[audio]drome

LADYTRON | Helen Marnie

Articoli / [inter]view
Inviato da fabrizio 24 Ott 2011 - 00:55

La volta scorsa c’era Mira Aroyo, mentre in questo 2011 tocca a Helen Marnie, voce principale dei Ladytron, raccontarci qualcosa sulla band, sulla sua evoluzione e sull’ultimo album, Gravity The Seducer, che sta riscuotendo non pochi consensi qui in Italia.




Quando vi vedo, mi viene in mente il termine “melting pot”. Che ne pensi delle rivolte a Londra? Melting pot che fallisce? Povertà? Entrambe le cose?


Helen Marnie: Siamo abbastanza un melting pot, direi. Background diversi, tutti uniti assieme. Mi trovavo davvero vicina all’epicentro delle rivolte ad Hackney. Vivo proprio da quelle parti. La gente si sente totalmente ignorata da questo governo Conservatore, in particolare i più poveri sono trascurati e non hanno speranza di uscire dalla loro condizione, a causa della rimozione di ogni incentivo. Comunque c’erano anche degli opportunisti e persone che incitavano alla violenza per marciarci. Hanno tratto vantaggio dalla situazione.

Miriadi di band si sciolgono e ogni sei mesi abbiamo un nuovo trend. Come ci si sente ad essere ancora qui, in un nuovo decennio con un nuovo album?

Ci sentiamo piuttosto fortunati per essere riusciti a sostenere una carriera lunga più d’un decennio. Decisamente qualcosa di cui essere fieri. Tra l’altro stiamo facendo musica che riteniamo ancora entusiasmante, che è il nostro primo obiettivo. Se non ci fosse più questo noi smetteremmo di esistere come Ladytron.

Di solito sento musica più pesante e “noiosa” della vostra, così mi diverte molto ascoltare i vostri album, perché sono pieni di killer songs e potenziali hit singles. C’è la “Lady” sbagliata in cima alle classifiche?

Non penso che la nostra musica abbia davvero mai avuto le potenzialità per guidare le classifiche, dato che abbiamo sempre avuto un seguito più “di culto”. Certe orecchie non sono così aperte al nostro sound e forse questo ci rende più speciali e interessanti. Non credo che nessuno di noi sarebbe in grado di gestire l’esposizione e le conseguenze prodotte dall’essere così in alto. Abbiamo avuto un buon successo e abbiamo potuto realizzare gli album che volevamo fare.

Siete stati in tour con il signor Trent Reznor. Alessandro Cortini, tastierista dei Nine Inch Nails, ha collaborato con voi. Dopo Velocifero qualcuno ha parlato di nineinchnails-ficazione del vostro sound, ma Gravity The Seducer dovrebbe metterli a tacere. Come vi appare quest’album se lo osservate alla luce dei lavori precedenti?

Non penso che Velocifero suonasse così Nine Inch Nails. Alessandro ha un suo stile e un suo sound, lo si sente dal nuovo materiale pubblicato come Sonoio. Dentro Velocifero aveva portato ritmiche e strati di synth inusuali. Il maggior impatto dell’album era dovuto al nostro essere stati molto in tour. Con Gravity The Seducer abbiamo fatto un passo indietro, ci siamo presi tempo e abbiamo creato un album con un feeling differente. Non abbiamo mai pensato – in questo caso - a come poi lo avremmo dovuto trasporre dal vivo, il che ci ha tolto ogni restrizione.

Di solito ci si focalizza sui singoli, ma sarebbe un peccato non parlare di “Ambulances”. Archi, voci cariche di pathos, i Ladytron senza la loro freddezza…

Quel pezzo nasce da una perdita. Si tratta di una canzone straordinariamente triste. Per me è stato davvero molto difficile registrarla in studio, dato che quasi ero ridotta in lacrime. Anche ascoltandola adesso ha lo stesso effetto su di me. Quando ho scritto “Ambulances” volevo che avesse cuore e calore e che la gente potesse legarsi ad essa.

Nel vostro greatest hits c’è una cover di “Little Black Angel”. Chi è fan dei Death In June nella vostra band? Ok, vengono dagli Ottanta, ma non mi sembrano il vostro pane abituale.

È stata un’idea di Danny. La prima incarnazione di questa cover non ci convinceva, ci abbiamo lavorato su ed è saltato fuori un pezzo con gran tiro. Tra l’altro finora sembra funzionare un sacco bene ai concerti.

In questo periodo in Italia si discute del nuovo libro di Simon Reynolds:: "Retromania: Pop Culture's Addiction to its Own Past". Quanto siete maniaci voi?

Penso che sappiamo guardare avanti tanto quanto abbiamo la mania di guardare indietro. È sempre bello prendere quello che ci insegna il passato, ma iniettandoci qualcosa di completamente nuovo.

Piccolo gioco. Da ogni coppia scegli una band: Depeche Mode o Air?

Air.

Human League o Tubeway Army?

Human League.

Roxy Music o Kraftwerk?

Roxy Music.

Japan o New Order?

New Order.

Lo conosci il nostro Presidente del Consiglio? È nei guai con la giustizia e c’è una diciassettenne coinvolta. Che mi dici del vostro vecchio pezzo “Seventeen” (They only want you when you're seventeen / When you're twenty-one / You're no fun)?

Ne ho sentite un po’ sul vostro Primo Ministro libertino. Il Primo Ministro inglese non farebbe mai sciocchezze simili. Lo osteggerebbero sin dall’inizio. “Seventeen” è una canzone frivola e divertente. Danny ha scritto il testo tanto tempo fa e io non saprei commentarlo ora. Lasciamo che l’ascoltatore si faccia la sua idea…

A cura di: Fabrizio Garau [fabrizio.garau@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Ladytron
Intervistato: Helen Marnie 



Data intervista: ottobre 2011

Questo articolo è stato inviato da [audio]drome
  http://audiodrome.it/

La URL di questo articolo è:
  http://audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=7961

Links in questo articolo
  [1] http://audiodrome.it/mailto:fabrizio.garau@audiodrome.it