[audio]drome

ANTI YOU

Articoli / [inter]view
Inviato da fabrizio 26 Lug 2011 - 21:38

Alzi la mano chi ascolta hardcore. No, non metalcore, postcore, deathcore o qualche altra mutazione genetica, ma vero e proprio hardcore punk, genuino, schietto, sincero e realmente incazzato. Ecco, quelli che ancora si ricordano i brividi e l’energia che questo non-genere riesce a trasmettere si godano la nostra chiacchierata con gli Anti You. Astenersi perditempo.




Partiamo con un po' di ripasso. Chi sono gli Anti You e da dove vengono?

Pierluigi: Gli Anti You sono Andrea alla voce, Marco al basso, Paolo alla batteria, Pierluigi alla chitarra. Suoniamo insieme da 6 anni e mezzo, anche se abbiamo avuto altri gruppi in precedenza (Semprefreski, Die!, This Side Up, Flu!, Comrades, Threat of Riot e altri..) e siamo in giro da 15-20 anni.

Togliamoci subito i sassolini dalle scarpe: tutti a dire che ormai l'hardcore è morto, poi arrivate voi e dimostrate che non solo è vivo e vegeto, ma sa ancora colpire come si deve. Merito vostro, demerito di chi vorrebbe troppo presto celebrare il funerale o tempi talmente cupi da far risorgere il buon vecchio spirito incazzato?

Pierluigi: Onestamente io concordo con “tutti”. L’hardcore, in Italia, è morto. Almeno, l’hardcore come lo intendiamo e facciamo noi. Per come la vedo io ormai l’hardcore non è altro che un piccolo fenomeno di nicchia per appassionati (poche centinaia, a Roma poche decine), totalmente autoreferenziale e senza sbocchi di alcun tipo. Ricambio generazionale pressoché inesistente. Le facce che si vedono in giro sono sempre le stesse, l’età media delle persone è sempre più alta (tanti anni fa si stentava a trovare over venticinque nella scena, ora è pieno di over trentacinque). Insomma, tutto questo per dire che se vogliamo parlare di fenomeno in salute, l’hardcore non mi sembra lo sia. Ma è anche abbastanza normale, in fondo il mondo va avanti e l’hardcore secondo me ha un po’ esaurito tutto ciò che aveva da dire, nelle forme iniziali così come in tutte le sue trasformazioni ed evoluzioni. Chissà che un giorno non torni ai vecchi fasti sai, cicli e ricicli storici, ma sinceramente ne dubito! Quanto agli Anti You, che dire, il (mio) problema è che nonostante tutto, l’hardcore punk è ciò che più mi rappresenta e che mi piace, quindi non posso fare a meno di continuare a suonarlo e “frequentarlo” e credo valga anche per gli altri del gruppo.

Paolo: Non ne ho la minima idea. Noi facciamo solo quello che ci piace nella maniera in cui riteniamo vada fatto. Il fatto che qualcuno ci caghi non può che farci piacere, di certo non abbiamo l'altezzosità di dire che la persistenza in vita dell'hardcore sia merito nostro. Anche se la nostra età si avvicina ormai più a quella di un primario che non a quella di un qualsiasi infermiere.

Sembra che anche l'America adori gli Anti You. Dalla label a Maximum Rock'n'roll, alla gente che vi è venuta a vedere in tour. Come sono questi punk americani visti da vicino?

