[audio]drome

THE WAR ON DRUGS | Adam Granduciel

Articoli / [inter]view
Inviato da fabrizio 17 Nov 2011 - 19:49

Con Dylan in mente e un mix di Sonic Youth e My Bloody Valentine a fornire l’arsenale sonoro, l’esordio dei War On Drugs, Wagonwheel Blues, è stato uno dei migliori dischi del 2007. I due leader Adam Granduciel e Kurt Vile (entrambi voce e chitarra) avevano trovato armonia tra le loro personalità, coadiuvati da Charlie Hall a basso, organo e tastiere, Dave Harltley al basso e Kyle Lloyd alla batteria, aprendo il futuro a un buon ventaglio di possibilità e speranze. Dopo poco, però, e con sorpresa di tutti, Vile (gran disco il suo solista di quest’anno), Hall e Lloyd lasciano il gruppo, con Granduciel a raccogliere i cocci e rilanciare tutto con l’ep Future Weather e, da poco, con Slave Ambient, un disco insperato e di buona qualità. Di seguito la chiacchierata con Adam.




Togliamoci subito il dente: i The War On Drugs di Slave Ambient non sono proprio gli stessi di Wagonwheel Blues. Come ha inciso il cambio d’organico sul progetto tutto e in particolare su Slave Ambient?

Adam Granduciel: In realtà tutti i dischi che abbiamo realizzato sono nati senza che la band si potesse considerare “definitiva”. Sono stati essenzialmente dei dischi solisti con amici a suonarci su. Chi è andato via durante il tour non ha quindi davvero inciso su Slave Ambient.

Quando sono nati i The War On Drugs avevate dei programmi, delle finalità “musicali” da raggiungere?

I miei obiettivi erano e sono ancora realizzare musica di cui essere orgoglioso e divertirmi nel riproporla live per la gente.

Prima di Slave Ambient avete pubblicato l’ep, o mini album, Future Weather. Quanto ha influito su Slave Ambient?

Future Weather è una raccolta di canzoni su cui stavo lavorando parallelamente ad alcune di Slave Ambient. La realizzazione di quest’ultimo si è rivelata più laboriosa e lunga del previsto e allora ho preferito che venisse pubblicato l’ep. È il mio disco preferito. 

Azzardo una sorta di definizione per Slave Ambient: “Tom Petty meets shoegaze”. La vostra? Come si è evoluto il disco? Partendo dalle prime idee, passando per la scrittura, le influenze, sino alle registrazioni.

Al di là di definizioni particolari, ciò che ha condotto al disco è stato un mix di esperimenti in studio: campionare molto, ri-campionare, riarrangiare e… re-immaginare. Ho sempre lasciato andare le canzoni in qualsiasi direzione mi venisse in mente potessero andare.


 Anche Dylan (in “Brothers” o “I Was There”, ad esempio) sembra una presenza abbastanza forte nella vostra musica. Quanto è stato ed è importante per voi? Le vostre radici musicali?

Già, obbiettivamente è il maestro ed è stata una grande influenza sulla mia cifra stilistica: mi sono sempre ricollegato alla sua musica in un modo molto intenso e personale. Poi però ho amato molto anche Roy Orbison, Neil Young, i Led Zeppelin, Ronnie Hawkins, George Harrison e Brian Eno, per citarne alcuni.

In che modo l’artwork è legato al disco? Com’è stato concepito e realizzato?

Penso che la mia musica sia affine a qualcosa come i dipinti di Richard Diebenkorn. Grandi ondate di colori a costituire un elemento allegorico, non troppo astratto ma abbastanza “libero” nel suo design. Anche la musica in generale ha molti colori, ma sempre differenti per ogni singolo ascoltatore ed è qualcosa di meraviglioso. Una canzone triste per qualcuno può tirare su qualcun altro.

Al di là dei riferimenti musicali, i vostri dischi sono “pieni” di America. Come vi relazionate ad essa, in questi anni tanto particolari, “veloci” e per certi versi duri?

Penso che essere in tour e quindi a contatto con la gente mostrando che a te importa di loro sia la cosa più importante che un musicista possa fare ora. Amiamo i nostri fan ed è fondamentale per me partire e andare in ogni dove a suonare per loro.

E a proposito di un possibile tour europeo, in particolare in Italia?

L’Italia è senza dubbio il mio Paese preferito e quindi, sì, spero si possa passare da voi. Ho frequentato l’Università a Firenze e sono molto affezionato alla Toscana. Il tour europeo sarà molto entusiasmante per noi.

A cura di: Marco Renzi [marco.renzi@audiodrome.it [1]]
A cura di: Giampaolo Cristofaro [giampaolo.cristofaro@audiodrome.it [2]]

Gruppo: The War On Drugs
Intervistato: Adam Granduciel 



Data intervista: novembre 2011

Questo articolo è stato inviato da [audio]drome
  http://audiodrome.it/

La URL di questo articolo è:
  http://audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=8032

Links in questo articolo
  [1] http://audiodrome.it/mailto:marco.renzi@audiodrome.it
  [2] http://audiodrome.it/mailto:giampaolo.cristofaro@audiodrome.it