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BOB LOG III | 25/7/2011

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Inviato da fabrizio 05 Ago 2011 - 22:57

[1]Botanique - Bologna

La foto è © Emanuele Rosso [2], che ringraziamo.



Il globetrotter misterioso - e in scintillante tuta attillata - meglio conosciuto come Bob Log III, torna in Italia per un lungo tour estivo. Che per lui è lavoro e vacanza insieme, mentre per noi diventa una nuova occasione, la seconda per l’esattezza, per ascoltare un po’ di sano e cattivo rock n’roll che non guasta mai.
La lunga estate bolognese, che si dibatte tra i cartelloni del Botanique gestito dai tipi dell’Estragon, e quello di Vicolo Bolognetti, architettato dal tandem Covo/Locomotiv, offre perciò la possibilità di dare un senso alle nostre serate, partendo dal fatto incontestabile che il divertimento non può latitare affatto quando si ha a che fare anche con questo mostro di bravura alla chitarra.
L’allampanato ex Doo Rag è il solito istrione, non c’è dubbio, e porta in dote il suo armamentario pauperista e carnascialesco di musicista di strada amplificato a dovere, che ormai è storico marchio di fabbrica e sinonimo di certificata garanzia.
Il set è purtroppo breve, ma intenso e foriero di sorrisi a mille denti dei partecipanti ─ incluso il sottoscritto ─ che sanno cosa si aspettano, e vogliono esattamente quello: pezzi anthemici di spesso ipercinetico e debosciato delta blues come “Log Bomb”, “I Want Your Shit On My Leg”, e “My Shit Is Perfect”, che sono i perfetti esempi, decisamente fuor di metafora, di un modo di sentire la musica proprio sulla pelle, e senza avere il bisogno di architettare costruzioni mentali troppo cervellotiche. L’atmosfera di ilare bonarietà che circonda noi astanti e lui sul palco dei giardini di via Filippo Re, è epitome di sincero trasporto e sano amore per musiche immarcescibili - il cow punk più violento e il blues più febbrile che ci sia sulla faccia della terra, accompagnato da un eccellente fingerpicking - che mai accusano il passare del tempo. Proprio perché si fanno beffe dello stesso, riducendo all’osso il significato che si sviluppa attorno a queste songs semplici e anfetaminiche - e comandate dal suo dito che si poggia con vigore sulle corde della elettrica - costruite con un innato senso del ritmo. Il tutto, ribadiamo, in un’ora abbondante di sudato, lercio e saltellante rock che non fa prigionieri, accompagnato dalla sua ecolalia assurdista e teatrale che intervalla un pezzo dall’altro, e che ogni anno, quasi come fosse una medicina consigliata dall’annoiato medico di turno, ci apprestiamo a somministrarci da soli con “imbecille nonchalance”, forti del fatto che in fondo un po’ di alcol andato a male, ingurgitato inavvertitamente come solo i fanciulli sanno candidamente fare, può solo provocare dei momentanei spasmi scambiati per ridicoli ed improvvisati riti voodoo, o per un ballo di San Vito fa lo stesso. È estate, insomma, glutei e gambe devono per forza correre questo “pericolo”, e debbono muoversi al ritmo forsennato di questo simpatico viveur con chitarra a tracolla, che ci accompagna per la strada come fosse un pifferaio magico ubriaco e mefistofelico. E tanto ci deve bastare.

A cura di: Maurizio Inchingoli [info@audiodrome.it [3]]

Gruppo: Bob Log III



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