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Krang Fest

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Inviato da fabrizio 24 Ago 2011 - 22:40

Etnoblog [1] - Trieste




Prima edizione per il Krang Festival a Trieste, evento creato da una serie di realtà locali che nel corso dell’anno si occupano di far sentire dal vivo diversi generi e sottogeneri di musica pesante. Ospita tutto l’Etnoblog: luogo facile da raggiungere, spazio (all’aperto) e palco adeguati, organizzazione impeccabile, biglietto ultracompetitivo rispetto al bill proposto. Special guest l’afa, ma il clima malsano ci sta tutto.

Iniziano i Growth In Decadence, triestini, giovanissimi ed energici: scrivono di essere influenzati da Pantera e Lamb Of God (il cantante ha qualcosina di Phil Anselmo), ma se confrontati con queste due band risultano un pochetto più estremi. Mostrano convinzione e personalità, ma come logico dovranno riversarla anche nel suono, rendendolo sempre più cosa loro. Tocca poi ai Cemento da Pordenone, gruppo passato attraverso alcuni cambi di line-up e con un ep da promuovere (Vite): originale la scelta dei testi in italiano, per il resto hanno sia impatto sia bagaglio tecnico, sul quale puntano probabilmente molto (qualcuno ha detto Meshuggah), ma senza prendersi troppo sul serio (“Violet Wall-You” omaggia i Simpson). Il cantante ce la mette tutta, scende dal palco tra il pubblico e cerca di coinvolgerlo, ma – fatto salvo che un’esibizione così breve non permette grandi giudizi – la band sembra ancora doversi costruire un’identità precisa. Arrivano on stage i secondi triestini della serata, i Grime, ancora senza dischi all’attivo, che alla batteria vedono l’ ex The Secret Christian Musich (uno che apre crepe nei pavimenti) e promettono decisamente bene: primo gruppo della serata a sembrare sempre coeso nel sound e sempre sicuro, presenta un misto scorticato tra doom e sludge che trasforma l’Adriatico (a pochi metri) in una palude. Già sentiti un’altra volta quest’anno, occorre segnarsi il loro nome in attesa che mettano in circolo qualcosa.
È il turno dei Tears|Before da Belluno, nei quali suona la chitarra Ale/Noisecult/Amia Venera Landscape e il cui esordio qui ha ricevuto meritati complimenti [2]: precisi (in apparenza nemmeno si guardano), attenti al bilanciamento di tutto, forse troppo freddi, nel senso che s’è vista la tecnica ma non la cattiveria (“metal” o “-core”, a seconda dei casi). Con loro si chiude l’interessante ricognizione del Krang su quanto di buono in questi generi si sente in città e nel Nord-Est.

Da Belluno a Brooklyn: è l’ora dei Tombs, usciti da poco per Relapse col devastante Path Of Totality, uno dei dischi dell’anno da queste parti [3] (e abbiamo ragione noi). Il trio arriva accompagnato da un turnista alla seconda chitarra, che si mette in disparte e svolge il proprio compito senza strafare, mentre il bassista domina la scena assieme a un Mike Hill (chitarra, voce) sudato come fosse in una fonderia. Spazio dunque all’ultima uscita e - tra le tante influenze che la band ha rielaborato - spunta un briciolo di più il black metal, a incupire un postcore bastardo e d’impatto (la cassa colpisce come una sportellata in faccia). Efficace anche la prova al microfono di Hill: per descriverla basta immaginare come canterebbe Broadrick con trenta chili in più. Incredibile che questi mostri “aprano” per qualcuno, eppure dopo di loro arrivano i terzi triestini della serata, i The Secret, che sono tornati a casa loro e intelligentemente hanno contribuito a dar vita all’evento, di modo che il posto (la “scena”, volendo) dove sono cresciuti si avvantaggi della loro esposizione, dato che sono al secondo full length, uscito niente meno che per la Southern Lord, e questa sera chiudono il loro tour europeo con le Tombe, portandosele appunto dietro. Di Solve Et Coagula già si è detto bene [4] (ovvero come liberarsi dei Converge avvelenandoli con doom, sludge, grind e black), mentre per quanto riguarda le esibizioni dal vivo si leggevano/sentivano pareri contrastanti. L'impressione, alla terza volta che capita di vederli, è stata ancora positiva: tutti e quattro hanno guardato rilassati i set prima del loro e s’è vista grande fratellanza coi Tombs (aiuto coi fonici italiani, dediche durante il concerto). Per quanto riguarda il live vero e proprio, ormai forti dell’esperienza accumulata girando ovunque, sembrano esser diventati ancora più sicuri e sono meno persi dietro ai loro strumenti, col cantante che si muove e interagisce maggiormente, regalando pure qualche imprevedibile momento rock n’roll: finisce una bottiglia di Jack Daniels prima, vomita sfinito a metà concerto poi, destando il finto stupore delle giovanissime e il compiacimento ingenuo dei giovanissimi, molti dei quali con la t-shirt della band (non avrei mai pensato così tanti).

In breve? Il Krang Fest è stato un successo su tutta la linea.

A cura di: Fabrizio Garau [fabrizio.garau@audiodrome.it [5]]

Evento: Krang Fest



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