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EMA | 13/11/2011

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Inviato da fabrizio 22 Dic 2011 - 17:37

Locomotiv - Bologna




La giovane Erika M. Anderson ha grinta da vendere (si vede lontano un miglio), si fa accompagnare da un trio parecchio affiatato e ci fa capire di che pasta sono fatte le sue nuove composizioni.
È una tranquilla domenica sera, questa, il locale non è pieno come al solito purtroppo, tanto che riusciamo a collocarci proprio davanti a questa figura androgina dal look decisamente “slacker”, che fa molto anni ’90 (sembra quasi fuoriuscita da una scena di “Elephant” di Gus Van Sant). L’ex Gowns assomiglia, per paradosso, a un Kurt Cobain dei nostri giorni, coi capelli biondi davanti agli occhi, la parlata timida e biascicata e la chitarra che ondeggia tra le sue braccia che è un piacere. I pezzi sono quelli del suo primo album solista, Past Life Martyred Saints, e dobbiamo ammettere che hanno colpito nel segno. Le strutture sono sì classiche, ma ben disposte a essere “martoriate” da una voglia matta di buttarla in jam appena la situazione lo permette, non senza aver prima scandagliato tutto lo scibile cantautorale yankee debitore di Elliott Smith (nel disco un pezzo come “Anteroom” la dice lunga a tal proposito) o di un’ormai bollita Cat Power (alcuni suadenti passaggi melodici). In un paio di occasioni, la Anderson fa tutto da sé, tanto per rimarcare la sua natura solitaria, e qui il fantasma dei Gowns (risuona la vecchia “Cherylee” in loro omaggio) riaffiora come da una fogna intasata (il folk è con tutta probabilità la sua forte base di partenza), accompagnato da una sottile vena di spiritualismo e inquietudine. In buona sostanza siamo al cospetto di una cruda e umbratile chanteuse dal talento innato, che però ha ancora un buon margine di miglioramento secondo noi, infatti quando deraglia in un rock “free form” davvero fa la differenza (la felice jam di “Red Star” è emblematica). Meno ci piace quando accenna a pose à la Patti Smith, quando gioca con un classicismo di fondo che non ci convince del tutto. Ma sono soltanto sensazioni fugaci, la sostanza c’è tutta, e la aspettiamo al varco con un secondo disco che magari metterà ancora più a fuoco il suo talento sempre meno grezzo di onesta folk-noise-singer coi fiocchi.

A cura di: Maurizio Inchingoli [info@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Ema



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