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VALENTINA LUPI

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Inviato da fabrizio 24 Ago 2011 - 22:56

Valentina Lupi è una musicista completa, con una discografia ormai arrivata al terzo episodio e un immaginario connotato, come è normale che sia, da reminiscenze culturali a più livelli, ma delineati da una personalità forte e che meriterebbe di essere accostata  a quelle di “cantantesse” più famose, da Carmen Consoli a Cristina Donà, e ottenere un riscontro mediatico maggiore. Cosa pensa al riguardo e a proposito del percorso compiuto sino al nuovo disco, ce lo racconta Valentina qui, di seguito.




Le definizioni e le categorie ti stanno strette o davvero sulle palle, ok. E allora, arrivata al terzo disco, come ti senti? Come pensi sia maturata la tua musica e da “dove” proviene?

Valentina Lupi: Diventando più adulta è aumentata la mia consapevolezza. La consapevolezza è un’arma a doppio taglio, perché ti rende responsabile e ti aiuta a distinguere per certi versi, mentre per altri ti obbliga a volere il meglio e ti spinge verso una continua ricerca che spesso ti fa sentire insoddisfatta, incompleta, persino inadatta. La mia musica penso provenga sia da una serie di ragionamenti fatti a volte anche ad alta voce, sia da ciò che credo di aver realizzato seguendo l’istinto. Sono molto autobiografica nelle mie canzoni: mi piacerebbe raccontare le storie degli altri ma forse sento di dovermi occupare ancora di me, di quello che ho dentro. Questo disco (Atto Terzo) è arrivato dopo molto tempo dall’uscita del primo. Sono felice d’averlo portato a termine, dato che non è un disco facile da digerire, ma io so che non potevo fare diversamente.
 
Completiamo il salto nel passato. I tuoi inizi e i dischi precedenti: tutto ciò che ti va di raccontarci.

Quando ho iniziato a cantare e a suonare di certo non immaginavo che avrei voluto fare questo nella vita. Il mio primo ep  è stato un inizio incisivo perché mi ha aperto le porte di diversi locali. I primi concerti mi hanno convinta che era molto importante per me tirare fuori certe sensazioni. Suonare mi faceva sentire meno sola, mi rendeva simile agli altri che si riconoscevano in quello che dicevo. Gli inizi sono stati molto faticosi ma io li ricordo sicuramente più felici di questi ultimi tempi. Non avevo molte aspettative, suonavo anche solo per divertirmi. Adesso mi sento spesso sotto pressione, continuamente giudicata e catalogata.

Come affronti la composizione? Nel caso di Terzo è cambiata rispetto al “solito”?

Atto Terzo è un disco nato completamente di giorno. È un disco pensato, meno improvvisato rispetto a Non Voglio Restare Cappuccetto Rosso. Non faccio grandi cose quando compongo: a volte semplicemente assemblo dei pensieri che ho appuntato su dei fogli, altre mi metto al piano. Se sono particolarmente triste o arrabbiata mi metto a suonare e comincio anche a scrivere le parole.

Il disco è costellato di intense prese di posizione e momenti in cui riveli quasi a cuore aperto ciò che senti: Io non posso costruire un cuore, ma posso avvicinarmi a un cuore e mostrami, se puoi, il modo migliore. Oppure: Non credo tu sia pazzo, il punto è proprio questo, credo tu sia uno stronzo. Una personalità forte in continua evoluzione, insomma. Cosa ha rappresentato e rappresenta per te la musica rapportata alla vita di ogni giorno e alla tua identità?

Rappresenta la realtà, la mia verità. Non c’è nulla di immaginato, di supposto.
La scrittura per me è un momento di autoanalisi, di comprensione. Io racconto i miei giorni e descrivo gli strumenti che uso per affrontare le difficoltà di alcuni periodi. A volte cerco di trovare delle soluzioni proprio mettendo le mani sul piano.

Come pensi si evolverà la tua cifra stilistica? Quali sono le tue radici musicali?

Sinceramente non ho idea di come potrà evolversi ciò che scriverò. A volte penso di non scrivere più musica, di scrivere altro. Ho sempre ascoltato tanti generi, soprattutto cantautorato però.

Come si è formata la band che ti supporta in Atto Terzo? Sarà la stessa live?

La band di Atto Terzo si è formata in pochissimo tempo,durante il tour di Non Voglio Restare Cappuccetto Rosso. Abbiamo trovato immediatamente una forte intesa: diciamo che è scattata subito la scintilla tra di noi. Credo sia fondamentale amarsi come in una famiglia per suonare bene insieme. Una parte della  band che ha registrato e creato il disco però, non è sempre presente in tutte le date del tour perché è impegnata in altri progetti personali.

“Quello Che Vorrei” rappresenta completamente ciò che vorresti?

Se si parla di un rapporto sì. Purtroppo sono un po’ assolutista nei sentimenti. Non amo le mezze misure e le persone che viaggiano lentamente portandosi incertezze, paure e soprattutto coperture. Molto probabilmente è un mio limite, in certi casi ne pago anche le dolorose conseguenze. Mi coinvolgo subito emotivamente in qualsiasi tipo di situazione. Dovrei imparare ad essere più equilibrata.

Analogico o digitale? Che ne pensi del marasma di cambiamenti positivi e negativi che ha portato internet, tra file sharing e viral marketing?

Sarebbe meraviglioso registrare in analogico. Purtroppo è un’operazione rara ormai ed è diventata molto costosa. E comunque “Dio benedica Internet!”.
Credo sia fondamentale per tutti noi ed io trovo solo benefici sotto tutti i punti di vista. Ancora preferisco però comprare il disco di un artista al suo concerto o nel negozio. Mi piace collezionare l’originale.

A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Valentina Lupi
Intervistato: Valentina Lupi 



Data intervista: agosto 2011

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