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ROLL THE DICE

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Inviato da fabrizio 22 Dic 2011 - 17:43

Tra synth, visioni kraute e input elettronici “vecchia scuola”, i Roll The Dice hanno realizzato uno di quei dischi che è un peccato possano passare inosservati a causa della marea di uscite che non accenna a placarsi. Per contribuire a che ciò non accada, di seguito la nostra chiacchierata con Malcolm e Peder.




In Dust è un lavoro che spiazza e racchiude più “anime”: quella del passato e la voglia di usare le macchine come fossero ancora lo strumento del futuro. La vostra idea al riguardo?

Beh, pensiamo sia una riflessione accurata. Siamo stati accusati di suonare “retrò” o d'essere nostalgici. Per noi, invece, è proprio più un tentativo di suonare “futuristici” dalla prospettiva di un'era in cui possiamo inserirci e identificarci. Così i nostri dischi sono caratterizzati da una visione narrativa o da una serie di metafore tese a catturare come il futuro suonerebbe in una determinata era, storica e narrativa.

Torniamo indietro nel tempo e raccontateci i vostri percorsi personali prima di arrivare a questo progetto e poi la sua lavorazione.

Proveniamo da ambienti diversi: Malcolm ha composto per film e tv e Peder ha uno stile personale molto più orientato alla techno. Tornando a In Dust, come nel primo disco abbiamo provato ad essere massimamente liberi, improvvisando il più possibile. Abbiamo iniziato ogni session senza nessun preconcetto o idea particolare, lasciando che il tutto accada. Abbiamo registrato il disco nel nostro studio, qui a Stoccolma, ma per il missaggio si è reso necessario e fondamentale essere al di fuori di una zona confortevole e familiare e perciò abbiamo utilizzato uno studio su una remota isola (Giske) situata sulla costa ovest della Norvegia.

In Dust, quindi, soddisfa le vostre aspettative?

Completamente. Siamo davvero molto felici del risultato. Anzi, ha superato ogni nostra aspettativa, considerando che non è che ne avessimo poi una in particolare (!).

Pensate che il vostro Paese influenzi la vostra musica?

Sì e no. C'è una sorta di melanconia insita nella cultura svedese, non riusciamo a stabilire se la seguiamo davvero mentre componiamo, ma potrebbe avere una sorta di effetto sul nostro subconscio. Comunque non qualcosa di programmato o premeditato.

Che ne pensate dei trend della musica odierna? E riguardo a black e death metal?

I trend vanno e vengono per cui cerchiamo di non seguirli per niente e, ad esempio, il black metal non ha alcuna connessione con noi. Nonostante ciò, il death, ad esempio, ha significato molto per noi con band come Dismember, At The Gates o Entombed. I norvegesi preservano il black metal per loro stessi.

L’origine del vostro moniker è legata alla bella poesia di Charles Bukowski, vero?

No, non del tutto. Nel senso che la domanda ci è stata posta altre volte e non abbiamo tratto ispirazione consapevolmente da quella poesia. Certo, l'abbiamo letta ed in effetti si adatta bene a ciò che è la nostra arte.

Dato che ci avete descritto come è stato sviluppato In Dust, vi va di tornare sull'argomento ed entrare più nello specifico riguardo la vostra “metodologia” compositiva?

Di solito iniziamo con una sequenza di base o semplici impulsi, per fissare la direzione di ciò che verrà. A volte avviene molto rapidamente, altre... ci si impiega un po' più del dovuto, ma basta centrare una progressione d'accordi e di suoni, la giusta melodia e tutto si fonde in un pezzo prima che ce ne si possa accorgere davvero. Il mood del momento poi ha un grande potere “dittatoriale” sulla finalizzazione del tutto. Di sicuro non cerchiamo un approccio troppo analitico: se entrambi ci sentiamo bene con ciò che stiamo suonando, l'approvazione non tarda ad arrivare.

Vi piace suonare dal vivo? Una vostra puntatina in Italia?

Cerchiamo di essere più energici e pericolosi che possiamo sul palco. Usiamo solo strumentazioni analogiche e non è un rischio da poco, considerando che tutto potrebbe “crollare” letteralmente da un momento all'altro. Quando ogni cosa funziona e riusciamo a sentire tutta l'energia che ci gravita attorno è davvero qualcosa di stupefacente. Ma è lo spirito della band stessa: se proverai qualcosa andrà bene comunque. Al momento non abbiamo date in Italia, sfortunatamente.

Consigliateci qualche nome nuovo dell’elettronica, anche vostri conterranei magari.

A entrambi è piaciuto molto l'ultimo disco di Perc, Wicker And Steel.

A cura di: Maurizio Inchingoli [info@audiodrome.it [1]]

Gruppo: Roll The Dice



Data intervista: dicembre 2011

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