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PAOLO CATTANEO

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Inviato da fabrizio 08 Nov 2011 - 18:45

In attesa dell’imminente nuovo lavoro di Paolo, l’ep Il Gioco è il classico punto della situazione che mostra scenari futuri e conferma il talento di un artista che finora, nonostante abbia pubblicato e collaborato molto, non ha ancora trovato la “consacrazione” che meriterebbe. Intervista.




Il Gioco non è certo il tuo primo lavoro e sicuramente sarai nella fase di preparazione di un nuovo disco da affiancare agli altri. E allora, prima di iniziare, un bel “viaggione” nel passato: ti va di raccontarci il Paolo Cattaneo di oggi? Cosa ha portato a Il Gioco e come la tua musicalità si sta evolvendo e si è evoluta rispetto al passato? È una mia impressione o stavolta l’influenza della cifra stilistica di Marco Parente ha messo uno zampino nel tutto?

Paolo Cattaneo: Questo mio ultimo lavoro si differenzia molto da tutti i precedenti proprio per una "leggerezza" che prima rimaneva nascosta. Non posso dire che sia una novità, perché chi mi conosce bene sa che sono sempre stato più solare dei dischi che ho realizzato. Penso, invece, che io abbia avuto spesso una tendenza a nascondere alcuni lati della mia personalità con una patina fin troppo seriosa. Che si tratti di evoluzione non saprei dirti; sicuramente è un peso che mi sono tolto in modo naturale, il che mi fa stare bene anche quando mi esprimo dal vivo. Ho avuto anche la fortuna di avere un produttore con cui dialogare intelligentemente, con il quale abbiamo sperimentato nuovi percorsi di "suono" che non ero in grado di unire alle mie composizioni. Non penso che ci sia stata una certa influenza dello stile di Parente, ma più un insieme di personalità musicali, da Benvegnù a Fabi, da Bersani a Sinigallia, che stanno portando, insieme a Parente, la musica pop d'autore verso una direzione che amo molto anch'io e in cui mi identifico.

Riavvolgiamo tutto e partiamo da L’Anima Del Cipresso e dalle tue “radici” musicali.

Sono passati molti anni; riascoltando il mio primo ep mi accorgo che alcuni stilemi che mi caratterizzano erano già percettibili, ma la grande differenza è che non sono più solo nella fase produttiva. L'Anima Del Cipresso nasce praticamente come progetto completamente personale, senza neppure un'improvvisazione o un consiglio esterno, tutto scritto in una grande partitura. Anche la parte di tromba, suonata da Demo Morselli ne “Il Fiore Crescerà Più In Fretta”, è un obbligato, e costringere uno come Demo a suonare una parte scritta è stato impegnativo anche se fortunatamente divertentissimo. In quel periodo studiavo in conservatorio e suonavo il contrabbasso in orchestra; ero quindi abituato a pensare la musica come una partitura da interpretare. Con gli ultimi lavori discografici ho capito invece che la forza di ogni progetto sono anche i collaboratori, attraverso i quali il pensiero viene interpretato liberamente e muta verso sonorità spesso inaspettate.

Il passaggio a L’Equilibrio Non Basta sino al recente Adorami E Perdonami. Come li hai vissuti, cosa ti hanno lasciato e cosa rifaresti? Quanto hanno influito, negli anni, l’aver collaborato con Hugo Race per Nero e soprattutto l’apporto della musicalità molto personale (come dicevi poco fa) del “team Sinigallia”? 

L'equilibrio Non Basta lo considero il mio primo vero disco, con tutte le ingenuità e la poca esperienza del periodo. Era la prima volta che mi affidavo a dei musicisti, molti con radici jazz, con i quali la registrazione delle tracce è avvenuta in modo casalingo e passionale. Il mio primo disco con musicisti che credevano nel progetto. Hugo Race è stata la mia prima collaborazione: per la prima volta "qualcuno" poteva manipolare le mie canzoni, abbiamo lavorato bene e in quell’occasione ho imparato ad essere determinato sulle mie idee senza sentirmi supponente. Adorami E Perdonami, invece, è un disco più maturo sicuramente, ma anche più impegnativo. Alcuni brani risultano introversi perché sono nati così già in fase compositiva. La lotta tra l'adorare e il perdonare, tra la paura di esprimersi e la voglia di lasciarsi andare si sente forte in questo disco. Sono stato molto fortunato a collaborare con Daniele Sinigallia che ha trovato una chiave di lettura sonora molto interessante e fresca, mentre Riccardo mi ha insegnato ad approfondire di più i contenuti di ogni canzone.

Di tutta la tua attività live, cosa ricordi con più piacere? Cosa ti ha portato ad una crescita e cosa poteva andare meglio? In che stato è l’Italia da questo punto di vista?

L'esperienza live più importante è stata alla Festa di Radio Onda D'Urto, sul palco principale. Sono passati un po’ di anni, ma ricordo ancora l'emozione di condividere per la prima volta un palco importante insieme ai musicisti, amici che insieme a me esprimevano con la massima passione le mie composizioni.
L'esperienza più divertente invece è stata in apertura ad un concerto di Gianna Nannini, perché il pubblico era numerosissimo e talmente esaltato che mi hanno considerato un mito a prescindere: autografi e fotografie senza neppure sapere chi fossi, solo per il fatto che ero lì! Sento di crescere tantissimo nei live promozionali, in radio o in televisione, dove in pochi minuti e in diretta devi cercare di esprimere più che puoi la tua musica. Cosa poteva andare meglio? Ogni volta che abbiamo suonato benissimo e c'era poco pubblico. Nell'ultimo Festival in cui ho suonato, Arenasonica (insieme a Marti), il live è andato benissimo. Su YouTube potete vedere alcuni video della serata, ma c'erano poco più di 50 persone. Mi capita invece di non dare importanza ad alcuni concerti infrasettimanali magari in posti poco conosciuti che invece si riempiono di pubblico e trasformano il locale in un luogo magico. L'Italia musicalmente è in uno stato ottimo, è lo “Stato” che non è in una buona musicalità.

Ti va di raccontarci anche della tua passata (anche presente?) attività teatrale?

Solo passata, non ho più lavorato in teatro come attore. In realtà ero un attore/musicista, suonavo il contrabbasso e il pianoforte in scena in un'opera di Hoffmann. È stata un'esperienza bellissima ma molto impegnativa. in un mese abbiamo avuto più di 30 repliche, una al giorno e sabato e domenica doppie. Con questi ritmi avevo perso di vista l'arte che si era trasformata in routine.

L’esperienza Generazione X?

Incredibile. Tutti questi artisti importanti su un solo palco: Moltheni, Riccardo Sinigallia, Emidio Clementi, Andrea Rivera, Bobo Rondelli, Francesco dei 24 Grana. Io ero il meno conosciuto e sono contento che Riccardo mi abbia ritenuto all'altezza come artista. Mi ha invitato per la musica senza tenere in considerazione la fama.

Che dischi italiani (e non) ti hanno colpito particolarmente finora?

L'ultimo dei Verdena; un cd inaspettato, importante e denso. Dei classici invece amo Lucio Dalla di Dalla, che racconta il quotidiano con grande poeticità. Gli Editors sono stati la mia ultima passione ed hanno influenzato parecchio Il Gioco, mentre Radiohead, Sigur Ros e Coldplay non smetterei mai di ascoltarli.

Analogico o digitale? Scusa, è una mia “fissa” a cui sottopongo tutti gli intervistati.

Analogico per l'anima, digitale per praticità.

A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Paolo Cattaneo
Intervistato: Paolo Cattaneo



Data intervista: novembre 2011

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