Pierluigi: Sì, diciamo che in USA siamo abbastanza conosciuti. Siamo stati fortunati ad uscire fin dal secondo disco su etichette americane piuttosto note ed avere buone recensioni ovunque, compreso Maximum Rock’n’Roll (che, tornando al discorso di prima, in quanti leggeranno in Italia?). Visti da fuori, direi che i punk americani sono come quelli europei, ma la scena è diversa, le cose funzionano in modo diverso, soprattutto a livello organizzativo. Direi che in ambito punk hardcore si trovano le stesse differenze che caratterizzano i due continenti in generale. Loro hanno un approccio molto più pragmatico/imprenditoriale, nel bene e nel male. Ad esempio mettere su un tour in Usa è molto più semplice che qui in Europa. Anche se non sei nessuno, l’opportunità di suonare (per quindici minuti insieme mediamente ad altri quattro gruppi in un buco di culo di posto) ti viene facilmente data, ma poi non c’è nessuna garanzia di alcun tipo. Mangiare/dormire/soldi... tutti optional. Però, almeno, se vuoi suonare suoni. Qui al contrario per un gruppo nuovo è un po’ più difficile organizzare date, però se vai a suonare fuori il rimborso è abbastanza assicurato, così come un pasto e un posto dove dormire. Diciamo che in USA il “rischio” se  lo accolla la band, in Europa invece gli organizzatori. Ad ogni modo, il tour degli Anti You del 2008 è andato molto bene, speriamo di tornarci presto. Le cose stanno un po’ cambiando, diciamo che gli americani stanno imparando da noi almeno sulla questione delle garanzie minime.

Paolo: Sono molto carini e ospitali, anche se fa un po' specie realizzare che quando anche il più scacato gruppo hardcore americano viene a Roma c'è sempre un budget, una cifra più o meno stabilita che ci si aspetta il gruppo riceva. Lì non è così e rischi di fare distanze assurde per prendere 30 dollari. A parte il lato economico, che poi comunque si compensa perché in linea di massima comprano molti dischi e magliette, la situazione è molto interessante. I concerti nei basement, la totale assenza di palco ovunque, i ragazzini veramente ragazzini e veramente attivi, insomma tutto interessante, tutto abbastanza divertente. A volte le distanze enormi possono essere stressanti, ma ne vale la pena per incontrare gente fica come i pischelli di Fort Myers (FL) o i fantastici punks di Richmond (VA).

E come stanno andando le cose con la Six Weeks Records? Cosa vi ha colpito maggiormente, se qualcosa lo ha fatto, nel loro approccio nel gestire la label?

Pierluigi: Six Weeks nonostante sia una label in qualche modo “storica” (nel 2013 festeggerà i venti anni, ci hanno invitato a suonare, speriamo di riuscire ad andarci), nell’ambito punk/hardcore/crust/grind, ha un approccio ancora totalmente do it yourself, niente contratti o altre cazzate. Athena e Jeff sono simpaticissimi e molto disponibili.

Un tratto che vi ha sempre contraddistinto, oltre ovviamente alla musica micidiale, sono le grafiche. Vi va di raccontarci come sono nate e chi le ha curate?

Pierluigi: Le nostre grafiche sono state realizzate tutte (cd, 7”, LP, magliette, adesivi, loghi, toppe, locandine, poster..) da Scarful (www.scarful.com). La collaborazione è nata molto spontaneamente, dato che all’epoca Alessandro (Scarful appunto) era coinquilino di Andrea. Gli proponemmo di fare le grafiche di Making Your Life Miserable (nostro primo CD, che gli piacque molto), e da lì in poi abbiamo sempre continuato con lui. Ormai le sue grafiche sono diventate un po’ un nostro marchio di fabbrica. Di solito gli diamo i testi dei pezzi, o a volte solo i titoli e gli lasciamo carta bianca, i risultati sono sempre eccezionali!

A proposito di musica, come nasce un vostro brano, cosa ispira la vostra creatività? In parole povere, cosa spinge la vostra adrenalina ad uscire allo scoperto?

Pierluigi: I pezzi nascono quasi tutti da riff miei o di Marco. Li portiamo in sala (o li improvvisiamo lì per lì), diamo insieme a Paolo un minimo (ma proprio minimo) di struttura al pezzo, lo facciamo sentire ad Andrea, che ci mette il testo, ed ecco fatto.  L’adrenalina è sempre la stessa, quella grazie alla quale ognuno di noi ha suonato punk hardcore dall’inizio degli anni Novanta, quella che forse non ha altri modi di uscire allo scoperto se non da sopra un palco. Non so, è tutto naturale per me (e per tutti noi), salvo poi sentirsi dire da chi non ha mai visto un nostro concerto “sono scappata al secondo pezzo... fate musica infernale!”, ma questa è un’altra storia. E pensare che nell’ultimo disco per evitare di ripeterci troppo abbiamo inserito dei pezzi un po’ più lenti con addirittura un po’ di melodia...

