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Only Death Is Real

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Inviato da fabrizio 14 Lug 2011 - 20:09

"An Illustrated History of Hellhammer and Early Celtic Frost 1981-1985"

Tom Gabriel Fischer

Bazillion Points Books



Chi ha avuto la fortuna di vivere in prima persona l’ascesa degli svizzeri Celtic Frost non faticherà a ricordare la curiosità e l’interesse che la formazione seppe provocare trai cultori del metal più estremo, un’attrazione morbosa resa ancora più fervente dalle critiche e dei dubbi sollevati dalla parte più conservatrice del pubblico e della critica, la stessa che ancora oggi manca di comprenderne in pieno il valore ai fini dell’evoluzione di un genere capace di mutare forma e lambire decine di lidi differenti. Altrettanto bene si ricorderà del feroce trattamento riservato ai loro precursori Hellhammer, derisi e liquidati come una sorta di parodia dei Venom, eppure oggi venerati da molti come il vero punto di non ritorno per una vera e propria rivoluzione sonora e ideologica. Non a caso, lo stesso Nocturno Culto (Darkthrone) appare evidentemente onorato e colpito nello scrivere un’introduzione al libro (non solo) fotografico che ne celebra oggi il culto e ne ristabilisce l’effettivo valore: nessuno più dei Darkthrone ha saputo raccogliere l’eredità della formazione e ne ha saputo sviluppare il potenziale destabilizzante. Ma è tutta la scena black ad avere un grosso debito nei confronti della creatura di Tom G. Warrior, in cui sarebbero confluiti nel corso dei soli due anni di esistenza i membri originari dei Celtic Frost (ovvero Martin Eric Ain e Stephen Priestly). Quello cui ha messo mano lo stesso Fischer (aka Warrior) è un lavoro monumentale, sia per le dimensioni e la cura delle grafiche, sia per il materiale raccolto e la passione con cui la storia di quegli anni viene descritta.


Raccolta all’interno di un volume in tutto e per tutto vicino alla cura delle rinomate edizioni Taschen, con riproduzioni di foto e grafiche a piena pagina (quindi, capaci di colpire in tutta la loro potenza evocativa), si dipana la storia dei vari progetti cui Fischer e compagni d’avventura lavorarono strenuamente dal 1981 al 1985, ovvero subito dopo l’uscita di Morbid Tales e nel momento in cui unirono le forze con il batterista statunitense Reed St. Mark. Ciò che sarebbe seguito è già stato ampiamente documentato sulla biografia Are You Morbid?, primo atto di riconciliazione con il suo passato compiuto dal musicista svizzero e pubblicato dalla Sanctuary Publishing nel 2000. Ciò che viene raccontato, al contrario, in  Only Death Is Real è il periodo più oscuro e meno conosciuto, quello che parte con le prove dei Grave Hill nel bunker di un asilo perso nella campagna svizzera e permette la nascita di una formazione durata solo due anni e mai salita su di un palco, eppure capace di lasciare un segno indelebile nella memoria di chi li conobbe al tempo e di chi li riscoprì solo in seguito: gli Hellhammer.
Ciò che rende unico il volume di cui si sta trattando è la sua capacità di unire il fascino di un photo-book al taglio avvincente di una narrazione appassionata ma non addomesticata dalla nostalgia, anzi riuscita proprio perché cruda e severa, capace di sottolineare l’enorme determinazione e le intuizioni geniali di un gruppo di ragazzi decisi a ridicolizzare i Venom quanto a cattiveria e nichilismo sonoro, eppure altrettanto spietata nell’evidenziarne i limiti e le ingenuità, i continui conflitti e la necessità di fare i conti con una realtà circostante impreparata a ciò che nel decennio successivo sarebbe divenuto lo standard per il metal estremo. Perché il nucleo fondamentale e il valore imprescindibile degli Hellhammer sta proprio nel precedere e anticipare l’evoluzione del metal, proprio come avrebbero fatto in seguito i Celtic Frost, al contempo continuazione e negazione dello spirito che animava gli autori di Apocalyptic Raids. Non è però la sola musica a costituire la base del persistente interesse nei confronti degli Hellhammer, quanto l’insieme di intuizioni che li portò ad applicare meccanismi di pubblicità virale (spesso diffondendo newsletter e comunicati su album o svolte solo immaginate) oggi tanto diffusi, così come a toccare temi e immaginari al tempo quanto mai sconvenienti e spesso addirittura controproducenti. Solo per citare alcuni dei molti aspetti per cui una band al tempo sbeffeggiata e derisa, viene oggi acclamata e riverita da molti e sembra aver finalmente raggiunto la giusta considerazione.



C’è, però, anche un altro motivo per cui il libro di Tom G. Warrior dovrebbe far gola a molti, ovvero la capacità di dipingere un mondo che sembra distante secoli e che ha permesso al metal di rigenerarsi e diffondersi anche nelle sue forme meno appetibili e più genuinamente underground (tanto da flirtare spesso con il punk): si tratta, ovviamente, del mondo pre-internet, fatto di lettere e trasferte estenuanti per raggiungere i negozi di dischi, scambi di demo e contatti con appassionati in ogni angolo del pianeta. Only Death Is Real è, soprattutto, uno sguardo sincero e preciso su quel mondo, proprio laddove quel mondo doveva trovare una determinazione maggiore, in quanto lontano da ogni possibile centro di fermento culturale/musicale. E, forse, proprio l’ostilità delle circostanze geografiche e sociali permise ai musicisti coinvolti di trovare la forza per resistere alle critiche ricevute e proseguire lungo la propria strada, costasse quel che costasse. Il libro finisce proprio quando le cose sembrano mettersi meglio e lasciano intravedere sviluppi rosei per i Celtic Frost. In realtà, non sarà così, o per lo meno non sarà sempre così, ma è bello lasciare i ragazzi proprio quando la situazione sembra migliorare e il sogno appare a portata di mano. 
Un must per tutti i fan delle formazioni trattate e un acquisto consigliato a tutti gli altri, anche se al solito queste storie continueranno - come abbiamo spesso sottolineato - a mancare l’appuntamento con il grande pubblico.


A cura di: Michele Giorgi [michele.giorgi@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Hellhammer
Gruppo: Celtic Frost



Data articolo: luglio 2011

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