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RETINA.IT | Lino Monaco

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Inviato da fabrizio 05 Lug 2011 - 01:08

Abbiamo contattato via mail Lino Monaco, metà del sodalizio partenopeo insieme a Nicola Buono, per chiedergli come vanno le cose in questo periodo dopo la pubblicazione dell’ultimo lavoro recensito anche da noi, e dobbiamo ammettere che l’uomo decisamente non le manda a dire. Anzi, si presta ben volentieri alle nostre domande, con un’umiltà ed una gentilezza uniche. E di questi tempi non è poco, credeteci.  Allora vi auguriamo una buona lettura, e vi consigliamo di dare un ascolto anche gli interessanti progetti che ci segnala, visto che ne sentiremo ancora parlare, ne siamo certi. 




Partiamo dall’ultima fatica dal titolo composito, Randomicon: a me è sembrata più “cattiva” del solito, diciamo, quasi come un avvelenato colpo di coda dal sapore polemico e più nervoso, o forse sto esagerando?

Lino Monaco: No assolutamente, non hai esagerato affatto. Anzi, a quanto pare abbiamo centrato il bersaglio. È un periodo difficile per tutti. Non si possono fare paragoni col passato perché tutto quello che accade è nuovo e ci coglie impreparati. Sentivo giustappunto dell’aumento esponenziale dell’uso di psicofarmaci: siamo più polemici e arrabbiati del solito, ci innervosiamo facilmente anche per sciocchezze. Noi usiamo la musica come terapia… 

Il vostro è un percorso artistico ponderato e ricco di esperienze, anche in campo internazionale, certamente diverso rispetto a quello di altri artisti coevi, alludo ai continui cambi di etichette e alla convivenza fra più stili: è insomma un modo per sentirvi liberi e di operare come meglio credete? 

Molti dei nostri lavori sono usciti su Hefty, ma anche per Mousikelab, etichetta  fondata da noi insieme a Marco Messina. Poi c’è stato il crollo del mercato discografico che ha messo in ginocchio tante realtà, e questo ormai è un dato di fatto. Abbiamo provato a far girare le nostre cose fra un ristretto numero di etichette che pensavamo potessero fare al nostro caso, nel frattempo consolidavamo i nostri rapporti con Alex Gàmez, label-manager di Störung Records / Flatmate, che ha mostrato il suo interesse per il nostro lavoro. Lasciamo che il fato ci aiuti, anche perché come tu hai ben detto cerchiamo di avere uno stile in continuo movimento e svincolato dai cliché, e non sempre è semplice incontrare i gusti dei label-manager, i quali, quando pensano di creare un’etichetta, hanno già le idee chiare di quale sarà la direzione da intraprendere. 

Io credo che l’Italia sia un paese fermo culturalmente, o che per lo meno stenta a valorizzare certe sue peculiarità, anche se poi cova sotto la cenere una buona proliferazione di proposte decisamente interessanti come la vostra, ma mi vengono in mente anche altre cose, un esempio tra tutti il lavoro di Boring Machines. Qual è il vostro punto di vista a tal proposito? 

L’Italia è un paese pieno di idee. Potremmo stendere elenchi enormi di persone che purtroppo emigrano in cerca di un territorio più ricettivo. La situazione catastrofica in cui ci siamo imbattuti ha fatto sì che la materia pensiero venisse momentaneamente messa in stand-by. Tra i tanti tagli economici, era inevitabile che la cultura venisse umiliata, perché considerata un bene di lusso.

Avete qualche sassolino nella scarpa che vorreste togliervi, cosi, giusto per fare un po’ di sana e vivace polemica? 

Hai presente il meteorite che colpì lo Yucatan nel Pleistocene? Altro che sassolino… Evitiamo polemiche però, visto che già viviamo quotidianamente in un mondo che si nutre solo di quello.