Paolo: Siamo un gruppo hardcore: cacciamo un riff e poi uno di noi, solitamente Andrea, ci scrive un testo. non abbiamo particolari muse se non l'attualità.



Com'è la situazione a Roma in questo periodo (non mi riferisco solo al punto di vista musicale)?

Pierluigi: È pessima, sotto tutti i punti di vista. Roma è una città bellissima, ma viverci fa schifo.

Paolo: Roma in questo periodo ha due facce. Per situazioni rare come i recenti concerti degli Agnostic Front e Youth Of Today la risposta è formidabile. Per altre iniziative spesso lo è meno. E comunque non solo nell'hardcore. La sensazione è che Roma stia vivendo un momento che la fa somigliare alla diffusione via internet della musica: ci sono talmente tanti locali e tante serate e tanti "dj set" che molta gente di fronte a così tanta scelta, alla fine, sceglie di restare a casa. I concerti hardcore andavano meglio un paio di anni fa, bisogna ammetterlo. Ma la cosa è sempre ciclica, se non smettiamo di suonare assisteremo senz'altro a un cambio di tendenza. Devo riportare anche la forte presenza di fascisti sul territorio e la brutta novità di una, ridottissima - ma già è più che sufficiente - scena "hardcore nazional socialista" con tanto di magliette con scritto HCNS intorno alla X. E la presenza di questi individui, che raramente mostrano la loro faccia ai concerti ma quando succede nessuno sembra indignarsi più di tanto, mi intristisce notevolmente. Non è possibile per me vedermi in maniera rilassata il concerto di Madball e Sick Of It All se un gruppo di trenta nazistoni sta lì e guarda male la gente.

Figlio del più indomito spirito nichilista, mi viene da chiedervi se c'è già qualcosa di programmato per il futuro, un nuovo disco, uno split, un tour...

Pierluigi: Gli split non ci piacciono! Vorremmo fare un altro 7” tutto nostro ma non abbiamo ancora i pezzi, suonare in giro per il mondo compatibilmente con la nostra quotidianità (in teoria per il 2012-2013 abbiamo in scaletta Olanda, Giappone e Usa) e poi si vedrà... 

Paolo: Qualche registrazione/disco di sicuro, è da troppo che siamo inattivi causa ripetute paternità da parte di Andrea, e i gruppi inattivi di solito finiscono per sciogliersi e io non ne ho la minima intenzione. Per i tour aspettiamo con paciosa pazienza la crescita delle piccole signorine Marra, prevediamo a dita incrociate di andare in California nel 2013.

Chiudiamo con una domanda da settimanale parrocchiale, quali sono i dischi da cui non vi separereste mai, i classici da portare nell'isola deserta?

Pierluigi: In ordine sparso: Nevermind dei Nirvana, il primo dei Clash, I primi due 7” dei Minor Threat, Fresh Fruit dei Dead Kennedys, Group Sex dei Circle Jerks, un best dei Rolling Stones e un best degli Smiths.

Paolo: Discografia di Bob Mould e degli Husker Du, una selezione di album dei Bad Brains, fino a Quickness, i dischi dei Kina da Cercando a Parlami Ancora, Cattivi Maestri dei Peggiopunx, Millions Of Dead Cops, Six Feet Deep dei Gravediggaz, Pink Floyd The Wall, First Four Years dei Black Flag e discografia dei Descendents. E pure qualcosa del primo Edoardo Bennato. Piangerei comunque tantissimo su quell'isola deserta, per i dischi lasciati a terra.

Last infamous words, ovvero, fateve 'na domanda, dateve 'na risposta...

Paolo: Che hai cucinato stasera? Delle cazzo di eccezionali polpette al gorgonzola piccante.


A cura di: Michele Giorgi [michele.giorgi@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Anti You



Data intervista: luglio 2011

Questo articolo è stato inviato da [audio]drome
  http://audiodrome.it/

La URL di questo articolo è:
  http://audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=7741

Links in questo articolo
  [1] http://audiodrome.it/mailto:michele.giorgi@audiodrome.it