[audio]drome

ZOLA JESUS | 7/12/2011

Articoli / [live]view
Inviato da fabrizio 22 Dic 2011 - 17:40




Covo stracolmo e aspettative a mille per questo fenomeno musicale dalle buone potenzialità, anche commerciali.
Sgombriamo subito il campo da fraintendimenti ed illusioni, però: Zola Jesus cattura con forza l’appassionato, lo seduce come un serpente prima di mordere la sua vittima e lo stordisce senza colpo ferire. Noi però rimaniamo un filo sospettosi e interdetti da questa sensuale malia, dal suo discorso musicale figlio del dark più canonizzato (vedi alla voce Siouxsie And The Banshees e Lydia Lunch meno estrema), nonostante questo live sia tutto sommato più che dignitoso.
Il suo “maudit-rock” venato di soul è potenzialmente foriero di novità, non c’è dubbio, però alla lunga stanca, anche perché puzza di astuto recupero di quelle atmosfere plumbee tanto care a Trent Reznor, solo per fare un esempio tra mille. Ci colpisce in particolare il registro alto della sua voce, che a tratti risulta disperato e carico di vero pathos, mentre quando i toni si fanno più cupi e confidenziali la ragazza mostra la corda. Nika è accompagnata da una simpatica “teppa” di musicisti dal look che fa molto wave New York ’80, un po’ come quel matto di Andrew Wk, insomma. Questi si dimenano compiaciuti con una tastiera Akai, un pc, una batteria e delle percussioni, improntando un set essenziale, fatto di elettronica funerea e “cheap” dal sapore rancido, che, ripetiamo, non convince fino in fondo. Anche perché in molti pezzi si ha spesso la netta sensazione che la ragazza armeggi con gli immaginari - una forma di cupo esoterismo “medio” e da discount, non troppo originale per la verità - come una qualsiasi mannequin un po’ più scaltra ed “arrivista”, vedi il “candido” look finto-trasandato che tanta leva fa sui suoi adoranti adepti accorsi per l’evento. Si notano infatti mise elaboratissime di dark di ritorno, t-shirt in tinta “animalier” particolarmente provocatorie e alla fine della fiera un certo “contenimento emotivo” che fa tanto happening freddo e malinconico, in fondo tipico del dark. Spiace registrare i numerosi problemi tecnici che assillano quest’esibizione non certo epocale, che comprende in pratica tutto l’ultimo Conatus, tanto che per chi scrive il pezzo migliore alla fine sarà proprio il singolo “Vessel”. Dopo un bis d’ordinanza tutti a casa. Fine.

P.S.: quasi dimenticavamo il set di apertura della neo-zelandese Bachelorette, col suo pop “drogato” in salsa shoegaze purtroppo non pervenuto alle nostre scafate orecchie, visto che abbiamo fatto appena in tempo ad ascoltare gli ultimi due pezzi.

A cura di: Maurizio Inchingoli [info@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Zola Jesus



Questo articolo è stato inviato da [audio]drome
  http://audiodrome.it/

La URL di questo articolo è:
  http://audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=8091

Links in questo articolo
  [1] http://audiodrome.it/mailto:info@audiodrome.it