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Unholy Bow

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Inviato da fabrizio 27 Gen 2012 - 01:05




Terence Hannum suona il synth nei Locrian, trio con base a Chicago del quale/con il quale abbiamo parlato spessissimo. Musica che origina nella scena estrema, portata però su territori più sperimentali. Dev’essere stato prima ricercatore e ora insegna in un’Università americana. Lavoro e musica sembrano proprio ben collegati, perché forse è anche grazie alla sua formazione che ha spostato in un contesto più “cerebrale” generi come metal e noise, così come già altri in questi anni hanno provato a fare. Un altro indizio di come studio e passione si siano fusi assieme sono le fanzine (“art-zine” è più appropriato) in edizione limitata da lui stesso curate. Oggi realizzare una fanzine vuol dire far riflettere su do it yourself come su unicità e possesso, oltre che su quale sia il ritmo giusto con cui dar da mangiare al cervello e su quanta attenzione serva porre su un oggetto culturale.

Il libriccino che Terence ha pubblicato a fine 2011 si chiama “Unholy Bow” ed è il modo con il quale un artista prende il metal e prova a vedere che ha in comue con la religione, meglio forse con il rito religioso. L’inchino maledetto altro non è che l’headbanging, tratto arcinoto della liturgia del concerto metal. Disegni e collage che rappresentano sempre questo gesto, quindi capelli su capelli, ovunque fino all’astrazione, fino a che non sembrano macchie di Rorschach, più un brevissimo testo che lascia intuire che discorso si sta facendo. I Boris hanno titolato un album Amplifier Worship e Hannum sembra omaggiarli nella copertina di questo suo lavoro, per poi interessarsi degli “adoratori” e del loro scapocciare all’unisono, non della divinità. Premesso che ogni genere musicale ha la sua veste e la sua tonsura, quanti oggi trasformano un concerto in una messa? Corna al cielo, “arance invisibili”, headbanging… la fanzine stessa che diviene reliquia. Solo le scene punk/hardcore competeno con il metal su questo terreno. 


Curioso come Terence qui s’interessi a un’esteriorità e a una “tradizione”, quando invece con la sua band confonde le identità dei generi, ma è anche vero che la sua storia è quella di molti appassionati come lui, che hanno messo in giro per anni musica alternativa servendosi di mezzi, circuiti e di un linguaggio alternativo, che qui vengono in qualche modo omaggiati e forse spiegati. Del resto questi lavori finiscono in piccole esposizioni e gallerie, dove a vederli – si spera – c’è gente che non per forza ha chiari tutti i “codici” di questi sottogeneri musicali, né di essi conosce bene la storia, quella di un mondo sconosciuto in cui una stessa cosa non si inviava con una sola e-mail, ma facendo mille fotocopie, e incollare voleva proprio dire attaccare con la colla. Insomma, alla fin fine Terence con queste fanzine sta solo realizzando l’obiettivo per cui esse sono nate: proselitismo, e il cerchio si chiude.

Unholy Bow si trova da 5nakefork Records [1]



Data articolo: gennaio 2012

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