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Pippola, etichetta indipendente di musica leggera

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Inviato da fabrizio 16 Ott 2011 - 19:59

Il manifesto di Pippola Music suonerebbe più o meno così: appeal melodico, ispirazione alla tradizione cantautorale italica “contro-culturale”, progetti pensati per colpire determinati punti dell’anima di chi si trova al confine tra underground e mainstream, non dimenticando la qualità. L'esordio coi leccesi Superpartner riportava in filigrana i segni di quanto appena esposto: al centro di tutto, quindi, “canzoni” da strofa più ritornello, con un piglio quel tantino indie-snob che può essere valore aggiunto o estremo fastidio a seconda di chi ascolta. Si diceva di certa tradizione italica: Nada, Rino Gaetano, Tenco, Milva, Battisti, Bindi. È facile ritrovare cenni e ispirazione a tali artisti in tutto ciò che è stato pubblicato finora. Emblema e successo maggiore di casa Pippola, anche in termini di risonanza commerciale, è stato l’esordio di Brunori SAS, da poco bissato dal successore Vol.2 – Poveri Cristi.




Come stai?

Dario Brunori, classe 1977, ha avuto la capacità di “fare colpo” così come Vasco Brondi, aprendo di fatto le porte e creando spazio utile per gli altri artisti Pippola. Certo, Brunori Sas Vol.1 – Come Stai, sembra proprio costruito per “bucare”: tra citazioni ad hoc, istinto generazionale, chitarra e voce tra Rino Gaetano e Battisti, non è certo il disco italiano migliore dell’annata, dato che abbina felici intuizioni a soluzioni telefonate (che magari poi sono proprio quelle che ne hanno decretato il grande successo). In un certo senso, l’attenzione in casa Pippola per il proprio target di riferimento e su come raggiungerlo è grande ed è di sicuro un merito, data la caratterizzazione iconica che se ne può trarre. Diviene un demerito quando ci si ritrova costretti ad aderire troppo a determinati canoni senza averne la capacità. A dover impersonare a tutti i costi l’avvocato del diavolo, il tutto appare anche come una precisa scelta di “mercato”, che può tagliare fuori determinati progetti perché non rientrano nel contesto musicale scelto per lo sviluppo dell’etichetta. Ma si tratta di discorsi che dipendono molto dai punti di vista e qualsiasi azienda nasce per “campare”. Infatti, dopo l’esordio di Dario, sono arrivati per fortuna dischi che, in un certo senso, non ci si aspettava, che non sono riusciti a bissare il successo commerciale di Brunori Sas Vol.1, ma che hanno contribuito ad elevare di molto il tasso qualitativo, confermando al contempo come il contesto socio/musicale nel quale ci si ritrova sia un'arma difficile da maneggiare, ma dall'innegabile forza artistica.

Il cuore batte forte nel 2010

Il cuore pulsante delle uscite Pippola è alimentato dagli splendidi e inaspettati exploit del ritorno dei Dilaila, dell'esordio di DiMartino e dalle convincenti prove di Jang Senato e Annie Hall. Al terzo disco, i milanesi Dilaila non si lasciano sfuggire l'occasione di ridefinire la propria cifra stilistica secondo canoni simili a quelli descritti poco su: ecco che Ellepi è un melodramma che si nutre di fascinazioni del Tenco più diretto, dell'amore disperatissimo della Nada odierna (“Il Trono”) e di vette melodiche da Caterina Caselli e Matia Bazar (“Sapore Di Sangue”) all'ennesima potenza. D'altronde basterebbe la partenza affidata alle due meraviglie “Settembre” e “Pensiero” a stendere chiunque e la voce di Paola Colombo esplode intensa come un fragoroso temporale che si abbatte su due amanti al bacio d'addio. Folk elettrico e melodrammatico, “Tutta L'Aria Che C'è” richiama lo stile recente di Cristina Donà, l'essere umano quando zoppica si rende toccante danza in “Ally”, torch song da cabaret fortemente noir (È che non amo scegliere, forse è meglio perdere…) “The Sleeper”, sfuriata wave dalle sfumature jazzy “Oh No!” ed ennesimo ritornello da applausi, mentre è conclusione apocalittica “Il Tamburo Di Latta”. Sul finire dello stesso anno, arriva anche il “debutto” di Antonio Di Martino, con la collaborazione alla scrittura musicale di Simona Norato e Giusto Correnti. Anni di militanza nei Famelika, gruppo storico di Palermo, è con Cara Maestra Abbiamo Perso che Antonio  si gioca la carta del ritratto generazionale, fin troppo utilizzata è vero, ma stavolta ben sfruttata grazie anche alla produzione di Cesare Basile e alle collaborazioni di Vasco Brondi, Alessandro Fiori ed Enrico Gabrielli. “Cercasi Anima” frulla Pasolini e Rino Gaetano meglio di milioni di epigoni del grande artista laziale, aleggia l'anima di Piero Ciampi (benché spunti ancora Luigi Tenco) nella splendida dover de “La Ballata Della Moda” (in coppia con Basile), “Ho Sparato A Vinicio Capossela” è una protesta d'amore e d'identità tra l'ironico e la malinconia, dai tratti quieti ma dalle sfuriate orchestrali che rimandano a certo Battisti. Aspro tumulto simil-noise, “Cara Maestra” è il chiaro esempio di ciò è realmente “forte” in casa Pippola: il superamento dei riferimenti ai fini della realizzazione della “propria cosa”. Duetto con Brondi nel fioco clima surreale mattutino dell'indolenza elettroacustica di “Parto” (e affiora anche qualcosa dei Radiohead era Ok Computer), feroce ritratto delle false partenze verso Città del Nord dove le fabbriche producono lavoro e si inventano nuovi operai che non licenziano mai, subitaneo cambio di tono con il blues'n roll scombiccherato in aria di Mariposa (Alessandro Fiori alla voce, infatti) de “La Lavagna È Sporca”, colpiscono leggeri i “capitani coraggiosi” per galassie di marciapiedi e alberi della ballata piano e voce “999”. Vispa rivendicazione delle proprie idee e della possibilità di cancellarle “Cambio Idea”, conclusione affidata alla rabbiosa “Marzo '48”.