Raccontateci del vostro rapporto quotidiano con la cultura, musicale, cinematografica, letteraria. Come la vivete, anche partendo dalle vostre radici geografiche, e come la percepite attorno a voi? 

Una domanda che ci viene proposta in un momento particolare. Stiamo lavorando con una struttura che si occupa di sperimentazione culturale nell’ambito scientifico, in un progetto chiamato “Archeologia e Sinestesia”, ideato dal professore Claudio Salerno dell’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali. Un lavoro di archeologia sonora che utilizza scienza, arte e tecnologia per narrare il mondo antico attraverso una chiave di lettura “altra”. Lo staff  è interdisciplinare e si avvale della collaborazione di archeologi, naturalisti, ingegneri del suono, artisti e studiosi. Nell’ambito del sonoro lavoriamo a stretto contatto con Paola Ricciardi, curatrice ed artista impegnata nell’ambito dell’arte contemporanea, e responsabile audio dell’Istituto. I diari di scavo dell’area archeologica di Pompei rappresentano la  ricerca in cui siamo immersi. Nel concreto si tratta di istallazioni multisensoriali progettate in collaborazione con l’area Archeologica di Pompei. Per quanto riguarda i nostri riferimenti letterari, autori quali Aldous Huxley, George Orwell, William Gibson e Philip K. Dick rappresentano per noi una notevole fonte di ispirazione.

Ora invece parlateci del vostro legame con le tecnologie, che sono parte integrante della vostra musica. 

Siamo appassionati di tecnologia soprattutto low cost, e da sempre collezioniamo macchine analogiche. Poche volte ci siamo disfatti di synths, solo in rari casi e con grande dispiacere. Questa passione  ci ha spinto verso i modulari. Un’avventura davvero interessante, che Nicola riesce tranquillamente a realizzare con progetti DIY. Cosi ci stiamo espandendo con i cavi e non virtualmente, anche se non rinneghiamo il mondo dei software. Difatti questi svolgono un ruolo fondamentale nella stesura dei nostri lavori. Recentemente, con la scoperta di Quartz Composer, software di proprietà Apple, siamo diventati autonomi anche sul versante video. 

Il discorso dei Retina.it si nutre voracemente di musiche che provengono decisamente dalla club culture più oscura e che lambisce anche territori vicini all’avant, o all’industrial music ─ penso ad alcune cose simili ai primi Throbbing Gristle ─ e alla techno più rigorosa. Come si è evoluto col tempo tutto ciò, e quali sono state le maggiori difficoltà incrociate per strada, e le sfide più coraggiose che avete dovuto affrontare? 

Erano gli inizi degli anni ‘90, il cyberpunk lasciava spazio alla club culture legata alla techno, che stava iniziando ad imporsi. Giravamo spesso in ambienti a stretto contatto con dj’s attualmente molto conosciuti. Dopo aver fatto qualche release, io e Nicola decidemmo di continuare in territori dove fare musica non era viaggiare per forza su di un treno in 4/4. Questa scelta da qualcuno è stata valutata come se avessimo abbandonato il mezzo. In verità, reduci dall’insegnamento di un passato fatto di creatività artistiche non direttamente relazionate a degli stereotipi, abbiamo deciso che il nostro cammino, anche se non di facile percorrenza, doveva fare appunto riferimento ad un modus operandi adottato da una generazione di artisti nata tra la fine degli anni ‘70 e gli inizi degli anni ‘80. 

Bene, consigliateci ora qualche artista che secondo voi merita di essere menzionato… 

Di recente scoperta sono i Raime ed i Tropic Of Cancer, ma anche Emanuele Errante nel suo ultimo lavoro Time Elapsing Handheld, o Zwischenwelt di Gerald Donald, e poi i Matter ─ duo bolognese / vesuviano ─ per arrivare infine a AnBb, Kangding Ray, e moltissimi altri…

A cura di: Maurizio Inchingoli [info@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Retina.it 
Intervistato: Lino Monaco 



Data intervista: luglio 2011

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