell'evoluzione, quella quantità di sudore ed energie spese. Altrimenti non avrebbe senso fare dischi, uscire allo scoperto, proporsi al mondo. L'atto creativo in sé si può fare nella propria sala prove, o davanti a un pubblico ristretto di amici. No, non fidarti di chi ti dice che non ha aspettative, quando si decide di fare un disco si pensa sempre a come verrà accolto. Questo album ha ricevuto l'accoglienza più altalenante nella storia degli OvO, il che mi sembra veramente strano, ma ha tante spiegazioni. Siamo un gruppo che esula dai generi, richiede attenzione nell'ascolto, non si cataloga e non regala facili appigli, anzi, richiede energia, concentrazione. Se pensi di recensire il nostro disco mentre leggi l'email o fai le pulizie, probabilmente schiaccerai STOP molto presto. Molte recensioni (anche positive) risentono poi del non professionismo di chi scrive, che è un aspetto importante della democratizzazione digitale...

Stefania: Veramente ci sono delle reazioni differenti. Qui in Italia, finalmente, abbiamo la copertina di Rumore, ora abbiamo scoperto che hanno passato il video su un programma Rai e direi che è stato accolto veramente bene, proprio per la nostra originalità, ma in opposizione, per la prima volta dopo anni abbiamo avuto recensioni veramente negative da parte di riviste specializzate nel metal, proprio perché siamo troppo originali e "strani"; mi fa molto sorridere tutto questo.

A cura di: Michele Giorgi [michele.giorgi@audiodrome.it [1]]

Gruppo: OvO
Intervistato: Bruno Dorella
Intervistato: Stefania Pedretti 



Data intervista: giugno 2011

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