Un anno di più...

Jang Senato


Il 2011 si apre con il debutto dei romagnoli Jang Senato: Titano, Portone, Arthur, Higgins e Mocambo (tutte la canzoni sono di Davide Gulmanelli, eccetto “Respirare” di Gulmanelli/Nuti/Gulmanelli e “Meno di un treno” di Alfredo Nuti) si propongono come alfieri della “canzonetta”. Lui Ama Me, Lei Ama Te è l'esempio della semplicità al potere con il forte desiderio di raccontarsi e raccontare il mondo, spesso solo voce e chitarra: un po' l'obiettivo di Dario Brunori, ma perseguito con maggiore incisività e leggerezza. Svelte e sbarazzine da singalong immediato “Respirare” e “Lamericano” (dal forte impatto radiofonico), “Un Tempo” e “Agata” (splendida) rievocano i Kings Of Convenience, batteria, pianoforte e mini-riff elettrico al servizio della lieve (forse troppo) “Io E Te”, scampanellii e passo svelto “Tempi Buoni”, struggimento d'amore “La Coperta”, la paura degli amanti scoperti e la passione pura al centro de “Gli Amanti Nuovi”, mentre un jingle jangle dolceamaro colora il desiderio di amore e pace di “Meno Di Un Treno”.  Al terzo disco, ma primo con Pippola (via Quasimono Records), Annies dei bresciani Annie Hall (Andrea Abeni, Fabio Dondelli, Gabriele Ponticelli, Massimiliano Tonolini) è la prima deviazione dai canoni Pippola: testi in inglese e aromi power pop/americana tra Wilco (“Beautiful Mind”) e Big Star. Produzione all'affidabilissimo Giovanni Ferrario, chitarre tra fuzz e arpeggi rugginosi, la scrittura è tutta ad opera di Dondelli (a parte “Merry Go-Round” co-scritta con Andrea Abeni). Partenza garage con “For You”, leggiadrie dream pop e melodia Beatles “Suitcase”, “Meaningless” sembra opera di Mark Everett. “Place To Hide” rimanda ai Db'S, interludio/collegamento lo schizzo acustico di “Homestead”, a far da ponte verso il delicato folk’n country in punta di voce di “Shooting Star”, “Airstrip Zero” riprende quota cupa tra strappi di bruma elettrica in odore di shoegaze, “Grand Avenue” è buona conclusione per una variazione sul tema necessaria in un catalogo che deve iniziare anche a differenziarsi.          
  
La futura classe Pippola

Per quanto riguarda il presente, è storia di oggi il ritorno dei Carpacho e il nuovo capitolo dell'avventura di Dario Brunori. Quest'ultimo sicuramente sarà nuovamente baciato da fortune commerciali, nonostante Poveri Cristi appaia la copia del predecessore. Di questo vi narrerà però meglio Marco Renzi in sede di recensione, così come allo stesso spazio vi rimandiamo per sapere se il nuovo lavoro dei ragazzi guidati da Peter T. è stato capace di confermare quanto di buono aveva mostrato La Fuga Dei Cervelli. Nel frattempo la casa discografica di Firenze un’altra realtà importante a puntare sul formato “canzone”, elemento trainante di molti discorsi e teorie musicali degli ultimi due anni.

A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it [1]]

Label: Pippola Music



Data articolo: ottobre 2011

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